Lancet Dieta Universale

Cosa prevede la dieta universale pubblicata su Lancet

Aumentare i consumi vegetali e dimezzare quelli di carne rossa e zuccheri entro il 2050. Un modo per salvare noi e il Pianeta. La ricetta degli esperti di nutrizione e sostenibilità.

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Gli italiani col pallino salutista prendano appunti: c'è una nuova dieta pubblicata sulla rivista Lancet che potrebbe fare per loro. Nell'era dei piatti pronti biologici e free from, cioè in assenza di sale, grassi, olio di palma, lattosio (trend registrato dall'Osservatorio Immagino Nielsen Gs1 Italy) e dell'acquisto di frutta e verdura che nel 2018 ha fatto registrare il record dei consumi degli ultimi 20 anni, con quasi 9 miliardi di chili nel carrello (dati Coldiretti), ecco un regime alimentare che conferma il trend e potrebbe salvare noi e il Pianeta. Si tratta di raddoppiare a livello globale i consumi di frutta, verdura, legumi e noci e ridurre di oltre il 50% quelli di zuccheri e carni rosse entro il 2050.

LO SCOPO: EVITARE 11,6 MILIONI DI MORTI L'ANNO

Lo studio della Commissione Eat-Lancet, finanziata dalla Fondazione Eat della coppia di miliardari norvegesi Petter e Gunhild Stordalen, ha riunito autori considerati tra i massimi esperti di nutrizione e sostenibilità (dal professore di Harvard Walter Willett all'inventore del "chilometro zero" Tim Lang) provenienti da università di tutto il mondo e organizzazioni come Fao e Oms. L'obiettivo? Proporre una "dieta sana universale di riferimento" basata su criteri scientifici per nutrire in modo sostenibile una popolazione mondiale di 10 miliardi di persone nel 2050 ed evitando fino a 11,6 milioni di morti l'anno dovuti a malattie legate ad abitudini alimentari non sane.

UN ESEMPIO PORTATO: LA DIETA MEDITERRANEA "FRUGALE"

Uno degli esempi espliciti del gruppo di studiosi è la dieta mediterranea nella versione "frugale" praticata in Grecia alla metà del secolo scorso. La dieta universale prevede l'assunzione di 2.500 chilocalorie al giorno che, in una gamma flessibile, si traducono in approssimativamente 230 grammi di cereali integrali, 500 di frutta e verdura, 250 di latticini, 14 di carni (bovine o suine o ovine), 29 di pollo, 13 di uova, 28 di pesce, 75 di legumi, 50 di noci, 31 di zuccheri (aggiunti e non). Condimento consigliato: gli oli vegetali, extravergine di oliva o colza.

FISSATI OBIETTIVI-LIMITE PER LA PRODUZIONE AGRICOLA SOSTENIBILE

Oltre a cambiare i consumi, riducendo gli sprechi del 50%, gli autori del rapporto hanno fissato obiettivi-limite nell'utilizzo di terra, acqua e nutrienti per la produzione agricola sostenibile. Indicando una grande varietà di aree di intervento per raggiungere questi risultati coinvolgendo governi, industrie e società, come per esempio l'educazione e l'informazione, l'etichettatura, tasse sul cibo, il sostegno economico alla produzione di alimenti sani.

GLI ALIMENTI CHE DIFENDONO DA DIABETE, CANCRO, INFARTO E ICTUS

Secondo la rivista Lancet consumare fibre alimentari (di cui sono ricchi, per esempio, i legumi) e cereali integrali si associa ad avere minor rischio di sviluppare malattie quali diabete, cancro, infarto e ictus (le cosiddette malattie non trasmissibili). I ricercatori si sono concentrati sui decessi prematuri e l'incidenza di infarto, ictus e alter malattie cardiovascolari, l'incidenza del diabete 2 e di diversi tumori associati con obesità: per esempio colon-retto, seno, esofago e prostata. È emerso che ogni 8 grammi in più di fibre consumate al giorno si associa con una riduzione di incidenza e mortalità per malattie quali infarto, diabete, cancro del colon pari al 5-27%. Aumenta la protezione anche da ictus e cancro al seno.

SERVONO FIRBE NATURALMENTE PRESENTI NEI CIBI, NON GLI INTEGRATORI

È emerso inoltre che bisogna consumare almeno 25-29 grammi di fibra al giorno e anche di più per amplificarne gli effetti protettivi. Inoltre si evince che ogni 15 grammi in più al dì di cereali integrali i decessi e l'incidenza di infarto, cancro del colon e diabete diminuiscono del 2-19%. Introiti ancora maggiori di cereali integrali si associano a una riduzione complessiva del 13-33% che significa 26 decessi in meno ogni 1.000 persone per tutte le cause di morte. Gli autori hanno sottolineato che il beneficio viene dalle fibre naturalmente presenti nel cibo (frutta, verdura, legumi e cereali integrali) e non dagli integratori di fibra in vendita in farmacia.

L'ASSOCIAZIONE UE DELL'INDUSTRIA DELLA CARNE SI OPPONE

Non tutti però sono d'accordo: secondo l'associazione europea dei trasformatori di carne (Clitravi) la dieta «ripropone vecchi argomenti anti-zootecnia» e «distorce dati a fini ideologici». Lo studio della Commissione Eat-Lancet tralascerebbe per esempio l'impatto ambientale di altri settori: «Un volo di andata e ritorno da Roma a Bruxelles genera emissioni molto più elevate rispetto al consumo annuale di carne e salumi di una persona. Una dieta equilibrata e un regolare esercizio fisico possono fare la differenza», è spiegato in una nota, «speriamo che la Commissione Eat Lancet voglia tener conto di questo e di tutte le innovazioni su cui il settore sta investendo per ridurre l'impatto ambientale».

GREENPEACE: «CONFERMATE LE NOSTRE RICHIESTE»

Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, ha commentato così: «La rivista Lancet conferma le richieste di Greenpeace. Dobbiamo ridurre almeno del 50% la presenza di carne nelle nostre diete, del 70-90% in alcuni Paesi dell'Europa occidentale e del Nord America. Non è sicuramente una transizione semplice da realizzare, ma è un passo necessario dopo decenni di consumi eccessivi, in linea con l'accordo globale sul clima che dobbiamo rispettare per evitare gli impatti più devastanti dei cambiamenti climatici». Insomma «se vogliamo salvare il clima, la natura e la nostra salute, è necessario ridurre significativamente il consumo globale di carne e prodotti lattiero-caseari a favore di alternative vegetali», ha continuato Ferrario secondo cui «dopo questa ulteriore conferma diventa sempre più urgente la richiesta, diretta sia al governo italiano che all'Unione europea, di una riforma radicale della politica agricola comune che acceleri il sostegno verso una produzione sostenibile di ortaggi e verdure e riduca drasticamente quello a favore della produzione intensiva di carne e prodotti lattiero-caseari».

17 Gennaio Gen 2019 1300 17 gennaio 2019
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