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Le regole per una dieta salutare e consapevole

Siamo sempre più attenti alla qualità degli alimenti. Anche se consumiamo poca verdura. Ma a tavola e tra i fornelli passiamo sempre meno tempo. La fotografia della Fipe.

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Meno tempo dedicato al cibo, ma cresce la consapevolezza dell’alimentazione come fonte di salute e benessere. Emerge dall’ultimo Rapporto ristorazione della Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, presentato a fine gennaio. Il rapporto quest’anno ha voluto indagare approfonditamente «i nuovi stili alimentari degli italiani». Il tempo è la risorsa che scarseggia di più: se nel 1998 il 78% delle persone erano solite pranzare a casa, in 20 anni la percentuale è scesa al di sotto del 72%, una contrazione che in assoluto equivale a circa 3,5 milioni di persone. Il 32,7% degli intervistati ha dichiarato di cucinare a pranzo tutti i giorni, percentuale che sale al 53% per la cena, pasto che sta assumendo un ruolo sempre più importante nella nostra vita. In media, poi, sono 37 i minuti dedicati ogni giorno alla preparazione dei pasti, ma ancora di meno quelli dedicati al loro consumo: appena 29.

Il 30,2% deli italiani nel 2018 ha ordinano cibo sulle piattaforme online.

Il 30,2% DEGLI ITALIANI NEL 2018 HA ORDINATO CIBO ONLINE

La scarsità di tempo a disposizione e l’abitudine a cucinare meno si riflettono, secondo la Fipe, in una nuova consuetudine: l’utilizzo di piattaforme di food delivery. Nell’ultimo anno il 30,2% degli italiani ha avuto occasione di ordinare il pranzo o la cena su piattaforme web. Cosa spinge le persone a muoversi in questa direzione? In cima alla classifica la poca voglia di uscire o cucinare, poi anche la mancanza di prodotti in casa. I cibi più ordinati nel 2018 sono stati i Poke Bowl, ovvero le ciotole di pesce crudo. Restano alte anche le ordinazioni di hamburger con patatine, pizza, sushi e ravioli asiatici. Per il 2019 si prevedono nuove tendenze: il veg meat, il beyond burger (l’hamburger che sembra il classico di carne, ma in realtà è completamente vegetale), la cucina birmana e filippina, speciaitù con curcuma e gomasio. Il delivery è molto più diffuso al Nord che al Centro e al Sud, con la Lombardia in cima alla lista per la presenza di consumatori.

In Italia si cucina sempre di meno e si dedicano ai fornelli una media di 37 minuti.

PIÙ CONSAPEVOLEZZA NEL CONSUMO

Alla mancanza di tempo per un buon pasto, fa da contraltare l’aumento della consapevolezza dello stretto rapporto tra alimentazione e benessere. I dati parlano chiaro: il 97,1% degli intervistati è consapevole del fatto che la nostra salute dipenda da ciò che mangiamo. Il 71,8% si informa, durante la scelta del piatto, sulla qualità e la provenienza dei prodotti utilizzati, e più dell’89,1% ritiene che anche i locali siano più attenti a offrire alla clientela piatti salutistici. Solo il 53,3% degli intervistati dichiara però di consumare verdure e ortaggi quotidianamente. Vanno invece nella direzione opposta le abitudini di consumo della frutta: otto persone su 10 la consumano quotidianamente. Ma il trend è in flessione: dal 77,3% del 2005 al 74% del 2018.

Gli italiani mangiano troppo velocemente: il tempo medio passato a tavola è di 29 minuti.

NELLA DIETA ITALIANA MENO CARNE ROSSA E MENO LATTE

Nonostante le tendenze vegetariane e vegane emerse negli ultimi anni, sul consumo di carne gli italiani hanno comportamenti piuttosto netti: rimane diffuso, ma dal 2005 al 2018 la quota di persone che consuma carni bianche almeno una volta a settimana si è mantenuta intorno all’80%, mentre quella sul consumo di carne rossa è passato dal 73 al 59%. Per quanto riguarda invece il pesce, il suo consumo è rimasto abbastanza stabile. Pane e pasta, invece, sono invece spariti dalla dieta quotidiana dell’8,3% della popolazione. Il latte viene consumato quotidianamente da un italiano su due, ma l’abitudine si riduce sensibilmente tra i più giovani: la quota di bambini con età compresa tra 6 e 10 anni che consuma latte ogni giorno è scesa dall’81,5% del 2005 al 71,2% del 2018.

L'IMPATTO ECONOMICO DEL CONSUMO DI ALIMENTI NON SICURI

Sul cibo e sulla sua qualità, l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, è da anni impegnata per favorire corrette politiche di sicurezza alimentare e nutrizione. Con circa 600 milioni di casi di malattie trasmesse da alimenti ogni anno e 420 mila morti dopo aver ingerito cibo contaminato, il cibo non sicuro rappresenta una minaccia soprattutto per persone vulnerabili ed emarginate, per le popolazioni colpite da conflitti e per i migranti. Secondo le conclusioni della conferenza congiunta sulla sicurezza alimentare tra Fao, Oms e Au, l’Africa Union, tenutasi ad Addis Abeba l’impatto di alimenti non sicuri costa ogni anno alle economie a reddito medio basso circa 95 miliardi di dollari in perdita di produttività, derivante dal fatto che le malattie legate a carenze alimentari pericolose sovraccaricano i sistemi sanitari danneggiando così economia, commercio e turismo.

LE REGOLE D'ORO DELL'OMS

L’Oms, inoltre, ha stilato una lista di regole d’oro da rispettare a tavola per un 2019 in salute. La prima riguarda il variare gli alimenti. Le nostre diete devono contenere una grande varietà di cibi freschi. Occorre consumare quotidianamente grano, mais, riso e patate, legumi come lenticchie e fagioli, molta frutta fresca e verdura, e alimenti di origine animale (carne, pesce, uova e latte). La seconda regola riguarda la moderazione sul sale. Il limite raccomandato dall'Oms è di 5 grammi, pari a un cucchiaino, al giorno, riducendo anche i condimenti salati. Terza regola: ridurre il consumo di grassi e oli, sostituendo burro, strutto e lardo con oli più sani come quello di soia, colza, mais o girasole e preferendo la carne bianca - pollame ma anche pesce - alla carne rossa. Quarta regola: limitare gli zuccheri. Quinta regola: evitare l’abuso di alcol. Sembrano precetti scontati, ma è sempre bene che qualcuno ce li ripeta.

17 Marzo Mar 2019 1030 17 marzo 2019
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