Zuckerberg Regole Privacy Fake News

Zuckerberg chiede aiuto ai governi per un web più sicuro

Il boss di Facebook invoca nuove regole e standard comuni per garantire la privacy e tutelare dai contenuti pericolosi: «Ci sentiamo responsabili».

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Alla fine se n'è accorto anche lui: internet e i social possono essere un posto spaventoso, ricettacolo di «contenuti pericolosi» e di trappole contro la privacy delle persone. Ecco perché servono «nuove regole» e «un ruolo più attivo da parte dei governi». A lanciare l'appello è Mark Zuckerberg in persona, il fondatore di Facebook, il social network più popolare al mondo, spesso al centro di accuse di violazione della privacy e da qualche tempo alle prese con una complicatissima lotta alle fake news avviata dopo le elezioni americane vinte da Donald Trump nel 2016. Zuckerberg l'ha scritto in una lettera aperta pubblicata dal Washington Post edito da un altro colosso di internet, il patron di Amazon Jeff Bezos. Il magnate del web ha affermato la necessità di nuove norme per «garantire l'integrità del processo elettorale, per proteggere la privacy della gente e per garantire la portabilità dei dati». Per il Ceo del più grande social media al mondo bisogna quindi lavorare insieme agli stati per mettere a punto una cornice globale e il modello deve essere quello della General Data Protection Regulation dell'Unione europea.

«ABBIAMO ENORMI RESPONSABILITÀ»

Dopo le promesse di cambiamento, Zuckerberg, e quindi Facebook, si schierano in prima fila per una comunità web che sia più vivibile: «La tecnologia è una parte importante della nostra vita, e le aziende come Facebook hanno enormi responsabilità». Un tema prepotentemente di attualità anche a seguito del caso Exodus, il software prodotto dalla polizia che finendo sul Play Store di Google ha spiato per errore centinaia di italiani tra il 2016 e il 2019. «Ho passato la maggior parte degli ultimi due anni a concentrarmi su problemi come contenuti dannosi, integrità elettorale e privacy», ha proseguito Zuckerberg, «penso che sia importante definire quali ruoli vogliamo che le aziende e i governi possano giocare nell'affrontare queste sfide». Secondo il fondatore di Facebook, «aggiornando le regole per internet, possiamo preservare il meglio di questo mondo, la libertà che hanno le persone di esprimersi e quella degli imprenditori di inventare cose nuove, proteggendo anche la società dai danni più ampi».

«NON POSSIAMO DECIDERE DA SOLI COSA È DANNOSO»

Zuckeberg è poi entrato nello specifico delle due problematiche da lui sollevate, a partire dai contenuti dannosi, ricorando che la sua azienda ha il compito di «decidere quello che è propaganda terroristica, post di odio e altro ancora. Nel tempo ci siamo confrontati con gli esperti sulle nostre politiche in questo senso, ma mi rendo contro che così faremo sempre errori e prenderemo decisioni con le quali le persone non sono d'accordo». Ecco perché serve un intervento dei governi perché si arrivi a regole certe: «Stiamo creando un organismo indipendente in modo che le persone possano far appello alle nostre decisioni. Stiamo lavorando anche con i governi, tra cui i funzionari francesi, per garantire l'efficacia dei sistemi di revisione dei contenuti. Le aziende di internet dovrebbero essere responsabili dell'osservanza delle norme sui contenuti dannosi. È impossibile rimuovere tutti i contenuti dannosi da internet, ma quando le persone utilizzano decine di servizi di condivisione diversi abbiamo bisogno di un approccio più standardizzato. Un'idea è quella che gli organismi indipendenti fissino gli standard che disciplinano la distribuzione di contenuti nocivi e tarare le aziende contro questi standard. Il regolamento potrebbe impostare le linee di base su ciò che è proibito e richiedere alle aziende di costruire sistemi per ridurre i contenuti al minimo possibile». Soffermandosi sulla necessità di garantire elezioni corrette, Zuckerberg ha aggiunto: «Facebook ha già fatto cambiamenti significativi ma i nostri sistemi sarebbero più efficaci se il regolamento avesse creato standard comuni. Le leggi sulla pubblicità politica online si concentrano principalmente sui candidati e sulle elezioni, piuttosto sulle questioni politiche che dividono e sulle quali abbiamo abbiamo già visto più tentativi di interferenza. Alcune leggi si applicano solo durante le elezioni, anche se le campagne di informazione vanno avanti senza sosta».

«PER LA PRIVACY CI SI ISPIRI AL GDPR»

Per quanto riguarda la privacy, poi, il numero 1 di Facebook ha le idee chiare su quale debba essere il modello a cui ispirarsi: «Le persone in tutto il mondo hanno richiesto un regolamento completo in linea con il regolamento generale sulla protezione dei dati dell'Unione Europea, e io sono d'accordo. Credo che sarebbe un bene per internet se più Paesi adottassero un regolamento come il Gdpr come quadro comune. Il nuovo regolamento sulla privacy negli Stati Uniti e in tutto il mondo dovrebbe basarsi su quello. Dovrebbe proteggere il diritto di scegliere come vengono utilizzate le tue informazioni, consentendo alle aziende di utilizzarle per scopi di sicurezza e di fornitura di servizi. Non dovrebbe richiedere che i dati siano conservati localmente, che li rende più vulnerabili. E dovrebbe stabilire un modo per considerare le aziende come Facebook responsabili imponendo sanzioni nel caso facciamo degli errori. Credo anche che un quadro globale comune piuttosto che regolamento che varia significativamente per paese e paese garantirà che internet non si sfilacci, che gli imprenditori possano fare il loro lavoro, e tutti ottengono le stesse protezioni». Ferma restando la possibilità di trasferire facilmente i propri dati da un servizio all'altro, servono «regole chiare su chi è responsabile di proteggere le informazioni quando l'utente si muove tra i vari i servizi. Anche questo ha bisogno di standard comuni, per questo sosteniamo un formato standard di trasferimento dei dati e il progetto di trasferimento di dati open source. Credo che Facebook abbia la responsabilità di aiutare a affrontare questi problemi, non vedo l'ora di discuterne con i legislatori in giro per il mondo. Abbiamo costruito sistemi avanzati per scovare i contenuti dannosi, fermare le interferenze elettorali e rendere le inserzioni più trasparenti. Ma le persone non dovrebbero affidarsi solo alle singole aziende».

31 Marzo Mar 2019 0939 31 marzo 2019
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