Cervello Maiale Cellule Riattivate Dopo Morte

Riattivate dopo la morte le funzioni cellulari nel cervello di un maiale

Il risultato scientifico sulla copertina di Nature. Ricadute possibili sulla conservazione degli organi per i trapianti e sulle terapie contro i danni cerebrali causati da ictus e infarti.

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Un eccezionale risultato scientifico si è guadagnato la copertina della rivista Nature. Un team di ricercatori dell'Università di Yale, guidato da Nenad Sestan, è riuscito per la prima volta a ripristinare la circolazione del sangue e le funzioni cellulari nel cervello di un maiale, quattro ore dopo la morte dell'animale. L'attività elettrica associata alla coscienza non è stata ristabilita, ci si è fermati prima. Non è stato quindi realizzato il "sogno" romanzesco del dottor Frankenstein. O quello del sinistro Herbert West, il rianimatore creato dalla fantasia di Lovecraft. Ma la sperimentazione condotta sul cervello dei maiali apre la strada a possibili ricadute sulla conservazione degli organi per i trapianti e sulle terapie contro i danni cerebrali causati da ictus e infarti negli esseri umani. La ricerca indica infatti che il cervello dei grandi mammiferi ha una capacità ritenuta finora inverosimile.

UNA SOLUZIONE SINTETICA AL POSTO DEL SANGUE

Allo studio, i cui primi autori sono Zvonimir Vrselja e Stefano G. Daniele, ha collaborato anche l'italiana Francesca Talpo, che lavora fra l'Università di Yale e quella di Pavia. I 32 cervelli di maiale sui quali è stata eseguita la sperimentazione sono stati ottenuti dai macelli e gli scienziati hanno utilizzato uno strumento chiamato BrainEx, progettato e finanziato nell'ambito della Brain Initiative, promossa dal National Institute of Health degli Stati Uniti. Il dispositivo si basa su un sistema che, a temperatura ambiente, pompa nelle principali arterie del cervello una soluzione chiamata BEx perfusato, un sostituto del sangue basato su un mix di sostanze protettive, stabilizzanti e agenti di contrasto.

POSSIBILE CONSERVARE GLI ORGANI SENZA CONGELARLI

Immersi nel dispositivo, che in sei ore ha ripristinato l'irrorazione in tutti i vasi sanguigni, i cervelli hanno mostrato sia la riduzione della morte cellulare, sia il ripristino di alcune funzioni, compresa la formazione di connessioni tra i neuroni, ovvero delle sinapsi. Non è chiaro se tempi di perfusione più lunghi potranno ripristinare completamente l'attività cerebrale: per verificarlo saranno necessari ulteriori esperimenti. È stato invece dimostrato che mantenere l'irrorazione sanguigna e la vitalità di alcune cellule può aiutare a conservare gli organi più a lungo. Nel caso del cervello umano, per esempio, una corretta procedura potrebbe ritardare il processo di degradazione che distrugge le cellule e permetterebbe ricerche oggi impossibili, perché le attuali tecniche di conservazione richiedono processi, come il congelamento, che alterano la struttura cellulare in modo irreparabile.

UN NUOVO APPROCCIO PER LO STUDIO DEL CERVELLO

Non è stata invece assolutamente risvegliata l'attività elettrica dei neuroni. Si è invece riusciti a mantenere in vita il tessuto cerebrale, che in condizioni normali si degrada in tempi rapidi. Per questo i ricercatori che studiano il funzionamento del cervello umano e i danni prodotti dagli ictus si sono dedicati allo sviluppo di BrainEx. La speranza, adesso, è di mettere a punto un approccio completamente nuovo per studiare il cervello dopo la morte. «Questa nuova tecnologia», ha detto Andrea Beckel-Mitchener della Brain Initiative, «apre nuove opportunità per esaminare cellule complesse, circuiti e funzioni che si perdono quando il tessuto cerebrale è conservato in modo tradizionale. Potrebbe inoltre aiutare a sviluppare nuove tecniche di intervento per recuperare il cervello dopo l'interruzione dell'irrorazione sanguigna, come accade durante un attacco di cuore».

17 Aprile Apr 2019 1850 17 aprile 2019
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