Sushi
LA MODA CHE CAMBIA
17 Dicembre Dic 2017 0900 17 dicembre 2017

Gli effetti nefasti dell'alimentazione del benessere

Nell’era dell’autogratificazione costante, anche mangiare dieci noccioline invece di cinque può rappresentare un’ingerenza insopportabile nel nostro diritto alla felicità in ogni momento.

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Fortunatissima mattinata di metà dicembre nel giardino botanico del dottor Shylesh Subramanya, medico ayurdevico quarantenne che ormai da diversi anni governa la spa e il Centro medico del Four Seasons di Landaa Giraavaru, a trenta minuti di idrovolante da Malé, capitale delle Maldive: centotre ville sulla spiaggia in stile locale piuttosto uniche, bici personalizzate per girare l’isola, personale votato al benessere degli ospiti fosse pure accompagnarlo a fare un pic nic su un lembo di terra che alle sette di sera cambia aspetto a causa dell’alta marea, o lasciargli ovunque pezzuole per ripulire gli occhiali da sole macchiati di crema. E, come ovvio, clientela consequenziale.

DIETE TROPPO RICCHE E TROPPO IGNORANTI. Uomini e donne fra i trenta e i cinquant’anni, ricchi o molto benestanti, tutti leggermente o molto sovrappeso negli stessi, identici punti: il busto, le braccia, la pancia, la schiena. Cinesi, belgi, americani, giapponesi, inglesi, uniti dall’adipe e dalla flaccidità delle diete troppo ricche e troppo ignoranti nonostante le pubblicazioni ormai diffusissime sulla scienza dell’alimentazione e la divulgazione che ne viene fatta su ogni media. Siedono all’ingresso della spa bevendo avidamente il tè speziato che viene offerto nell’attesa del trattamento. Hanno l’aria speranzosa e leggermente inquieta di chi spera nel miracolo: Armando Kraezlin, regional vice president e general manager del gruppo fondato da Issy Sharp negli Anni Sessanta, ha ricevuto tali e tante richieste da aver deciso di aprire un centro di cura medica basato sulla pratica dello yoga in partnership con un gruppo di studiosi indiani.

LE CATTIVE ABITUDINI ALIMENTARI NON HANNO CONFINI. L’evidenza che il molto cibo e le cattive abitudini alimentari stiano annullando le differenze geografiche, culturali e perfino genetiche sulle quali basiamo da centinaia di anni valutazioni di ogni genere e quasi ogni forma di razzismo mi sta seduta per la prima volta davanti, e ha le stesse borse sotto gli occhi, tagliati a mandorla o tondi che siano. Queste centinaia di occhi smarriti e di pance gonfie e ipotoniche a trent’anni arrivano alla spa e dal dottor Shylesh con gli stessi sintomi: cattiva digestione, occhi gonfi, mal di testa, dolori alla cervical. E a tutti vengono dette più o meno le stesse cose.

EPPURE BASTEREBBE INFORMARSI. In due righe, e pur tralasciando la filosofia che sottende a queste regole: mangiare meno dolce o salato, bere lontano dai pasti, dare al proprio stomaco il tempo di smaltire il pasto precedente, non mangiare a gambe incrociate per evitare di interrompere la normale attività del sistema linfatico, mangiare un frutto per volta e sempre lontano dai pasti principali, bere a piccoli sorsi e mai freddo o troppo caldo e molluschi o crostacei per carità. Fatta salva la terapia personalizzata e l’opportunità di nutrirsi con erbe coltivate nel meno inquinato dei mondi possibili, nulla che non si possa trovare su un buon testo di medicina ayurvedica, di cultura alimentare islamica o kosher, di sapienza contadina spicciola e, in pillole e in forma semplificata, su ogni rivista femminile o inserto salute di un quotidiano.

UN CORRETTO LIFESTYLE PUÒ MODIFICARE ANCHE LA GENETICA. Qualunque nonna del mondo è in grado di dirci che il succo di limone, una volta arrivato nello stomaco, si trasforma da acido in base e che dunque aiuta la digestione, perché da decenni cura qualunque pesantezza di stomaco con il citrato e, già che c’è, lo usa per pulire anche l’argenteria e le pentole, oltre che per sgrassare gli intestini del marito. Eppure, è evidente che nessuno legga o, perlomeno, che nessuno applichi quanto ha letto o sentito. Per il dottor Subramanya, convinto che «anche la genetica si possa modificare» con l’alimentazione e un «corretto lifestyle», che è quanto iniziano a dire anche i medici allopatici di fronte a questa sfacciata prova della degenerazione generalizzata ma soprattutto uniforme a cui porta l’alimentazione del benessere, la causa principale risiede – anche questa – nella cattiva disciplina alimentare appresa in famiglia, e anche in una certa contemporanea rilassatezza di origine psicologica.

IL RIFIUTO DELLA REALTÀ. Non tolleriamo di sentirci dire che la nostra mancanza di forma è colpa nostra: cerchiamo sempre cause esterne al nostro malessere, meglio ancora oscure cause genetiche. «People don’t want reality»: la gente non vuole confrontarsi con la realtà. Vuole la favola, pur sapendo di ingannare se stessa. Nell’era dell’autogratificazione costante, anche mangiare dieci noccioline invece di cinque può rappresentare un’ingerenza insopportabile nella nostra volontà di autodeterminazione e nel nostro diritto alla felicità e alla soddisfazione in ogni momento.

IL CIBO STANDARD NON ESISTE. «Il nostro corpo si adatta a tutto, anche al veleno: però reagisce. Male». Reagisce malissimo, e anche subito, a cibi sconosciuti, per i quali non possiede la flora batterica adatta a processarli e digerirli senza conseguenze. Noi italiani abbiamo appena iniziato a fare i conti con anni di scorpacciate di sushi (che, fra l’altro, nemmeno i giapponesi mangiano tutti i giorni essendo il cibo dei giorni di festa o cerimonia), intasando sempre più spesso il pronto soccorso degli ospedali cittadini. Il dottor Subramaya dice di essersi preparato a lungo in vista di una fondue de fromage dopo la quale non ha comunque «mangiato per un giorno intero». Ai viaggiatori e ai turisti, che in questo momento dell’anno tendiamo in molti ad essere, consiglia però di seguire sempre, in dosi moderate e senza mescolare elementi lontani, l’alimentazione del paese dove ci si trova. Come logico, è quella che migliaia di anni hanno permesso di selezionare e sviluppare come la migliore possibile per quel clima. Come ovvio, in questi ragionamenti gli hamburger delle catene di fast food e le bibite gassate uguali qui come in Alabama non possono entrare. Il cibo standard, la cucina “internazionale” sono dei non dati. Che però vanno modificandoci, giorno dopo giorno.

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