Green Carpet
LA MODA CHE CAMBIA
31 Dicembre Dic 2017 0800 31 dicembre 2017

I 12 fatti della moda 2017 che influenzeranno il 2018

Da Lvmh che dà un taglio alla taglia 36 al fallimento di Borsalino. Dall'immortalità di Versace e delle top Anni 90 al lusso che batte Amazon in tribunale. Un anno di passerelle, industria e cambiamenti sociali.

  • ...

Non ci sono tutti i fatti della moda (per esempio non ci siamo soffermati su Michael Kors che a luglio ha comprato Jimmy Choo, acquisizione priva di conseguenze per il mercato), ma c’è tutto quello che ha contato davvero per l’Italia, in questo anno che va terminando, e che con ogni probabilità influenzerà anche il 2018. Buon Anno!

1 – SFILATE UOMO + DONNA Si afferma in modo sempre più evidente la tendenza delle sfilate co-ed, che accorpano le collezioni uomo e donna. Camera della Moda ci rimette magari qualche euro (la sola presenza sul Calendario costa 8mila euro), ma in linea generale approva. Tendenza lanciata da Gucci, ma subito sposata dai (tanti) che si rendono conto della difficoltà, del costo, della scomodità (per tutti, giornalisti e buyer compresi, tranne quelli che smaniano per farsi spesare tre giorni in più a Parigi-che-è-sempre-Parigi) e dell’inutilità di andare in scena due volte in due mesi. In realtà, uniformare i tempi di produzione conviene a tutti. Anche a quelli che, poi, sposano la linea del no gender.

2 – LOS ANGELES BATTE NEW YORK In difficoltà la piazza di New York. Los Angeles è la nuova meta preferita dai modaioli per eventi e sfilate. Compresa l’italiana Moncler.

3 – I CONTI CON L'E- COMMERCE Apocalisse retail. Tramonta negli Usa, e sempre di più anche in Europa, il mito del mall. Il futuro è sempre più e-commerce. Resistono gli outlet e in particolare chi, come per esempio i centri mcArthurGlen, hanno saputo trasformare l’acquisto in entertainment. Nell’anno che sta per finire, negli Stati Uniti avranno chiuso 8642 negozi, mentre l’e-commerce rappresenterà il 25 per cento delle vendite entro i prossimi sei anni. In Gran Bretagna, la percentuale nello stesso periodo dovrebbe toccare il 30 per cento. Perfino l’Italia, dove secondo Netcomm a fine novembre le vendite di beni online non superavano il 5,7 per cento del totale, dovrebbe crescere a due cifre nei prossimi semestri. Vanno, insomma, preparandosi tempi duri, come in parte abbiamo già visto nelle scorse settimane nello scontro fra Amazon e i sindacati italiani e tedeschi. A dicembre, facendo i conti, si è scoperto che le private label moda di Amazon sono già 29.

4 –L'ECOMODA A MILANO La prima edizione dei Green Carpet Fashion Award, prodotti da Camera Moda e Ice con il progetto Eco-Age di Livia Firth, accende i riflettori internazionali sulla settimana della moda milanese. Anna Wintour, sul palco, è la più spiritosa, tutti i grandi nomi della moda italiana vengono premiati. L’impegno di ciascuno per la sostenibilità non è sempre chiaro, i costi della moda sostenibile risultano ostici al grande pubblico, ma per iniziare va bene così.

5 - LE PR DIVENTANO BIG Tempo di mega-dimensioni anche per le pr. Mega-fusione fra KarlaOtto e K2 di isabelle Chouvet, agenzia di experiential marketing ed eventi con uffici a Shanghai e Tokyo, si uniscono in The Independents, dando vita a un conglomerato con uno staff di oltre 400 persone. Le agenzie, continuano però a seguire i clienti sotto il proprio nome.

6 - UN TAGLIO ALLA TAGLIA 36 Anche LVMH e il gruppo Kering sottoscrivono un protocollo per non portare più in passerella modelle di taglia 36 e/o di età inferiore ai 16 anni. Diventa obbligatorio per i modelli e le modelle mostrare prima dell’ingaggio un certificato medico che ne testimoni la buona salute, rilasciato nei sei mesi precedenti. La presenza di un tutore o accompagnatore diventa necessaria per i minori.

7 - GUY FAWKES DA GUCCI E PRADA Molta curiosità attorno a una coppia che siede nelle prime file delle sfilate di Gucci e di Prada, mai vista prima. Qualcuno allunga l’orecchio e crede di identificare nella ragazze e il ragazzo che parlottano fra di loro, vestiti casual, molto low profile, la famigerata firma di dietprada, l’indirizzo instagram che denuncia i “copioni” della moda. Non indossano le maschere di Guy Fawkes, ma sono più abili e pungenti di qualunque boicottatore professionista. Gucci, l'azienda più copiata degli ultimi anni insieme con Vetements e Balenciaga (queste ultime, entrambe dirette da Demna Gvasalia), ringrazia. Probabilmente, chi lo sa.

8 - IMMORTALE VERSACE (E LE TOP ANNI 90) A vent’anni dalla morte del fratello Gianni, Donatella Versace manda in passerella una collezione ispirata alle collezioni più famose del fondatore e sbanca. Tutti i titoli sono per lei, e per l’olimpo di storiche glorie della passerella che chiudono la kermesse: Carla Bruni, Claudia Schiffer, Cindy Crawford, Helena Christensen, Naomi Campbell. Le cinquantenni di tutto il mondo esultano. La bellezza (in certi casi, sempre più spesso) può non avere età.

9 - AHI AHI AMAZON La Corte di Giustizia Europea blocca le vendite di prodotti di lusso "discount". In buona sostanza, un produttore di beni di lusso può vietare ai suoi distributori al dettaglio autorizzati di vendere i suoi prodotti su piattaforme terze come Amazon. «Per la Corte, un simile divieto è adeguato e in linea di massima non va oltre quanto necessario per salvaguardare l’immagine di lusso dei prodotti». Nel frattempo, Birkenstock annuncia di voler togliere i propri prodotti dalla piattaforma di Jeff Bezos per i troppi modelli contraffatti che vi spaccia.

10 - ADDII CHE (NON) LASCIANO IL SEGNO Luca Formichetti lascia Diesel, Phoebe Philo lascia Céline. Nell’anno delle grandi rivoluzioni (nel conto va inserito anche Riccardo Tisci, uscito da Givenchy dopo dieci anni a febbraio), risulta sempre più evidente la relativa ininfluenza del creatore rispetto alle strategie di marketing e ai volti dei testimonial. Un esempio? Tod’s.

11 – IL FALLIMENTO DI BORSALINO No alla seconda proposta di concordato. Fallisce il secondo tentativo dell’imprenditore svizzero Philippe Camperio di trovare un accordo con il tribunale di Alessandria, e va fallita, ma non chiusa, l’azienda Borsalino. I media italiani diffondono malamente la notizia. Ne abbiamo già scritto la scorsa settimana, ma ribadiamo il concetto per gli editori: investite sui giornalisti, date loro una formazione, non lasciate servizi importanti e intere redazioni in mano a borsisti, blogger, incompetenti di varia natura, semi-pubblicitari neanche troppo prezzolati come le "influencer in house". Perché fanno, loro malgrado, danni. E i danni si ripercuotono in mancati lettori e minori introiti pubblicitari. La qualità paga.

12 - LA CASA DELLA MODA CHE VERRÀ Traslochi in corso (Mido e Smi già arrivati, Micam, The One e Mipel entro i prossimi due mesi) per le associazioni racchiuse in Confindustria Moda, la federazione nata lo scorso marzo che rappresenta oltre 67mila aziende del made in Italy per un fatturato di 88 miliardi di euro. La "casa della moda", come potrebbe essere ribattezzata (speriamo di no), si trova in via Alberto Riva Villasanta, zona corso Sempione, la stessa degli studi Rai. Alla guida, Claudio Marenzi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso