Insetti Commestibili
Società
17 Gennaio Gen 2018 0900 17 gennaio 2018

Insetti commestibili, l'Ue dà il via alle vendite: cosa cambia a tavola

Attuato un regolamento del 2015. Il sapore è simile a quello delle carni bianche, gli italiani restano scettici, la Coldiretti chiede che i nuovi cibi siano sicuri. E introdurli nella dieta farebbe bene al fisico e al Pianeta.

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Dal primo gennaio trovare una mosca nella minestra appena servita al ristorante potrebbe non essere più una svista del cuoco. L'Unione europea ha infatti aperto le porte alla vendita degli insetti commestibili. E gli italiani, secondo diversi sondaggi, si dividono tra chi chi proprio non ne vuole sapere e chi è ansioso di provarli. Anche se per farlo servirà attendere ancora un po'. «Al momento nessuna specie di insetto (o suo derivato) è autorizzata a scopo alimentare», ha infatti precisato il ministero della Salute in una nota.

MENO MANZO È MEGLIO PER TUTTI. Forse i ragni impanati non sostituiranno la nostra fiorentina e la carbonara sarà più gustosa con il guanciale che coi lombrichi, ma lepidotteri, imenotteri e coleotteri sono destinati a imporsi non solo nella nostra catena alimentare, ma persino nelle nostre ricette. Anche perché mangiare meno manzo e più insetti potrebbe salvare il pianeta.

1. Legge varata a Bruxelles nel 2015: ma gli insetti sono citati una sola volta in 22 pagine

A consentire di trovare sugli scaffali dei supermercati, accanto a prodotti che ben conosciamo, cavallette essiccate e vermi in salamoia sarà il regolamento 2015/2283. Dunque una legge del 2015, promulgata esattamente il 25 novembre di due anni fa a cui si è deciso di dare attuazione solo adesso.

I "NOVEL FOOD" IN COMMERCIO. Secondo il testo, che in realtà tratta gli insetti marginalmente, richiamandoli un'unica volta in 22 pagine, dal primo gennaio 2018 potranno essere messi in commercio nuovi tipi di alimenti (i “novel food”) provenienti da «colture di cellule o di tessuti ottenute da animali, vegetali, microorganismi, funghi o alghe» e persino «nanomateriali ingegnerizzati».

LE NOSTRE TAVOLE SI EVOLVONO. Sembra fantascienza, in realtà la legge prepara semplicemente le nostre tavole al mondo che cambia e alla scienza che si evolve, non ponendo inutili ostacoli laddove i nuovi cibi siano conformi per qualità e sicurezza alle vigenti regole sanitarie.

Con l'uovo è la morte sua (o tua?).

2. Cosa cambia: non serve più il nulla osta dei singoli Stati

Il regolamento prevede che i cibi nuovi, siano essi coltivati in vitro e fatti germinare da un pugno di cellule in un laboratorio nel cuore degli Stati Uniti oppure alghe del Sud-Est asiatico appartenenti alla millenaria tradizione culinaria indocinese, dopo aver ricevuto l'ok dagli enti comunitari preposti (in primis, dall'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare), possano essere commercializzati in tutta l'Unione europea senza più bisogno di un apposito nulla osta dei singoli Stati.

BRUCHI E RAGNI DA ALLEVAMENTO. Per quanto riguarda bruchi, ragni e zampettante compagnia, non potranno essere catturati nei prati e serviti in tavola (potrebbero infatti contenere tracce di insetticidi) ma dovranno essere allevati.

Cameriere, c'è del sottobosco nel mio barattolo.

3. Che sapore hanno quegli "animaletti": ricordano le carni bianche

A guardarli, con tutte quelle zampe, quegli occhietti sporgenti, le antenne extraterrestri e il corpo diviso in sezioni, gli insetti sono davvero brutti, quasi vomitevoli. Eppure, chi li ha provati in qualche viaggio all'estero (in Francia, in Olanda e in Belgio gli insetti commestibili sono già realtà) giura che tutto sommato non siano affatto male: salati ma senza gusti particolari, ricorderebbero vagamente le carni bianche.

VANNO DI MODA IMPANATI E FRITTI. Il trucco, dunque, è saperli cucinare. Fuori dai nostri confini vanno di moda impanati e fritti, croccanti come le ali di pollo, oppure intinti in particolari salse speziate. Resta da capire se ci sarà commercio anche in Italia. Insomma, se gli italiani sono pronti ad addentarli o se hanno già la pelle d'oca al solo pensiero.

Hamburgerino al volo?

4. Piaceranno? Sondaggi contrastanti: ma Coldiretti fa le barricate

Secondo Ixé, che ha realizzato il sondaggio per conto di Coldiretti, gli italiani non sono particolarmente ansiosi di provarli: il 54% è contrario, solo il 16% ha già l'acquolina in bocca mentre il 24% risulta indifferente. È interessante notare come la platea degli schifati si restringa con l'aumento della scolarizzazione: è del 70% tra quelli che hanno bassi titoli di studio e si riduce al 40% tra i laureati. Inoltre, i più giovani sembrano i meno spaventati: il 23% dei 18-24enni e il 22 dei 25-34enni si dichiara favorevole a un assaggino.

«ATTENTI AGLI ALLARMI ALIMENTARI». Il sondaggio è stato brandito da Coldiretti per difendere le tradizioni culinarie italiane: «L’arrivo sulle tavole degli insetti solleva precisi interrogativi di carattere sanitario e salutistico ai quali è necessario dare risposte, facendo chiarezza sui metodi di produzione e sulla stessa provenienza e tracciabilità degli insetti», ha dichiarato il presidente Roberto Moncalvo, ricordando che «la maggior parte dei nuovi prodotti proviene da Cina e dalla Thailandia, da anni ai vertici delle classifiche per numero di allarmi alimentari».

Una cucchiaiata e passa la paura.

5. L'aspetto più importante per i consumatori: la certezza che i cibi siano sicuri

In realtà le cose non stanno proprio così, dato che il nuovo Regolamento comunitario non spalanca ingenuamente le porte a prodotti alimentari che non siano stati analizzati e verificati. Insomma, per certi versi la presa di posizione di Coldiretti sembra più motivata dalla paura che il nuovo cibo sovverta gli equilibri economici tradizionali e metta in crisi contadini e allevatori che non vogliano o non sappiano riconvertire la propria produzione.

L'UNIONE EUROPEA VIGILERÀ. Basta infatti cambiare sondaggio e si ottengono altri dati. Secondo quello di Società Umanitaria di Milano e del suo Centro studi per lo sviluppo sostenibile, il 47% degli intervistati si è dichiarato favorevole alla liberalizzazione degli insetti in tavola e il 28% è disposto a mangiarli. In questa selva di numeri che possono essere fatti parlare a seconda dell'interesse in gioco, l'aspetto importante è uno: avere la certezza che si tratti di alimenti sicuri, dopodiché è giusto liberalizzarli per permettere a chi vuole di cibarsene. Sulla compatibilità con le norme sanitarie vigilerà l'Unione anche se, ovviamente, dopo il recente caso delle uova contaminate con il Fipronil è comprensibile da parte dei consumatori qualche dubbio.

Sì, li mettono anche sulla pizza.

6. In realtà stiamo già mangiando insetti: solo che non lo sappiamo

La notizia potrebbe scioccarvi. Eppure è vera. Da tempo mangiamo piccole parti e residui di insetti, solo che non lo sappiamo. I prodotti con più alti contenuti di ali, zampette e antenne sono: farine, caffè, marmellate e cacao.

UNA PRESENZA INFINITESIMALE. Gli insetti finiscono accidentalmente nel processo produttivo, perché gli ambienti in cui viene stoccato il cibo da lavorare non sono mai completamente sterili e, dato che male non fanno, il legislatore italiano non ha vietato la loro presenza (infinitesimale, comunque). Negli Stati Uniti, invece, la legislazione è più severa e non permette di eccedere i 50 frammenti di insetti per 50 grammi di prodotto.

Qualcuno vuole uno spiedino?

7. Un cambiamento che fa bene alla salute e al pianeta: piatti sani e sostenibili

Una sana dieta a base di lombrichi è più che una semplice moda dell'ultimo momento: fa bene alla salute e fa bene al pianeta. Gli insetti sono infatti iperproteici, contengono sali minerali (ferro e zinco in quantità) e non aumentano il colesterolo. Inoltre presentano un basso rischio nella trasmissione di malattie all'uomo. Niente “mucca pazza” contratta dalle blatte, insomma.

LE TERRE EMERSE NON BASTANO. Poi c'è la questione della sostenibilità: la Fao fa notare che entro il 2050 saremo 9 miliardi, dunque o si trovano nuovi alimenti, o le terre emerse non basteranno a contenere altri pascoli e campi coltivati. Gli insetti hanno una bassa impronta ambientale, cioè per produrli servono pochi vegetali, poca acqua, poca terra e poca energia. Senza dimenticare che, secondo l'Università di Boulder, nel Colorado, l'aumento esponenziale dei bovini per l'allevamento già oggi comporta aggravi considerevoli per l'effetto serra. Le mucche, con le loro deiezioni (aggredite da batteri che emettono gas) e le loro flatulenze stanno inquinando quanto le automobili e forse persino di più. Un altro buon motivo per guardare con più entusiasmo una tarantola fritta, fingendo anche che metta appetito.

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