Lorenzin, Raggi non scherzi sui vaccini
LA MODA CHE CAMBIA
4 Febbraio Feb 2018 0900 04 febbraio 2018

La moda è per i duri: quando non sei vaccinata rischi il tetano

La polemica Raggi-Lorenzin mi coglie mentre sconto, a letto, la mancanza di richiamo. Sapere di non essere invulnerabili alle malattie mortali anche in età adulta potrebbe convincere tanti come me a porsi qualche dubbio sulla propria invincibilità.

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La mozione della sindaca Virginia Raggi a favore della permanenza a scuola dei bambini ancora in attesa di vaccinazione, al tempo stesso mossa elettorale e ammissione delle inefficienze sanitarie della Regione Lazio governata dal Pd Nicola Zingaretti, come dire due piccioni con una sola fava, mi coglie mentre sconto, a letto e sotto cura potente di antibiotici che tollero male e che, dunque, ho cercato di rimandare fino all’ultimo, la mancanza di richiamo del vaccino antitetanico. Un graffio banale, trascurato, si è trasformato in un’infezione potente nel giro di poche ore. Eviterei di entrare nei particolari di una faccenda così delicata e così personale non fosse che, forse, sapere di non essere invulnerabili alle malattie mortali anche in età adulta potrebbe convincere tanti come me, che hanno vaccinato i propri figli ma non si sono mai più occupati di se stessi e continuano ad attraversare il mondo come nulla fosse, a porsi qualche dubbio sulla propria invincibilità. Ho incontrato la banalità del male, in senso proprio, concreto ed esperienziale. Una scivolata sui gradini di marmo del bagno in hotel a Parigi, la convinzione di essersi fatta nulla, forse solo un’ecchimosi, l’incontro stampa riservatissimo da non perdere mezz’ora dopo, in place Vendome.

NOI DONNE CI CREDIAMO INVULNERABILI. Doccia, passata di crema, via. Il colpo non è stato fortissimo, e si trova in una parte del corpo non immediatamente visibile, dunque è facile dimenticarsene, come infatti mi accade. Noi donne tendiamo a crederci invulnerabili, noi che corriamo qui e là addirittura delle superdonne, che cosa vuoi che sia una scivolata. La pelle, invece, si è lacerata, e non è stata disinfettata. La sera, la parte inizia a gonfiarsi, ma sono ancora convinta che si tratti dell’ecchimosi. La mattina dopo all’alba aereo, ritorno a Roma, convegno, sfilate e presentazioni fittissime di Altaroma. La moda è un mestiere da duri, sorriso sulle labbra e via andare. Sedersi, però, inizia a diventare difficile, mentre la disinfezione, avvenuta in ritardo, apporta solo refrigerio: la zona è infatti bollente. Telefonata all’amica primario, che consiglia antibiotici e chiede quando abbia fatto l’ultimo richiamo del vaccino antitetanico: bofonchio qualcosa perché credo sia stato il 1980. Dopotutto il tetano è batterio resistentissimo ma non si trasmette direttamente, insomma non mi sono mai sentita un’ipotetica untrice. Sugli antibiotici, invece, ho resistenze vere, nel caso di due famiglie addirittura allergiche. Me ne tengo lontana. Dunque, aspetto che il fenomeno passi usando pomate. Ma non passa. Anzi, peggiora.

La sera in cui il dolore diventa insopportabile, mi ritrovo di fronte la sindaca Raggi con la camicia arrovesciata à la Chateaubriand per scoprirsi le spalle, che qualcuno deve averle suggerito di mostrare appena possibile, vezzo di perle di traverso e risatine continue all’indirizzo di un signore corpulento in maglioncino zippato e modi inconsueti sia per l’occasione sia in termini generali. Sfila Gattinoni, incomprensibilmente visti i soli pezzi d’archivio impolverati che porta in passerella in una rassegna dedicata alle nuove collezioni, e continua a farlo per cinquanta, interminabili minuti, durante i quali mi aggrappo alla collega a fianco per non urlare di dolore, stravolta. La mattina successiva, dalla parte ormai lacerata e nera si biforcano delle striature rosse. Che cosa stia succedendo è chiaro perfino alla superdonna che non fa il richiamo dal 1980. Pronto soccorso, ultima trattativa sugli antibiotici, terapia via endovena, trattamenti topici. Vaccino. Immediato e senza discussioni: se fossi stata coperta dall'antitetanica, sottolineano, il taglietto anche non curato difficilmente si sarebbe infettato, e soprattutto non con quelle modalità.

FLAUBERT ARRIVA IN SOCCORSO. Quando il ministro della salute Beatrice Lorenzin scrive su Facebook che «non si può scherzare sulla pelle dei nostri bambini» dovrebbe ricordarlo anche agli adulti tanto spiritosi che prendono aerei, navi, traghetti e dorsi di mulo armati di Fiori di Bach. Mia madre, ascoltata la storia per filo e per segno, mi domanda come avessi fatto a intuire che la situazione stesse volgendo al peggio, non essendo medico; le rispondo che mi è venuto in soccorso Flaubert e la descrizione della putrescenza mortale della piaga di Hippolyte. Gli studi classici una mano la danno sempre. E questa bisogna girarla al ministro Valeria Fedeli, per le cinque settimane in cui dovremo ancora averla a capo del dicastero dell’Istruzione.

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