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ABILE A CHI?
17 Febbraio Feb 2018 1400 17 febbraio 2018

La notte può essere giovane anche per noi “carrozzati”

Trovare un taxi con la rampa dopo le 20 è un'impresa. Ma da dove nasce la convinzione della (presunta) natura pantofolaia di molti abitanti di Disabilandia? Il problema è, innanzitutto, culturale.

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Vi è mai capitato di essere alla guida di una carrozzina elettrica a tarda sera ed avere improvvisamente bisogno di salire su un taxi? Siete riusciti a prendere un mezzo attrezzato per il trasporto del vostro bolide e giungere sani e salvi a destinazione? Se sì, confidatemi qual è il vostro segreto, ve ne prego. A volte succede che Frida, il mio prode destriero a quattro ruote e un joystick, mi abbandoni momentaneamente e senza preavviso. Il motore o qualsiasi altro meccanismo fino a quel momento funzionante si rompe e lei “entra in coma”. In quei casi, l’unica soluzione praticabile sarebbe chiamare qualcuno dotato di un veicolo Frida friendly e, da un servizio di trasporto a pagamento, una questo se lo aspetterebbe. Invece non sempre è così. Sì, perché ad esempio, a Padova, la Co.Ra.Pa, Cooperativa Radiotaxi di Padova, dispone di cinque vetture attrezzate per il trasporto di sedie a rotelle rigide (per quanto riguarda le pieghevoli il discorso è differente, è più semplice infilarle in un bagagliaio, purché sia di dimensioni sufficienti) ma è necessario prenotare la corsa con un anticipo di almeno ventiquattro ore.

ALLA RICERCA DI UN TAXI. Normalmente durante il giorno vengono sempre usate, mal che vada, se al momento del bisogno tutte le auto sono occupate, è sufficiente attendere che se ne liberi almeno una, quindi il servizio solitamente è garantito. In fascia serale e notturna, però, non è detto che quei taxi “speciali” siano attivi perché non sempre viaggiano e non è possibile sapere in anticipo fino a che ora sono disponibili. Quindi, se sei un po' come la formica di Esopo, programmando e prenotando i tuoi spostamenti con un certo anticipo, dovresti riuscire ad evitare di dormire sotto un ponte. Purtroppo la buona abitudine di organizzarmi per tempo non mi appartiene, non a caso la mia coinquilina Matilde mi ha soprannominata “cicalona Adri”. Ma saper pianificare in anticipo non sempre è sufficiente: gli imprevisti sono perennemente in agguato e il caso di un guasto improvviso e non preventivato del proprio mezzo di trasporto abituale, ne costituisce un buon esempio. Io esco di casa spesso anche dopo cena, e più di una volta Frida mi ha “lasciata a piedi”, quando il sole era già calato. Ho provato a chiamare la Co.Ra.Pa. in diverse occasioni, all’ultimo minuto ovviamente (le “emergenze” sono sempre delle gran maleducate, non avvisano mai prima di farti visita), ma se la fortuna è famosa per essere la dea bendata è altrettanto risaputo che la “sfiga” ci vede undici decimi o forse più.

UN PROBLEMA TRASVERSALE. Infatti non mi è mai capitato di trovare un taxi dotato di rampa, disponibile dopo le 20. Anzi, forse è successo una volta sola ma sinceramente non ricordo se l’avessi prenotato in anticipo o se in quella circostanza avessi avuto un imprevisto. Padova non è l’unica città a non garantire un servizio taxi per disabili decente: a Verona, ad esempio, bisogna prenotarlo con un preavviso di almeno un paio di giorni, per essere certi di averne diritto in fascia serale e notturna. Altrimenti, anche nella città di Giulietta e Romeo, nulla e nessuno vieta le chiamate dell’ultima ora, purché sia chiaro che la garanzia del loro buon fine non è detto sia assicurata. Milano, capoluogo lombardo, metropoli del Nord Italia, nonché sede della Borsa nazionale, per non lasciar dubbi pericolosi sull’accessibilità del trasporto su taxi attrezzati dopo una certa ora, non lo prevede proprio: chi possiede una carrozzina elettrica, se ha bisogno di un passaggio notte tempo, deve trovarsi un’alternativa o decidere di non muoversi dal luogo in cui si trova. Milan l'è on gran milan, dicono gli indigeni della metropoli, eppure. Repubblica.it quest’estate ha dedicato un articolo alla denuncia di Patrizia Pepe, fiorentina e attivista con disabilità, che ha inviato un sms al sindaco della su città, raccontandogli l’epopea da lei vissuta nel tentativo di trovare un taxi che, di notte, la accompagnasse al pronto soccorso, dove suo padre era stato ricoverato d’urgenza.

Le innovazioni a livello di tecnologie e servizi sono subordinate a un cambiamento socio-culturale e politico rispetto a come viene costruita l’identità della persona disabile

La signora ha trovato un tassista disponibile a lasciare il veicolo di cui era alla guida per andare in deposito a recuperare un mezzo adeguato solo due ore dopo la sua prima telefonata, ovvero alle 4.30 del mattino. Il pezzo riporta il commento di Claudio Giurici di Uritaxi (Unione di rappresentanza dei Tassisti Italiani) il quale, pur dichiarandosi dispiaciuto per l’avvenimento, ha ammesso la difficoltà di acquistare un’attrezzatura dal prezzo di svariate migliaia di euro, soprattutto in mancanza di incentivi ed agevolazioni economiche. La criticità principale che viene evidenziata è che, a costi così elevati, non corrisponde una richiesta sufficientemente massiccia da poter coprire le spese e assicurare dei guadagni. Si parla infatti di circa un cliente a settimana. Non sono un’economista ma credo che se un servizio di trasporto notturno attrezzato per le sedie a rotelle a pagamento venisse richiesto da un numero elevato di persone, chi offre questo genere di prestazione si adopererebbe per renderla accessibile a tutti. Naturalmente ci sarà chi si sposta in vetture private così come chi preferisce non usare l’auto ma, tendenzialmente, sembrerebbe che i disabili fiorentini e, allargandoci, anche quelli italiani, non abbiano l’esigenza di uscire la sera.

COPROFUOCO E TUTTI A NANNA. Sarà vero? Se considero me, non direi proprio: ammetto di non rincasare spesso alle quattro del mattino ormai, vista l’età e soprattutto gli amici quasi tutti genitori di bambini in età scolare, ma certamente mi muovo di frequente dopo cena. Bighellonando per le strade della mia città a volte mi capita di incrociare persone che viaggiano da sole su quattro ruote, elettriche o a spinta manuale, ma mi sembrano pochine e dopo le 21, in genere, scompaiono. Non voglio generalizzare, ci saranno altri “carrozzati” amanti della notte ma la mia percezione è che siamo una minoranza. Assumendo che tale impressione sia vera, mi chiedo: da dove nasce la (presunta) natura pantofolaia di molti abitanti di Disabilandia? Come nell’esempio dell’uovo e la gallina, non “facciamo le ore piccole” per mancanza di mezzi e strumenti che ce lo permettono o, rimanendo aderenti all’argomento di oggi, la poca disponibilità di taxi attrezzati in orario post cena è veramente imputabile al fatto che la maggior parte della gente disabile esce quasi solo durante il giorno? E se questa seconda ipotesi è corretta, perché succede così? Forse nell’immaginario collettivo persiste l’idea che a Disabilandia il coprifuoco scatti intorno alle 21 e dopo quell’ora tutti a nanna o, quantomeno, al calduccio del focolare domestico.

L'INNOVAZIONE NON BASTA. Chissà poi se chi ha una disabilità si concede la possibilità di pensarsi in grado di trascorrere la serata fuori casa o è interessato a farlo. E come concepiranno la stessa eventualità i suoi familiari, parenti e amici? La mia impressione è che le innovazioni a livello di tecnologie e servizi siano subordinate a un cambiamento socio-culturale e politico rispetto a come viene costruita l’identità della persona disabile, sia individualmente che a livello collettivo. Così come le sedie a rotelle elettriche a uso esterno esistono in virtù del fatto che chi le ha progettate ha immaginato che le persone con disabilità potessero e volessero utilizzarle per spostarsi all’aperto, anche la fascia oraria dei taxi attrezzati si amplierà e il numero di veicoli accessibili aumenterà quando inizieremo a pensare che la notte può essere “giovane” anche per noi “carrozzati”.

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