Giappone Noleggio Famiglie
20 Maggio Mag 2018 1800 20 maggio 2018

Perché in Giappone si noleggiano finte famiglie

Figuranti assunte come compagne. Per sentirsi meno soli e far bella figura alle cene con colleghi o parenti. È la nuova moda di una società schiacciata dal lavoro. Dove i rapporti sentimentali vengono sacrificati.

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«AAA cercasi disperatamente una finta moglie per far cessare le preoccupazioni di una madre troppo apprensiva», oppure «noleggiasi figli per fare bella figura con i vicini di casa». O ancora: «Offresi retribuzione per chiunque finga di essere il mio fidanzato in occasione di cena a casa del capo ufficio». Accade in Giappone, luogo in cui uno Stato sempre più invadente e una organizzazione del lavoro sempre più alienante stanno mettendo a rischio i rapporti umani. E così si arriva persino a fingere di avere una famiglia per evitare il biasimo sociale o anche semplicemente con lo scopo di sentirsi meno soli.

Kodokushi, è la "morte solitaria" la nuova piaga del Giappone

I numeri del fenomeno ci dicono molte altre cose sul kodokushi. Per esempio, avviene con maggiore frequenza nei grandi centri urbani ed è quasi sconosciuto nei piccoli villaggi rurali, dove evidentemente gli stili di vita antichi evitano la disgregazione della società. Il kodokushi è diffusissimo nella capitale, Tokyo.

1. Lavorare tanto accantonando i piaceri della vita: una nazione di “api operaie”

Dalla grande crisi economica dei primi Anni 90 il Sol Levante è mutato rapidamente. Lo Stato ha imposto ai suoi cittadini di produrre ricchezza a un ritmo spaventoso. Come? Ricorrendo all'inflazione: per quanto un giapponese potesse guadagnare, il suo potere d'acquisto seguitava a diminuire. E così si è iniziato a lavorare più del necessario, in barba ai limiti legali.

TERZO STATO PIÙ RICCO AL MONDO. Non stupisce, quindi, che oggi la società nipponica sia totalmente focalizzata sul lavoro: lavorare bene, ma soprattutto lavorare tanto, mettendo le priorità della propria azienda davanti a quelle personali. Se da un lato questo ha concorso a fare del Giappone uno degli Stati più ricchi al mondo (oggi è il terzo), dall'altro ha trasformato i giapponesi in tante piccole api operaie più concentrate sul benessere del proprio alveare che non sui piaceri della vita.

2. I “bamboccioni” del sentimento: le relazioni di coppia sono viste come distrazioni

Oggi si contano i danni di quelle scelte: lavorare sempre e comunque ha disgregato le famiglie, ha spinto migliaia di persone al suicidio o all'accattonaggio (è il fenomeno del jōhatsu) e ha forgiato una generazione di single che non hanno né tempo né voglia di costruire una relazione sentimentale, che viene intesa come una distrazione dai propri obiettivi o come una ulteriore fonte di possibili problemi.

INDIFFERENZA VERSO L'ALTRO SESSO. È quella che i giornali hanno ribattezzato sekkusu shinai shokogu, ossia «sindrome del celibato». Una sorta di “Neet” - not in education, employment or training - del sentimento, bamboccioni dal cuore di pietra, del tutto indifferenti all'altro sesso e ai piaceri della vita di coppia.

3. Più di 1 single su 2 non ha intenzione di accasarsi: il 40% dei 30enni è vergine

Secondo un sondaggio effettuato dal National Institute of Population, a fine 2017 in Giappone era single un quarto della popolazione maschile e circa il 14% di quella femminile sotto i 50 anni. La percentuale più alta dal 1920 a oggi. Ma c'è un altro dato allarmante: il 61% dei celibi e il 49% delle nubili sarebbero totalmente sordi al bisogno di mettere su famiglia.

MENO DI 1 MILIONE DI NATI ALL'ANNO. In più oltre il 40% dei 30enni si dichiarerebbe ancora vergine (e, vista la proverbiale ritrosia nipponica, è facile che il dato sia sottostimato) e poco attento a un altro tipo di richiamo, ancestrale. Dal 2007, del resto, il numero dei morti risulta costantemente superiore a quello dei neonati che nel 2017 è sceso per la prima volta sotto la soglia psicologica del milione di unità (941 mila su una popolazione di 127 milioni di persone).

4. La ricetta della politica: «Ogni donna metta al mondo almeno tre figli»

Il Giappone è sull'orlo di una crisi demografica senza pari che potrebbe paralizzare il welfare mandando a gambe all'aria un numero infinito di assicurazioni private, che nel Paese sono quasi le sole a erogare servizi pensionistici e sanitari. Anche per questo il governo di Shinzo Abe sta cercando da tempo di risolvere il problema della denatalità.

LE SINGLE SONO UN PESO ECONOMICO. Non aiutano, però, le recenti dichiarazioni di un parlamentare della maggioranza, Kanji Kato, ex ministro della Agricoltura, che ai media ha detto: «Le donne senza prole finiranno i loro giorni in una casa di riposo pagata grazie alle tasse versate dai figli degli altri». Secondo il politico, per essere utile, ogni giapponese di sesso femminile dovrebbe «mettere al mondo almeno tre figli».

5. La prima agenzia del genere nell'89: teneva compagnia agli anziani

Le frasi di Kato ben fotografano il biasimo sociale al quale sono esposti i single e, in particolar modo, le nubili. Questo, unito al progressivo disinteresse nei confronti dell'altro sesso da parte dei giovani nipponici, spiega perché le agenzie matrimoniali chiudono mentre fioriscono quelle che consentono di “noleggiare” finti parenti.

COSÌ SI PUÒ RIMANERE DI PIÙ IN UFFICIO. La prima è nata a Tokyo, nel 1989. La data è importante: era il Giappone pre-crisi. Quello, insomma, che aveva iniziato ad arricchirsi in modo forsennato. All'epoca, la singolare impresa della manager Satsuki Oiwa noleggiava esclusivamente figli adulti perché facessero compagnia a genitori anziani. Chi se lo poteva permettere pagava dei figuranti che tenessero compagnia a mamma e papà così da poter rimanere in ufficio ben oltre l'orario di chiusura senza troppi rimorsi.

6. L'evoluzione del servizio: noleggi di veri attori

Inizialmente non si trattava di attori, ma di “tappabuchi”. Di badanti che si limitavano a conversare con gli anziani, senza però accudirli. La disgregazione delle famiglie dagli Anni 90 in poi ha fatto il resto, causando il florilegio di agenzie sempre più specializzate, in grado di noleggiare attori per ogni esigenza.

PER FARE COLPO ALLE CENE AZIENDALI. Qualche esempio? La finta moglie da portare in visita ai parenti durante le feste così da non essere più mitragliati da domande tipo «quando ti sposi?» e il fidanzato farlocco da sfoggiare nelle cene aziendali allargate ai famigliari perché, come del resto ha testimoniato l'ex ministro Kato, una donna single è mal vista dalla società, mentre una che ha famiglia è ritenuta più attenta e capace anche sul lavoro.

7. Figuranti per esigenze "normali": anche essere ascoltati al ristorante

Una delle agenzie più note è Family Romance in cui lavorano, anche part time, oltre 1.200 dipendenti tra artisti, studenti e attori in erba. Le richieste che arrivano ai titolari sono le più strambe: a volte si cercano donne avvenenti da spacciare come fidanzate per fare bella figura con i colleghi, altre volte si richiede semplicemente una persona che abbia voglia di ascoltare ciò che il cliente ha bisogno di raccontare, magari di fronte a del sushi in un ristorante, come farebbe una coppia normale.

MOGLIE TROPPO GRASSA? A CASA. I figuranti non si concedono e i clienti non chiedono mai di andare oltre al bacio sulla guancia o a gentili carezze sul volto. È anche capitato chi ha noleggiato per anni la stessa attrice chiedendole di calarsi nei panni della propria moglie, viva e vegeta, che era ingrassata troppo: l'uomo continuava a vivere con la coniuge, che diceva di amare come il primo giorno, solo che si vergognava a portarla fuori con gli amici.

8. Il problema della solitudine: finti nipoti per nonni troppo lontani

Non mancano gli anziani desiderosi di raccontare aneddoti di gioventù a finti nipoti che sostituiscono quelli veri, trasferiti altrove e troppo impegnati per andarli a trovare. Recentemente un attore di 17 anni ha dichiarato che il suo unico ruolo per diversi mesi è stato sedersi accanto a una anziana cieca che aveva bisogno di stringergli il braccio, toccando la sua pelle giovane. Il figlio vero era ormai cresciuto e la donna, prima di morire, voleva recuperare attimi di una vita mai vissuta.

SOMIGLIANZE CON VECCHIE FIAMME. C'è chi chiede all'attrice di presentarsi vestita come una determinata starlette televisiva, chi sceglie il figurante online sulla base della somiglianza con una vecchia fiamma dei tempi del liceo, e chi addirittura manda all'agenzia breviari con indicazioni sulle frasi da dire, su come pettinarsi e come giocare con i capelli, così da scimmiottare un famigliare scomparso prematuramente.

9. Prezzi: fino a 40 mila euro per matrimoni fasulli

Per ingannare gli altri o sé stessi i giapponesi spendono fino a 300 yen l'ora che possono arrivare a 10 mila a figurante per organizzare matrimoni fasulli, così da quietare le insistenze delle madri troppo apprensive. Un uomo qualche anno fa ha noleggiato non solo una finta sposa, ma anche finti invitati e si è concesso una giornata particolare, circondato dall'affetto fittizio di estranei a libro paga.

EREDITÀ DEVOLUTE AGLI... ATTORI. In altri casi è persino accaduto che persone anziane si affezionassero agli attori devolvendo loro tutto il patrimonio nonostante avessero figli reali che hanno intrapreso azioni legali nel tentativo di recuperare almeno parte dell'eredità.

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