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ABILE A CHI?
26 Maggio Mag 2018 1400 26 maggio 2018

Coi disabili (veri) senza pass i vigili usino la legge del buonsenso

Fare ricorso allo spirito critico per decidere quando comminare una contravvenzione non si significa concedere sconti a qualcuno, ma semplificare la vita a tutti.

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Mentre continua la caccia ai “furbetti del pass”, a volte capita che a prendersi la multa siano i disabili veri. Il caso più recente di cui sono a conoscenza grazie ai media risale a poco più di una settimana fa: a Cervignano del Friuli, in provincia di Udine, l’auto utilizzata per accompagnare il vicepresidente dell’Unione ciechi ad un incontro di lavoro è stata multata perché sostava in un parcheggio riservato alle persone con disabilità, senza aver esposto l’apposito contrassegno. All’uscita dalla riunione il vicepresidente si è visto infliggere una contravvenzione da un vigile urbano, forse un po' troppo zelante nel far rispettare il codice della strada, tant’è che a nulla è valsa la telefonata all’Unione ciechi a cui è intestato il veicolo. Incuriosita dalla peculiarità dell’episodio mi sono avventurata nella Rete per cercare se ci fossero state situazioni simili ed effettivamente, scartando le notizie delle multe affibbiate a chi finge di essere disabile pur di non percorrere qualche metro in più a piedi, qualcuna ne ho trovata.

GRANA DA SBORSARE O GRANE DA RISOLVERE. A Varese la signora Antonietta Maria è stata costretta a presentare due ricorsi al Prefetto per riuscire a ottenere l’annullamento delle contravvenzioni per accesso abusivo e parcheggio in zona Ztl, pur avendo lasciato in bella vista il pass disabili. Iride Fellini, presidentessa dell’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) di Bergamo, ha parcheggiato nello spazio tra due aiuole in mezzo alla via nei pressi del cinema in cui era diretta, esponendo il contrassegno e assicurandosi che il suo mezzo non fosse d’intralcio a nessuno. Pioveva e tutti i posti riservati ai disabili che si trovavano nei paraggi erano occupati. Al suo ritorno, il foglietto colorato era posizionato sul cruscotto, memento ineluttabile di grana da sborsare o grane da risolvere nel caso avesse scelto la via del ricorso al Giudice di pace per cercare di ottenere l’annullamento della sanzione.

IL RICORSO HA DEI COSTI. L’ultimo caso che voglio citare sembra quasi una barzelletta (il protagonista non me ne voglia). Siamo a Ravenna. Il signor Emanuele chiama la Municipale per segnalare un’auto irregolarmente parcheggiata in uno stallo riservato ai disabili. Al suo arrivo, la polizia non trova più l’auto incriminata ma non perde l’occasione di infliggere una multa ad Emanuele, anch’egli disabile, non essendo il suo stesso contrassegno ben visibile. I comandi manuali sul volante e la leva del freno, adattati entrambi alle esigenze di chi ha difficoltà motorie, sono elementi che difficilmente potevano non essere notati, eppure gli agenti l’hanno sanzionato. In questi casi e similari è possibile inoltrare la richiesta di ricorso ma se si decide di presentarlo davanti al Giudice di pace la domanda ha dei costi.

Le “disavventure” che ho raccontato sono successe a persone con disabilità, quelle vere. Prima di dire la mia in merito, penso sia opportuno fare riferimento a ciò che stabilisce la legge, cioè allo strumento terzo e imparziale di cui la nostra specie si è dotata per autoregolarsi. Il ministero dell’Interno ha ritenuto che la mancata esposizione del contrassegno dovuta a negligenza o caso fortuito non possa essere assimilata alla mancanza del titolo stesso e ribadisce che l’ordinamento giuridico non prevede alcuna ipotesi specifica a carattere sanzionatorio nel caso in cui ciò avvenga.

UNA PROVA SU TUTTE. Tuttavia di fatto i giudici hanno ritenuto che proprio il contrassegno sia l’elemento che denota la destinazione del veicolo riservato all’invalido e che quindi il pass debba essere sempre esposto in modo da risultare ben visibile. Tant’è che sul sito laleggepertutti.it, dove ho raccolto queste informazioni, viene ribadita la netta contrapposizione tra la circolare del ministero e ciò che poi di fatto sentenziano i togati. Ma, a pensarci bene, il motivo del contrasto è abbastanza ovvio: le norme sono astratte fino a un certo punto perché soggette all’interpretazione di chi per ruolo deve applicarle e farle rispettare. Quindi insieme alla legge esiste lo spirito critico di chi la decodifica. Se io vigile mi rendo conto che il parcheggio per disabili è utilizzato da chi ne ha effettivamente diritto perché lo devo sanzionare? In quanto privo del contrassegno o poiché questo non era visibile, penserà qualcuno. Certo, ma cosa c’è di più evidente di chi dà prova della sua disabilità con il proprio corpo?

VIGILI, NON SIATE PARCHI... È pur vero che, nei casi come quelli di cui ho scritto, le contravvenzioni in genere (ma non sempre) vengono annullate grazie ai ricorsi ma perché complicare la vita di persone che hanno già molte barriere architettoniche e sociali da superare aggiungendo loro ulteriori incombenze? Usare il buon senso non si significa concedere sconti a qualcuno ma semplificare la vita a tutti (compresa quella dei Giudici di pace). Vigili, non siate parchi: utilizzatelo.

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