60% giovani disoccupati non si muove
Società
15 Giugno Giu 2018 1130 15 giugno 2018

Italia regno dei Neet, giovani che non studiano né lavorano

Nessun altro Paese ha tanti under 24 inattivi. Le conseguenze sul sistema produttivo e sull'economia nazionale in tre grafici: scarsa produttività, investimenti nulli in ricerca, industria poco innovativa.

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Eurostat ha pubblicato i nuovi dati sui Neet, ovvero i giovani che non lavorano e studiano, e che confermano il triste primato italiano. I giovani tra i 18 e i 24 anni che nel nostro Paese si trovano in questa situazione sono il 25,7%, contro una media europea del 14.3%. In Ue i più virtuosi sono i Paesi Bassi, dove sono il 5,3%. Quella dei Neet è una delle emergenze sociali maggiori nel nostro Paese: in un'intervista rilasciata il 14 giugno a Lettera43 Linda Laura Sabbadini spiegava come la povertà nel nostro Paese continui a crescere nonostante la fine della recessione proprio perché esiste una generazione di giovani (in realtà oramai under 35) che non sono riusciti a inserirsi nel mondo del lavoro e che rischiano di non entrarci mai. Cinquecentomila persone si trovano in questa situazione.

Un Paese low tech

Altri grafici e dati ci mostrano quanto l'incapacità italiana di inserire i più giovani nei circuiti universitari e lavorativi, alimentando così l'innovazione nell'industria e nella ricerca, costi caro al nostro Paese, come mostra il grafico pubblicato il 12 maggio su Twitter da Italia dati alla mano.

Come si vede dal secondo grafico, dal 1992 a oggi tutte le maggiori potenze europee hanno subito un calo nel business dell'industria più tradizionale, di carattere manifatturiero. Questo calo ha pesato molto sull'economia italiana che è insieme alla Germania il Paese più industrializzato in Europa. Se però vediamo il primo grafico ci accorgiamo come mentre gli altri Paesi hanno provato a sopperire a questo problema investendo molto sull'industria innovativa - ottenendo così una crescita della produzione - l'Italia ha fallito in questo obiettivo e, anzi, oggi è a livelli inferiori di quelli registrati oltre 25 anni fa.

Lavorare di più per produrre di meno

La scarsa presenza dell'Italia in settori a forte innovazione trascina con sè un altro problema: la scarsa produttività del lavoro. Essere presenti in settori di punta che permettono di produrre servizi e prodotti ad alto valore aggiunto fa sì che il Pil cresca non tanto perché si lavora di più in termini quantitativi, ma perché lo si fa meglio. L'Italia ha fallito completamente anche in questo caso, come mostra questo secondo grafico dove la produttività italiana per lavoratore crolla dal 2000 in poi, "mangiandosi" uno storico vantaggio del nostro Paese rispetto al resto d'Europa.

Ricerca, questa sconosciuta

Meno giovani nel mondo del lavoro, meno giovani che studiano, meno investimenti per ricerca. Il terzo grafico che dà la misura dell'handicap italiano è quello riguardante la ricerca: investiamo meno che gli altri, abbiamo meno laureati, brevettiamo di meno.

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