Segnala a Lettera43.it le barriere
ABILE A CHI?
16 Giugno Giu 2018 1400 16 giugno 2018

Disabili: il fondo del governo, una goccia in un mare di barriere architettoniche

Lo stanziamento di 180 milioni di euro in quattro anni è importante, ma non sufficiente. Il nuovo esecutivo (che ha solo ereditato questa misura) saprà fare qualcosa di più?

  • ...

Dopo 15 anni di risorse zero, il 30 maggio è entrato in vigore il Decreto interministeriale n° 67 del 27/02/2018, che finalmente rifinanzia la legge 13/1989 per favorire l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati. Come spiega Carlo Giacobini, direttore di HandyLex.org, il fondo è parte di un significativo investimento, pari a svariati miliardi di euro, per il «finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese» previsto dalla legge di bilancio per il 2017. Circa un anno fa, tramite un decreto emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, quel finanziamento è stato suddiviso in capitoli di spesa e alla voce «Eliminazione delle barriere architettoniche» sono stati destinati complessivamente 180 milioni di euro da spalmare negli anni dal 2017 al 2020 (coprirà dunque anche le richieste pregresse che sono rimaste inevase fino all’anno scorso), di cui 20 milioni per il 2017, 60 milioni per gli anni 2018 e 2020 e 40 milioni per il 2019.

NON DATE IL MERITO A QUESTO GOVERNO. Effettivamente penso sia stato un bene per noi persone con disabilità che la somma designata per l’eliminazione degli ostacoli fisici che ci ritroviamo spesso tra le ruote o tra i bastoni che usiamo per camminare abbia qualche zero in meno di quanto ci eravamo immaginati. Sapendo di avere miliardi a disposizione per abbattere le barriere architettoniche ci saremmo di certo montati la testa. Siamo comunque contenti dell’arrivo dei contributi, anche se faccio presente che la decisione di rifinanziare il fondo è antecedente al risultato delle elezioni, quindi si tratta di una misura adottata a prescindere da tutte le promesse elettorali che le forze politiche, comprese quelle di maggioranza, hanno sbandierato di fronte a noi elettori. In altre parole, lo stanziamento non è stato deciso dai nostri attuali governanti bensì dal precedente esecutivo.

QUANTO PESANO 180 MILIONI? Mi chiedo quindi se i riferimenti generici alla rimozione delle barriere architettoniche presenti sia in campagna elettorale che nel contratto di governo si riferissero a questo decreto, perché in tal caso sarebbe l’ennesima attribuzione impropria di provvedimenti voluti da altri. Al netto di questa riflessione mi sembra importante cercare di contestualizzare la cifra a cui ci stiamo riferendo: 180 milioni di euro, pur non essendo miliardi, presi come valore assoluto paiono veramente un sacco di soldi. Ma per capire se il fondo potrà coprire l’effettivo fabbisogno degli italiani con disabilità, dobbiamo entrare maggiormente nel merito della questione.

Disabilità, il governo M5s-Lega ai primi passi: urgono stampelle!

Abile a chi? Aiuti "una tantum", tagli alla spesa, promesse disattese e retoriche stantie. Ecco i primi, poco rassicuranti passi del nuovo esecutivo gialloverde e del ministro Fontana. I nostri governanti stanno lavorando sodo anche per noi persone con disabilità.

Al ministero delle infrastrutture spetta l’ingrato compito di ripartire i soldi tra le Regioni, ma il criterio di suddivisione delle risorse viene condiviso all’interno della Conferenza Stato-Regioni, organismo che deve approvare preventivamente lo schema di riparto. Dopo una lunga trattativa in Conferenza Stato-Regioni e in seguito a due tavoli tecnici tra Mit (Ministero delle Infrastrutture) e Regioni, è stato deciso di assumere come criterio di riparto le domande di finanziamento risultate inevase al 2017. In parole povere, chi ha maggiori arretrati riceverà somme di denaro più cospicue. È stato chiesto a tutte le Regioni di dichiarare quale fosse la propria quota di somme inevase e il dato finale è decisamente da capogiro, seppur probabilmente sottostimato. Il debito totale verso i singoli cittadini calcolato fino al 2017 ammonta a 230 milioni di euro. Come vi sembrano ora i 180 milioni che abbiamo a disposizione? Una goccia nell’oceano?

LA SOLITA MISSION IMPOSSIBLE. Al professore che alle scuole superiori mi affibbiava sistematicamente “4” nei compiti in classe di matematica, ho sempre ripetuto che i numeri sono un concetto relativo. Non mi ha mai creduta ma in effetti è così: a fronte del fabbisogno dichiarato (la Valle d’Aosta e la Calabria, infatti, pur sostenendo di aver utilizzato risorse proprie, non hanno dichiarato il fabbisogno inevaso e, insieme al Friuli-Venezia Giulia sono state escluse da decreto di riparto) e inevaso, cioè 230 milioni di euro, per il 2017 ne sono stati stanziati 20 milioni. Da dove pensano di recuperare la differenza che rimane per sanare il pregresso, ovvero 210 milioni? Temo che si tratti della solita “Mission impossible”. Inoltre, come sottolinea Carlo Giacobini, il decreto di riparto è stato stabilito in base alle situazioni pregresse ancora da gestire ma non tiene conto del fabbisogno futuro in relazione alle possibili esigenze che emergeranno (ad esempio non considera le variazioni del numero di abitanti con disabilità nel corso del tempo).

C’è poi da considerare che il pregresso inevaso può essere originato da diversi fattori: alcune Regioni hanno norme proprie in materia e dispongono di risorse aggiuntive e per queste ragioni non hanno ritenuto necessario dichiarare la propria quota di domande, mentre in altre le domande di contributo sono state spesso scoraggiate con la giustificazione della mancanza di fondi. Tanto per citare un esempio tratto dalla mia esperienza, circa un anno fa ho chiesto informazioni sull’entità e i tempi di erogazione dei contributi all’ufficio comunale della mia città e mi è stato risposto che se avessi voluto avrei potuto inoltrare la domanda ma che i fondi non venivano più erogati da circa un decennio.

QUEL SOLCO TRA REGIONE E REGIONE. Stando così la faccenda capite bene che a una persona passa la voglia di iniziare tutta la trafila burocratica per inoltrare la richiesta. Infatti anch’io ci ho rinunciato ma così facendo, non sono riuscita a reperire i soldi per meccanizzare la porta d’ingresso di casa, operazione che mi avrebbe resa autonoma nell’uscire dall’abitazione e rientrarvi. Le differenze regionali nelle dichiarazioni del fabbisogno inevaso sono significative: si oscilla dal Lazio che dichiara 24 milioni e mezzo alla Liguria che denuncia 350 mila euro. Visto che, come ho specificato sopra, i finanziamenti sono erogati proporzionalmente al pregresso inevaso dichiarato, ad alcune Regioni sono stati assegnati più fondi mentre altre sono rimaste “scoperte” o quasi ma, appunto, considerare unicamente le richieste di finanziamento inoltrate in passato e non accolte, seppur ritenute idonee, non rende conto delle reali esigenze odierne e future.

NON RESTA CHE CORRERE IN COMUNE. Riassumendo, dunque, se è senza dubbio positivo che il fondo sia stato finalmente rifinanziato dopo 15 anni di spasmodica attesa, non posso fare a meno di pensare che qualche milione di euro in più per rispondere al bisogno di un maggior numero di destinatari avrebbero potuto anche destinarlo, visto che l’accessibilità dei luoghi è un obiettivo che dovrebbe interessare tutti gli italiani con e senza disabilità. Ora non mi resta che correre in Comune a compilare la domanda di ammissione ai contributi sperando che, una volta finanziate le richieste pregresse, rimanga qualche spicciolo da destinare alla mia futura (spero) porta di ingresso elettrica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso