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22 Giugno Giu 2018 1811 22 giugno 2018

Davigo: «Non è vero che l'Italia è un Paese insicuro»

«La paura percepita non ha nessuna relazione con la realtà», spiega il magistrato. I problemi «non sono i reati di strada», ma «la malavita organizzata» e «la devianza delle classi dirigenti». L'intervista.

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In Italia la criminalità di strada fa più paura. Un italiano su tre ritiene di vivere in una zona a rischio (33,9%), una donna su tre evita di uscire da sola la sera (36,6%) e quasi un cittadino su due dà un giudizio negativo sul controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine (46,4%). La tendenza, inquadrata dall'ultimo rapporto Istat sulla percezione della sicurezza nel nostro Paese, e riferita agli anni 2015-2016, presenta al suo interno molte contraddizioni. A partire dal fatto che, a fronte di tali diffuse preoccupazioni, la quota di persone che ha davvero sperimentato la paura concreta di essere sul punto di subire un reato nei tre mesi precedenti la rilevazione è stata pari appena al 6,4%. Il magistrato Piercamillo Davigo, che a maggio ha pubblicato il suo ultimo libro «In italia violare la legge conviene» Vero! (2018, Laterza), ha commentato così questi dati per Lettera43.it: «La percezione di insicurezza degli italiani non ha alcun rapporto con la realtà. La nostra anomalia non sono i reati di strada, ma il crimine organizzato e la devianza delle classi dirigenti».

Piercamillo Davigo, presidente della II Sezione Penale presso la Corte di Cassazione.

DOMANDA. Cosa ne pensa dei risultati di questo rapporto?
RISPOSTA.
Direi che siamo alle solite.

D. In che senso?
R. I dati sulla percezione di sicurezza degli italiani non hanno alcun rapporto con la realtà dei fatti.

D. Può spiegare perché?
R.
Perché i reati realmente commessi in Italia sono diminuiti. Secondo gli ultimi dati del ministero dell'Interno, dal 2011 al 2015 il numero totale è sceso del 7%. Trend decrescente confermato nel 2016 (-7,4%), con le rapine calate del 6,1% e i furti del 7,9%. Ma c'è un altro dato che trovo ancora più significativo.

D. Quale?
R. Quello degli omicidi volontari. Il reato più grave di tutti, che minaccia l'esistenza stessa della persona.

D. Anche in questo caso i dati sono positivi?
R. Nel 2016 sono stati commessi 400 omicidi volontari rispetto ai 471 del 2015 (-15%). È il dato più basso nella storia del nostro Paese. La decrescita è iniziata nel 1992 e non si è mai fermata.

D. Quindi non esiste nessuna emergenza criminalità in Italia.
R.
Questi dati fanno capire che non è vero che l'Italia è un Paese insicuro. Ma ci sono anche altre ragioni.

D. E cioè?
R. Se scomponiamo il dato degli omicidi volontari, scopriamo che l'incidenza maggiore di delitti si registra in ambito domestico o di parentela. Il rapporto Istat fotografa la paura di uscire di casa, ma gli italiani avrebbero qualche motivo oggettivo in più per avere paura di restarci.

D. Com'è possibile allora che la percezione di insicurezza sia così lontana dalla realtà?
R.
La mia opinione è che la responsabilità maggiore vada attribuita ai media.

D. Su che base lo sostiene?
R. Basta prendere i dati dell'Osservatorio di Pavia. Sulle sette principali emittenti nazionali (Rai 1, Rai 2, Rai 3, Rete 4, Canale 5, Italia 1 e La7), si dedicano in media tre ore al giorno alla cronaca nera. E anche i telegiornali in prima serata danno troppo spazio a questo tipo di notizie. Per non parlare poi del trattamento: apprensivo e ansiogeno.

D. Quali sono allora i fenomeni che dovrebbero giustamente preoccupare gli italiani, se la criminalità di strada non rientra fra questi?
R. Le vere anomalie italiane, rispetto al resto d'Europa, sono due. Il crimine organizzato e la devianza delle classi dirigenti. Fortunatamente, chi commette crimini legati alla mafia in galera un po' ci sta. Ma non può dirsi lo stesso per chi commette reati d'altro tipo, a meno che non venga arrestato in flagranza.

D. Non pensa che proprio questo fenomeno possa generare una percezione d'insicurezza nei cittadini?
R.
Ma la responsabilità di chi è? Della classe dirigente, quella politica in particolare. Che non approva leggi efficaci e per se stessa aspetta sempre le sentenze. Non di chi le leggi le applica.

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