Amendola
BLUES
28 Giugno Giu 2018 1524 28 giugno 2018

Scommesse, con i giocatori si moltiplicano i testimonial

Dal 2007 al 2017 gli italiani dipendenti dall'azzardo sono passati da 100 a 400 mila. E le pubblicità proliferano. Anche durante i Mondiali. Con protagonisti variegati. Dalle spelacchiate glorie del calcio al compagno Amendola. 

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Tra Luigi Abete il cattolico, che da presidente della Federazione calcistica rifiutò lo sponsor della Sisal per la Nazionale, e Carlo Tavecchio il pragmatico che invece la legò a Intralot non c'è partita, vince il pragmatismo. E lo vediamo con potenza di fuoco in questi mondiali russi.

CAMPIONI E VECCHIE GLORIE. Le partite trasmesse su Mediaset sono parate di spot per il gioco d'azzardo – legale, legale, per carità – con relativi testimonial, gente che potrebbe anche fare a meno ma non lo fa perché siamo nei confini benedetti della legalità il cui feticcio basta a risolvere ogni disturbo etico. Così in questi anni si sono potuti vedere, e rivedere, e rivedere, e rivedere, Andrea Pirlo con Sisal Matchpoint, le vecchie glorie un po' spelacchiate Mazzola, Altafini e Grapes per Snai, Francesco Totti che dà i numeri al Lotto, Gigi Buffon che reclamizzava il poker e, da sportivo professionista, puntava a raffica dove gli pareva, partite di calcio escluse per ovvio impedimento legalistico. E gli spot per l'azzardo «legale, per carità» si moltiplicano mentre i giocatori compulsivi crescono del 33% in un anno secondo l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, le macchinette sono triplicate in un triennio e quattro ludodipendenti su 10 sono adolescenti, favoriti dalle nuove, sconfinate possibilità online.

IL BOOM DELL'AZZARDO. «Gioca responsabilmente!», così va tutto a posto. Ma tanto responsabili non devono essere se dal 2007 al 2017 quelli inguaiati con la dipendenza da azzardo sono passati da 100 a 400 mila e, secondo una ricerca del Cnr, a tentare la sorte, slot o telefonino che sia, sono in 17 milioni ogni anno, il 70% in più rispetto al 2010. A Roma due su tre s'inguaiano con l'azzardo, legale per carità, anche se fino a un certo punto: è vietato ai minori? Ma che fa? Ma chi è che si sente di negare l'accesso in un bar? E poi, non c'è il circuito on line che è terra promessa, senza barriere, senza filtri?

LA PREVENZIONE NON FUNZIONA. No, la prevenzione (naturalmente) non funziona, gli spottini governativi non servono a granché, travolti dagli spottoni commerciali coi testimonial milionari che ammiccano, «gioca responsabilmente», se in certi distretti come a Fermo il Dipartimento Dipendenze dell'Asl ha appena lanciato l'allarme, con centinaia di soggetti già in carico e molti di più a rischio, pronti a cadere tra le spire delle illusioni e poi quelle di una realtà brutale, fatta di strozzini, di malavita che controlla il giro delle slot “legali” e per farti rientrare ti mette davanti alla scelta: o spacci per noi o ti rompiamo le ossa e poi passiamo alla tua famiglia.

Gioca responsabilmente!, così va tutto a posto. Ma tanto responsabili non devono essere se dal 2007 al 2017 quelli inguaiati con la dipendenza da azzardo sono passati da 100 a 400 mila e, secondo una ricerca del Cnr, a tentare la sorte, slot o telefonino che sia, sono in 17 milioni ogni anno

Tra i sovraesposti, con molti scrupoli sociali ma pochi personali, c'è uno dallo spottino di lungo corso ma sempre fragrante: «Io sono membro del più grande gruppo di scommesse sportive online del mondo. Io sono membro...». A scandire è Amendola, Claudio Amendola, il compagno Claudio Amendola, «il compagno in Mercedes» Claudio Amendola come affettuosamente lo “intitolavano” negli anni verdi del successo emergente. Er sor Claudio tracima dai mondiali in Russia, non c'è partita che non sia preceduta dal suo ossessivo annuncio, «io sono membro...». Tutto legale per carità, però un po' stridente.

LA FILOSOFIA DI SOR CLAUDIO. «Gioca responsabilmente», ma già alle otto di mattina gli sciagurati li vedi appesi alle manopole delle slot o alla tastierina del tablet nella vana speranza di un jackpot, Lumpenproletariat che finisce di rovinarsi con le sue mani, scommettendo alla luna. Certo, poi non si può andar giù duri come Grillo, «Amendola fa i soldi con l'azzardo», e l'altro infatti l'ha querelato. Però resta curiosa la coerenza politico-esistenziale di uno che, in una intervista rivelatrice su Vanity Fair, ebbe a chiarire: «Io faccio quasi tutto per soldi. E sarebbe sbagliato non farlo. Perché se non li danno a me, i soldi li danno a un altro, mica vanno in beneficenza».

NOSTALGIA DI DON CAMILLO. Poi dice non c'è più sinistra, “ma quella vera”. In realtà, questo approccio di lotta e di scommessa rimane sideralmente lontano dai testi sacri del marxismo, a meno che la rivoluzione non passasse per il gioco d'azzardo on line e nemmeno Marx se ne fosse accorto. Certo, siamo sideralmente lontani dall'amabile canzonatura di don Camillo che, negli Anni 50, apostrofava con un sorrisone dentato Peppone “colpevole” d'aver fatto 13 al Totocalcio: «La schedina è l'oppio del popoli!». Eh, ma qui, altro che schedina: «Io sono socio del più grande gruppo di scommesse sportive on line del mondo».

CIRCONDATI DAI CASINO. Curioso, però: tutti a preoccuparsi per tutte le dipendenze possibili e immaginabili, tranne questa; l'hanno legalizzata 10 anni fa, ha portato nelle casse dello Stato soldi usati per curare i “tossici” (nella partita tra incassare e medicare, lo Stato è in passivo), e il numero dei dipendenti è in progressione geometrica. E parte sempre prima, ormai siamo ai ragazzini, incalliti come vecchi habituè dei casino. E i casino sono dappertutto, spuntano ovunque, anche sotto lo schermo di uno smartphone. Non scappi. Ma chi l'ha visto non sa cancellare dalla mente quel muratore che, dentro un mattino livido alla stazione di Ancona, la tuta già sporca di calcina, al limitare di uno squallore da bar smanettava come un ossesso e più perdeva più puntava. La combinazione non usciva mai, lui guardava, bestemmiava, s'accendeva una sigaretta e ricominciava, finché il treno, muovendosi, non lo lasciava lì con la sua disperazione da cui fuggire via, via, via.

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