Flix Bus
ABILE A CHI?
30 Giugno Giu 2018 1400 30 giugno 2018

Flixbus, una vittoria collettiva sull'accessibilità degli autobus

Altro che "giustizia fai da te". L'Associazione Luca Coscioni ha fatto condannare la società di trasporto per discriminazione verso le persone con disabilità. Ecco perché dobbiamo agire come soggetto politico.

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Iniziamo con una gran bella notizia: il tribunale di Roma ha condannato Flixbus, la società di trasporti urbani ed extraurbani che effettua servizi low cost in tutta Europa, per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità. Uno a zero, palla al centro, volendo usare una metafora calcistica, in onore all’atmosfera dei Mondiali che si respira in queste settimane.

SENZA LA RAMPA D'ACCESSO. Il gol è stato segnato dall’Associazione Luca Coscioni, che ha promosso la vicenda giudiziaria nata dalla disavventura di alcuni ragazzi con disabilità motoria a cui era stato impedito di prenotare un viaggio a bordo della compagnia perché la vettura era sprovvista della rampa d’accesso per le sedie a rotelle, nonché degli appositi posti di stazionamento all’interno.

PATETICHE GIUSTIFICAZIONI. Ora Flixbus ha tempo 60 giorni per mettere a disposizione mezzi accessibili, nonché per pubblicare a sue spese l’ordinanza di condanna sulle pagine del quotidiano Corriere della sera. A nulla è valso il patetico tentativo di giustificazioni da parte della società che in una nota ha dichiarato di offrire da sempre il trasporto gratuito delle sedie a rotelle nel vano bagagli e la possibilità che l’accompagnatore del viaggiatore disabile non paghi il biglietto.

Flixbus può spiegarci, per favore, come potrebbe fare una persona con disabilità motoria a salire gli scalini che consentono l’accesso al mezzo e raggiungere il posto a sedere?

Ringraziamo Flixbus della cortesia riservataci, ma potete spiegarci, per favore, come potrebbe fare una persona con disabilità motoria a salire gli scalini che consentono l’accesso al mezzo e raggiungere il posto a sedere? Non siamo ancora in grado di teletrasportarci anche se, viste le condizioni in cui versa l’Italia in quanto a barriere architettoniche, ci stiamo attrezzando per farlo!

UN'ALTRA VITTORIA A VICENZA. Vittoria importante, quindi, quella dell’Associazione Luca Coscioni, ma non la prima: già a settembre 2017 aveva presentato ricorso contro la società di trasporto pubblico di Vicenza, vincendolo. Il tribunale aveva infatti condannato la ditta ad adottare un piano per la rimozione delle barriere architettoniche entro sei mesi.

CASI CHE FANNO GIURISPRUDENZA. Sono state entrambe sentenze significative perché costituiscono dei precedenti che faranno da giurisprudenza nel caso in cui in futuro si presentassero situazioni analoghe. Eh sì, purtroppo questa è un’eventualità molto probabile, anzi direi quasi certa. A chi di noi “carrozzati” non è mai capitato di “perdere” una o più corse dell’autobus, non per mancanza di puntualità da parte nostra bensì a causa di un mal funzionamento del mezzo stesso?

Flixbus è una società di trasporti urbani ed extraurbani che effettua servizi low cost in tutta Europa.

Scommetto che se ognuno di noi raccontasse in forma scritta le sue disavventure in qualità di passeggero, potremmo pubblicare l’Odissea, parte seconda. Affermare che in Italia il servizio di trasporto pubblico non è accessibile alle persone con difficoltà motorie è decisamente un eufemismo. Due casi esemplificativi: nella capitale, secondo i risultati dello studio “Percorrere e attraversare a Roma: non è per tutti”, condotto dalla Fondazione Filippo Caracciolo e da Aci - Automobile club Italia - e riportati nel 2015 in un’indagine del Corriere della sera, solo il 26% degli autobus è idoneo al trasporto di passeggeri disabili.

A MILANO SOLO IL 40% DEI TRAM È OK. A Milano, invece, secondo quanto riportato da SuperAbile, il 100% degli autobus di nuova acquisizione è accessibile (peccato che anche qualcuno dei vecchi esemplari sia ancora circolante), mentre solo il 40% dei tram è totalmente a norma di legge per il trasporto di passeggeri con disabilità.

BEPPE ROTELLE, BATTAGLIA SOLITARIA. La situazione è apocalittica, come testimoniano anche i numerosi episodi riportati dai media. Su Lettera43.it abbiamo raccontato la vicenda di Beppe Rotelle e delle sue proteste solitarie, ma le lamentele dei singoli cittadini sono veramente numerosissime e riempiono le cronache cittadine di tutto il Paese. Qual è la differenza tra l’azione legale intrapresa dall’Associazione Coscioni e la libera iniziativa di Beppe?

Disabili alla riscossa: basta fare i martiri, uniamoci

ABILE A CHI? Azioni singole ed eclatanti, come quelle che sono costate un processo a "Beppe Rotelle", servono a poco. Bisogna creare una collettività che lotti compatta, al di là dei protagonisti carismatici.

Innanzitutto mentre la prima ha scelto di percorrere via legali, il signor Beppe offendendo l’autista è passato automaticamente dalla parte del torto. Questa differenza si è ripercossa a livello di risultati raggiunti: le percosse e gli insulti con cui il signor “Rotelle” ha aggredito il conducente dell’autobus gli sono costati una condanna ai lavori socialmente utili, mentre la vicenda giudiziaria promossa dall’Associazione ha portato alla vittoria di una causa.

AZIONI PERSONALI INEFFICACI. La forma di protesta di Beppe, mossa dall’emotività ma non strutturata, ha quindi avuto per lui un costo molto alto, a fronte di un risultato praticamente nullo (la mia ricerca per scoprire se la “sua” fermata fosse stata nel frattempo resa accessibile non ha prodotto alcun esito, il che mi fa intuire che probabilmente il problema non è stato eliminato), fatta eccezione per una manciata di visibilità a livello mediatico.

SERVE LOTTARE TUTTI ASSIEME. La seconda differenza la trovo nelle strategie di azione: mentre Beppe Rotelle ha agito come singolo, nel caso Flixbus così come in quello riguardante la società di trasporti vicentina la battaglia contro le discriminazioni di cui i ragazzi sono stati vittime è stata condotta da un’organizzazione di attivisti per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, quindi da un soggetto politico.

Agire da soli è più immediato, ma molto di rado offre la possibilità di essere incisivi. I singoli non intimoriscono i “poteri forti”, una collettività organizzata sì

Contattare un’associazione e collaborare insieme per cercare di cambiare una realtà che valutiamo essere ingiusta penso sia indubbiamente più faticoso di qualsiasi forma di “giustizia fai da te”. Sono però convinta che sia molto più efficace. Agire da soli è più immediato, ma molto di rado offre la possibilità di essere incisivi.

DISCRIMINAZIONE PER TUTTI. Forse è un po' crudo esplicitarlo, però i singoli non intimoriscono i “poteri forti”, una collettività organizzata sì. Le condotte discriminatorie hanno poco a che vedere con il piano personale, se non per quanto concerne la gestione delle conseguenze che generano. Chi mi impedisce di salire su un autobus non rendendolo accessibile non lo fa per una questione di antipatia nei miei confronti, ma perché è convinto per qualche ragione che non convenga adoperarsi per fare in modo che anche chi ha difficoltà motorie possa usufruire dei mezzi pubblici.

DIRITTI NEGATI COME CITTADINO. Ecco perché è importante che noi persone con disabilità diventiamo una soggettività politica: impedire a me come individuo di spostarmi con i mezzi pubblici equivale negare questo diritto anche a tutti gli altri cittadini con difficoltà motorie che potenzialmente potrebbero averne bisogno.

Noi persone con disabilità dobbiamo svegliarci e uscire dall’orticello del personalismo per incominciare a pensare e a pensarci come soggetto collettivo

L’accessibilità ai mezzi di trasporto non è un diritto individuale, ma collettivo. E la violazione di questo diritto non arreca danno solamente alla persona che la subisce, bensì a tutta la comunità (che tra l’altro ricordiamo essere composta da membri che, pur non avendo una disabilità, possono incontrare difficoltà nell’affrontare gli scalini, per esempio mamme con passeggini, persone anziane, eccetera).

ESIGENZE DI MILIONI DI PERSONE. Anche le istituzioni e le imprese devono capirlo: è necessario far loro comprendere che dotarsi di vetture a norma di legge per il trasporto di passeggeri con disabilità non equivale a concedere un favore a un povero disabile indifeso, ma soddisfare le esigenze di milioni di cittadine e cittadini.

CONQUISTE SOLO DI SQUADRA. Noi persone con disabilità dobbiamo svegliarci e uscire dall’orticello del personalismo per incominciare a pensare e a pensarci come soggetto collettivo. Le conquiste dell’associazione Luca Coscioni sono un esempio che ci dimostra come il lavoro di squadra per raggiungere un obiettivo condiviso riesca a farci tagliare traguardi irraggiungibili correndo da soli.

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