Due Mamme Legge40 Cirinnà Genitorialità Intenzionale
6 Luglio Lug 2018 1543 06 luglio 2018

L'avvocata delle due mamme: «Così abbiamo vinto in tribunale»

Tempori a L43: «La legge 40 riconosce la genitorialità intenzionale anche delle famiglie arcobaleno. Per noi è una sentenza storica».

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I tribunali ordinano ai Comuni di compilare certificati con due genitori dello stesso sesso: quella che secondo la presidente di Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia è «una giornata davvero storica», è il risultato di una battaglia legale che passa attraverso la richieesta dell'applicazione diretta della legge 40 del 2004 anche per le coppie omogenitoriali. Il 6 luglio due sentenze (tribunale di Pistoia e di Bologna) danno ragione a due coppie di donne: possono registrare l'atto di nascita dei loro figli con l'indicazione di due madri.

L'avvocata Federica Tempori, che si è occupata del caso di Pistoia, fa parte del gruppo legale di Famiglie arcobaleno che, con il coordinamento del professor Angelo Schillaci, ha lavorato a questa causa pilota. È lei che spiega a Lettera43 qual è stato il percorso legale e qual è l'importanza politica della sentenza: «si tratta di sancire una nuova forma di genitorialità: non biologica né adottiva, ma intenzionale».

Domanda. Si aspettava una sentenza favorevole?
Risposta.
Sinceramente non ne avevo alcuna certezza. È un campo normativo nuovo, che affrontiamo giorno per giorno. Ma le notizie sono incoraggianti. Prima ci sono stati alcuni sindaci, prima di tutti la Appendino a Torino, e ora è la volta dei tribunali. E' una sentenza storica per noi.

D. State lavorando ad altri ricorsi?
R.
Non posso dare informazioni al riguardo. Questa e quella di Bologna erano cause pilota. Ma non escludo che l'esito positivo possa aprire a un aumento del numero di coppie che vuole fare ricorso.

Due mamme grazie alla legge 40

Sentenza storica per le Famiglie Arcobaleno: per la prima volta una sentenza di un Tribunale - quello di Pistoia - sulla base della legge 40 ordina a un Comune di inserire nell'atto di nascita di un bambino entrambe le sue due mamme, quella che l'ha partorito e la seconda, che l'ha voluto e desiderato e che insieme alla compagna ha deciso di accedere alla fecondazione eterologa.

D. Su quali argomenti avete lavorato?
R.
Si tratta di un combinato disposto tra l'interpretazione degli articoli 8 e 9 della legge 40/2004, ovvero quella che regola la fecondazione assistita, e della Cirinnà che regola le unioni civili.

D. Ovvero?
R.
La prima definisce che la responsabilità genitoriale del partner che non è genitore biologico sorge per effetto della prestazione del consenso alla procreazione assistita eterologa. La seconda, con l'unione civile celebrata, sancisce la validità delle coppie omosessuali a tutti gli effetti. Il tribunale di Pistoia ha sancito che la nostra interpretazione è orientata e valida.

D. È stato difficile?
R.
Più rapido del previsto. A novembre 2017 il comune di Montale ha rifiutato di iscrivere le due madri nell'atto di nascita, noi abbiamo fatto ricorso al tribunale competente (quello di Pistoia) all'inizio del 2018. Siamo andati in udienza e abbiamo depositato le memorie a fine giugno. La sentenza in primo grado è arrivata a poche settimane di distanza.

D. Qual è il punto che ritenete più importante della sentenza?
R.
Per la prima volta viene valutata l'intenzione di diventare genitore come un ulteriore modo di esserlo. Con l'adozione veniva valutato il legame tra genitore adottivo e figlio, ma qui si afferma che nel momento in cui presto il mio consenso a diventare genitore mi assumo appieno la responsabilità di un figlio proprio come un genitore biologico.

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