Disability Pride Diritti Fontana Associazioni Disabili
ABILE A CHI?
21 Luglio Lug 2018 1400 21 luglio 2018

Il Disability Pride chiama politica e associazioni. Quando rispondete?

Rimettere al centro le persone con disabilità e applicare la Convenzione Onu sui loro diritti. Questo l’appello della manifestazione del 15 luglio. Ma il ministro Fontana e tante organizzazioni latitano.

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Il Disability pride, giunto quest’anno alla sua terza edizione, ha cambiato forma: non più conferenze sulle tematiche più scottanti relative al mondo della disabilità e spettacoli in luoghi chiusi e per questo raggiungibili da un pubblico ristretto, come nelle precedenti manifestazioni, bensì un corteo aperto a tutti lungo le vie di Roma e terminato in piazza del Popolo con una serata ricca di esibizioni artistiche. Si è svolto così, il 15 luglio scorso, uno degli ormai più importanti appuntamenti del mondo dell’attivismo per la difesa dei diritti della persone con disabilità in Italia. Tutti in piazza per affermare con determinazione che la disabilità è una delle tante possibili condizioni umane e non può essere ignorata o nascosta perché riguarda tutti, anche se spesso fa paura o crea disagio. Una sfilata per “gridare” alla società che le persone disabili hanno gli stessi diritti e doveri degli altri e che è arrivato il momento di prenderne atto e collaborare insieme per costruire una società realmente inclusiva.

Ma anche un messaggio per i nostri governanti: i principi e le strategie operative per promuovere una rivoluzione culturale e politica nel modo di considerare le persone con disabilità non sono utopia ma esistono già, come ci ricorda la Convenzione Onu dedicata al tema. Basterebbe solo attuarli. In che modo? Se chi è alla guida del nostro Paese fosse a corto di idee, saremmo pronti a venir in loro soccorso. Molti di noi lo stanno già facendo: in occasione del Pride, ad esempio, Marco Gentili, co-presidente dell’associazione Luca Coscioni, ha lanciato un appello ai parlamentari per ricordare loro le priorità più urgenti da soddisfare (guarda il video sopra). Dal libero accesso alle cure, al lavoro, alla mobilità e alla vita indipendente, proseguendo con l‘attuazione dei Peba (Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche) e l’uso della firma digitale, gli ambiti in cui urge intervenire sono numerosi.

IL MINISTRO PER LA FAMIGLIA E LA DISABILITÀ LORENZO FONTANA NON PERVENUTO

L’affluenza alla manifestazione è stata molta - si parla di circa 2 mila partecipanti al corteo - e non può che rendermi felice: si tratta di una mobilitazione nata “dal basso”, dall’idea di Carmelo Comisi, un giovane attivista che dopo la prima edizione ha fondato un’associazione – la Disability pride onlus – promotrice ufficiale dell’iniziativa. Il Pride è un’occasione importante per ricordarci che gli sforzi compiuti quotidianamente da ognuno di noi per far valere i propri diritti e doveri sono lotte comuni che vanno combattute insieme e non singolarmente. Le discriminazioni di cui spesso siamo vittime non nascono da antipatie o sgarbi personali ma riflettono le teorie di senso comune riguardanti le persone con disabilità che hanno ripercussioni a livello socio-politico. Bisogna quindi agire come soggetto organizzato e capace di relazionarsi con le altre forze sociali e politiche che operano sul territorio, sia a livello micro-cittadino, ad esempio – che macro – di nazione. La disabilità è una condizione non individuale ma socio-politica e deve essere gestita prima di tutto su quel piano. Per questo motivo mi sarei aspettata che la manifestazione pullulasse di parlamentari desiderosi di offrire il loro contributo alla causa.

Lorenzo Fontana.

In testa al corteo avrei giurato che ci fosse il nostro ministro per la Famiglia e le Disabilità, l’onorevole Lorenzo Fontana o quantomeno il sottosegretario Vincenzo Zoccano. Ero lì pronta a osservarli sfilare magari con qualche striscione o megafono in mano. Sarebbe stato un segnale importante perché la politica non si fa solo in parlamento ma si costruisce insieme ai cittadini. Il Disability pride, infatti è uno degli strumenti che molte persone con disabilità hanno scelto per intervenire politicamente, cioè per esplicitare le nostre istanze alla società e a chi ci rappresenta in parlamento. Nessuno può prendere decisioni che si ripercuotono sulla nostra vita senza prima averle concertate con noi. Invece mi sono dovuta ricredere: il ministro Fontana non ha partecipato al Pride (forse il nome, richiamando pericolosamente quello delle famiglie che, a suo dire, non esistono lo ha scoraggiato dal presenziare), scrivendo agli organizzatori di aver preso precedenti impegni (instancabile il nostro ministro, è occupato anche la domenica!). Nessuna traccia nemmeno del sottosegretario che pure aveva fatto sapere di essere onorato di prender parte alla manifestazione e aveva chiesto di poter ricevere l’invito ufficiale tramite la sua segreteria.

TROPPE DIVISIONI TRA ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI LEGATI AI DISABILI

Come “leggere” queste assenze? Se lasciamo parlare i fatti, notiamo come nessun rappresentante del ministero abbia ritenuto importante camminare a fianco dei beneficiari del loro operato né interfacciarsi con gli organizzatori dell’iniziativa. Non hanno pensato che il Disability pride avrebbe potuto essere una buona opportunità per ascoltare le istanze di chi convive quotidianamente con una condizione di disabilità. Da dove pensano di partire per migliorare la condizione degli oltre 4 milioni di cittadini disabili in Italia se non li incontrano e non prestano attenzione alla loro voce? A proposito, come si sta muovendo ad oggi il ministro Fontana in materia di disabilità? Finora mi risulta abbia accettato di incontrare le principali associazioni italiane per la difesa dei diritti delle persone con disabilità che hanno condiviso con lui le priorità sulle quali intervenire. Si è trattato di un primo importante passo verso una collaborazione ma, se non gli faranno seguito proposte di azioni concrete, rischia di restare una pura formalità. Ad oggi non sappiamo di cosa si occuperà il nostro ministero. Chi e quando pensa di dircelo? Se io fossi stata l’onorevole Fontana avrei colto l’occasione del Pride per illustrare alla collettività le mie proposte concrete. Come mai lui non ci ha pensato? Era veramente impegnato o non è venuto perché non avrebbe saputo cosa raccontarci?

Ma le altre grandi assenti alla manifestazione sono state le principali associazioni per la difesa dei diritti delle persone con disabilità. Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) e Fand (Federazione tra le associazioni nazionali delle persone con disabilità) non pervenute, pur essendo state invitate dagli organizzatori. Chi ha collaborato alla realizzazione dell’evento sono state l’Associazione Luca Coscioni ed altre onlus forse meno conosciute a livello nazionale. Sapere che due delle più importanti e storiche organizzazioni occupate nella difesa dei diritti delle persone disabili abbiano scelto di non essere presenti mi ha decisamente spiazzata. Credo che il grande rischio dell’associazionismo e dell’attivismo nel campo della disabilità e non solo sia che ciascuno coltivi il proprio orticello, combatta le proprie battaglie e cerchi di perseguire i suoi obiettivi personali senza condividere uno scopo comune e collaborare con quanti si impegnano per la stessa causa. Spesso mi sembra di osservare un certo disinteresse nei confronti di ciò che fanno gli altri, quando non addirittura della rivalità tra le associazioni e i movimenti. Ma se queste divisioni persisteranno, se continuerà ad esserci antagonismo o noncuranza reciproca tra chi si occupa dei diritti dei disabili, si asseconderà il gioco di chi vuole il dividi et impera. Mi sembra davvero poco intelligente procedere da soli. Cerchiamo di creare delle occasioni per conoscerci di più e fare rete, impariamo a collaborare maggiormente tra noi. Solo così potremo diventare una forza sociale e politica in grado di produrre dei cambiamenti incisivi.

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