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26 Luglio Lug 2018 1144 26 luglio 2018

Davvero in Italia si va in pensione così tardi?

Nonostante un’età pensionabile tra le più alte tra i paesi industrializzati, in Italia il ritiro effettivo dal mondo del lavoro avviene relativamente presto per una serie di eccezioni. In futuro potrebbe non essere più così.

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L’ invecchiamento della popolazione mette a rischio sostenibilità il sistema pensionistico italiano. Per il futuro, quindi, non si può escludere che si andrà in pensione più tardi e con assegni più bassi. Già con la riforma Fornero del 2011, l’età pensionabile in Italia è salita a 66 anni e 7 mesi per gli uomini e 65 anni e 7 mesi per le donne. E dal 2019, come previsto dalla stessa riforma, l’età del ritiro dal lavoro si aggiornerà in base alla speranza di vita. Ciò nonostante, secondo le stime dell’ultimo rapporto “Pensions at Glance 2017” di Ocse, organizzazione che raggruppa i 35 stati più industrializzati al mondo, l’Italia ha un’età di ritiro effettivo dal lavoro più bassa di molti altri paesi. Com’è possibile, visto che in media l’età pensionabile nell’Unione europea è 64,4 anni per gli uomini e 63,4 anni per le donne?

LA DIFFERENZA TRA ETÀ PENSIONABILE E RITIRO EFFETTIVO. Il limite dell’età pensionabile italiano è molto alto se lo si paragona a quello in vigore per i 35 paesi più industrializzati: per gli uomini è superiore solo in Islanda e Norvegia (67 anni) e per le donne in Islanda e Norvegia (67 anni), Portogallo (66,2 anni) e Irlanda (66 anni). In Italia però esiste anche un limite di anzianità che è pari a 41 anni e 3 mesi di contributi pagati per le donne e 42 e 3 mesi per gli uomini (alzato nel 2011 da circa 40). In più, chi fa lavori che per la legge sono usuranti può andare in pensione prima. Per cui le persone che hanno iniziato a lavorare presto hanno raggiunto i requisiti per la pensione prima del limite per l’età pensionabile.

RITIRO EFFETTIVO: IN ITALIA AVVIENE A 62 ANNI PER GLI UOMINI. Riscrivendo la classifica in base all’età in cui effettivamente si va in pensione, l’Italia è 33esima su 35 paesi presi in esame dall’Ocse per quanto riguarda gli uomini, che in media vanno in pensione a 62,1 anni, e 24esima per le donne che si ritirano dal lavoro a 61,3 anni. Nei paesi Ocse la media è pari a 65,1 anni per gli uomini e 63,6 per le donne. Quindi in Italia si va in pensione prima rispetto a molti altri stati industrializzati.

CHI È NATO NEL 1996 ANDRÀ IN PENSIONE A 71 ANNI. L’età della pensione, però, è destinata a salire in Italia. A pagare il prezzo dell’invecchiamento della popolazione saranno le generazioni più giovani. Secondo le stime dell’Ocse, infatti, chi è nato nel 1996 potrebbe arrivare a prendere la pensione intorno ai 71 anni. Mentre nel resto dei Paesi in esame i classe 1996 andranno in pensione intorno ai 65 anni. Peraltro, nel nostro paese, i più giovani faticano a entrare nel mercato del lavoro o hanno carriere lavorative discontinue. Per cui il pericolo, secondo l’Ocse, è che siano soggetti al rischio povertà.

LE SOLUZIONI OFFERTE DAL MERCATO PRIVATO. I lavoratori si trovano dunque di fronte a significativi cambiamenti riguardo ai loro piani pensionistici. E in futuro sempre più persone potrebbero ricorrere a diverse forme di previdenza complementare, utili ad integrare la pensione pubblica e a mantenere così il proprio tenore di vita. Per esempio, Reale Mutua ha diversi prodotti che vanno in questa direzione, per poter soddisfare l’esigenza di costruire un piano di previdenza personalizzato in funzione della propensione al rischio e dell’orizzonte temporale di ciascuno, sfruttando anche il regime fiscale agevolato di cui questi strumenti godono. Allargando lo spettro delle coperture in ottica welfare familiare, poi Reale Mutua con l’Offerta Meno Venti Più Protetti offre ai clienti il 20% di sconto su vari prodotti fondamentali per assicurare tranquillità e benessere alla propria famiglia: Casamia, la polizza per l'abitazione che protegge la casa e i beni al suo interno, Realmente In Salute l’assicurazione sanitaria ideata per integrare le prestazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale e Unica Reale, pensata per tutelare il reddito in caso d’infortuni.

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