Facebook Disabili Discriminazione
Abile a chi?
25 Agosto Ago 2018 1400 25 agosto 2018

Che fare quando Facebook discrimina i disabili (e non solo)

L'azienda di Mark Zuckerberg permette agli inserzionisti di escludere le persone con disabilità dalla ricezione delle offerte immobiliari. Ma questa scelta si può contrastare e cambiare.

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Vi è mai capitato di cercare appartamento tramite i siti internet o i social network pensando che siano i migliori strumenti per permettervi di visionare tutte le offerte disponibili sul mercato? Potreste sbagliarvi, soprattutto se vi state appoggiando a Facebook. Il governo degli Stati Uniti ha infatti accusato l'azienda di Mark Zuckerberg di consentire l'uso di condotte discriminatorie da parte degli inserzionisti che acquistano spazi pubblicitari sulla piattaforma per l'affitto o la vendita delle abitazioni. Il Dipartimento per l'abilitazione e lo sviluppo urbano ha denunciato: «Facebook discrimina illegalmente consentendo agli inserzionisti di scegliere quali utenti ricevono annunci relativi alla casa in base a etnia, colore, religione, sesso, stato familiare, origine nazionale e disabilità», utilizzando specifici filtri. La selezione può avvenire in base al sesso (decidendo di mostrare i contenuti dell'inserzione solo a uomini o solo a donne), al Paese d'origine o all'etnia (rendendo invisibile il testo a persone di determinate nazionalità o gruppi etnici), alla religione, allo stato famigliare e alla disabilità (escludendo, per esempio, gli utenti che Facebook categorizza come interessati a parole chiave come «sedie a rotelle o scooters per disabili», «cani guida», «accessibilità», «cultura sorda», ecc.).

LA DISCRIMINAZIONE SU FACEBOOK, UN PROBLEMA NON NUOVO

Non è la prima volta che il colosso viene denunciato: la discriminazione consentita nelle pubblicità ma in contrasto con una legge in materia – il Fair Housing Act - è già stata oggetto di due inchieste da parte del sito ProPublica nel 2016 e 2017. Non sono un'amante di Facebook anche se ne faccio uso per lavoro, ma non mi piace l'idea che le informazioni su di me vengano utilizzate in modi e per scopi su cui non posso esercitare il pieno controllo. Premesso ciò, penso che il gioiellino di Zuckerberg sia un potente strumento di veicolazione di messaggi e che possa essere utile o dannoso a seconda degli scopi che ci si prefigge di raggiungere per suo tramite e dalle modalità con cui viene usato. In questo caso è indubbio che il suo utilizzo, motivato da supposti interessi economici (l'intento alla base della scelta di introdurre i filtri è probabilmente assecondare le “preferenze” degli inserzionisti, facilitandoli nella selezione degli utenti allo scopo di fidelizzarli), veicola messaggi fortemente discriminatori nei confronti di determinate “categorie” di persone, tra cui anche quelle con disabilità. Ciò potrebbe causare un aumento delle condotte e degli atteggiamenti volti a tipizzare e segregare questi soggetti.

SE I SOCIAL NETWORK NON SI ISPIRANO ALL'INCLUSIONE SOCIALE

Questa è una modalità d'uso dello “strumento Facebook” che non risponde a un obiettivo di inclusione e coesione sociale. Al contrario, potrebbe pericolosamente contribuire ad aumentare la disgregazione tra i membri di una comunità e a esacerbare il livello del conflitto tra un gruppo maggioritario di persone “normali” - generalmente corrispondenti a cittadini di razza bianca, "normodotati", eterosessuali, di religione cristiana – e una minoranza “deviante” che non rientra in queste caratteristiche. Anni fa ho vissuto a Trieste in affitto in un appartamento all'interno di un condominio dotato di un ascensore di dimensioni eccessivamente ridotte per poterci entrare con Frida, la mia carrozzina elettrica.
Il proprietario mi aveva impedito di parcheggiarla in un angolo dell'atrio del palazzo perché alcuni condomini ritenevano sconveniente che una sedia a rotelle fosse esposta in bella vista. Grazie all'aiuto dell'amica con cui vivevo sono riuscita a parlare con i vicini e, se non proprio a far loro cambiare idea, quantomeno a fare in modo che la presenza di Frida venisse tollerata. Penso che, se all'epoca ci fossero stati i filtri usati da Facebook, magari non sarei nemmeno riuscita a intercettare questo appartamento (all'interno uno dei pochi palazzi dotati di ascensore a Trieste in quegli anni) e i miei vicini di allora non avrebbero avuto l'occasione di accorgersi del fatto che la presenza di una carrozzina in uno spazio comune non toglie nulla al decoro di un condominio.

PER CAMBIARE LE COSE SERVIREBBE UN BOICOTTAGGIO DI MASSA

Ma allora Facebook e il resto dei social o dei siti internet sono il male e vanno aboliti? Non penso. Come la maggior parte degli strumenti il loro valore è di per sé neutro. Sono le nostre intenzioni, i nostri obiettivi e il modo in cui scegliamo di usarli a fare la differenza. Come possiamo fare a contrastare logiche discriminatorie e disgreganti come quella adottata da Zuckerberg e dal suo staff e rendere i social uno strumento di promozione dell'inclusione sociale? Sono convinta che noi in quanto utenti e fruitori di beni e servizi abbiamo un potere enorme di influenzare le strategie politico-economiche di chi li eroga. Spesso ce ne dimentichiamo ma i guadagni di Zuckerberg dipendono da noi. Se tutti noi utenti di Facebook decidessimo di iniziare un boicottaggio di massa in segno di protesta, accompagnato da proposte concrete per trasformare le politiche e le strategie del social network da discriminatorie a inclusive, riusciremmo a obbligare l'azienda a rivedere le proprie condotte.

Storicamente i successi ottenuti attraverso grandi boicottaggi contro aziende del calibro di Coca Cola o Nestlé ci dimostrano che quando i consumatori si uniscono e si organizzano riescono a influenzare anche le scelte di grandi multinazionali

Storicamente i successi ottenuti attraverso grandi boicottaggi contro aziende del calibro di Coca Cola o Nestlé ci dimostrano che quando i consumatori si uniscono e si organizzano riescono a influenzare anche le scelte di grandi multinazionali. Invece che introdurre filtri che escludono le persone con disabilità dalla visualizzazione di determinate offerte, si potrebbe suggerire di adottare sistemi di selezione e indicizzazione che prediligano le offerte di soluzioni immobiliari accessibili a tutti. In questo modo i proprietari degli alloggi e le agenzie sarebbero incentivati a costruire o restaurare gli edifici secondo i criteri dello Universal Design per renderli fruibili e vivibili da chiunque. Proprio in queste ore Facebook ha annunciato che rimuoverà più di 5.000 categorie dalle opzioni che gli inserzionisti possono selezionare per il target nel tentativo di «prevenire l'uso improprio». In questo caso la denuncia del Dipartimento per l'abilitazione e lo sviluppo urbano ha avuto esiti positivi. Ciò non toglie che anche noi utenti dobbiamo vigilare sulle politiche del social network e possiamo con le nostre proposte rinforzare e promuovere l'adozione di strategie orientate a favorire l'inclusione.

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