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Abile a chi?
8 Dicembre Dic 2018 1400 08 dicembre 2018

Al ristorante con disabile: il confronto con la diversità

Alcuni esercenti li allontanano spaventati o infastiditi ma, per chi va oltre gli stereotipi, l'incontro con i disabili diventa un'occasione per superare pregiudizi e paure. L'esempio dell'Osteria dell'Inferno di La Spezia.

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Indovina chi viene a cena? è il titolo di un famosissimo film di Stanley Kramer della fine degli Anni 60. La pellicola racconta della storia d'amore tra una ragazza bianca proveniente da una famiglia liberal di San Francisco e uno stimato medico afroamericano e della difficoltà dei rispettivi genitori nell'accettare la loro decisione di sposarsi, comunicata proprio durante una cena a cui erano presenti entrambe le famiglie d'origine della giovane coppia. In quei tempi, negli Usa, era il colore della pelle a dare scandalo. Le persone disabili erano prevalentemente istituzionalizzate e quindi abbastanza invisibili a livello sociale, come del resto lo erano anche in Italia. Chissà che reazione avrebbe un ristoratore oggi se, dopo avergli posto la domanda che intitola la commedia, nel suo locale si presentassero dei clienti con disabilità. Probabilmente le risposte varierebbero a seconda dei proprietari, degli avventori e del contesto. Impossibile generalizzare. Posso però riportarvi qualche episodio realmente accaduto.

LA DIVERSITÀ CHE SPAVENTA CHI NON È PREPARATO

Tutti gli esempi hanno incipit simili tra loro ma alcuni si concludono in modo differente da altri. Torino: i proprietario di una trattoria invita una comitiva di cui facevano parte anche quattro ragazzi con sindrome di Down a lasciare il locale perché «Non sappiamo come gestirli». Dopo le proteste mediatiche della madre di uno di loro l'esercente si è scusato e ha esortato il gruppo a tornare. Un happy end, dunque, anche se abbastanza sofferto. Agrigento: ve la ricordate la comunità alloggio per pazienti psichiatrici a rischio di sfratto a causa delle proteste dei residenti e dei commercianti? A fine ottobre il consiglio comunale ha approvato una mozione con cui vieta il permesso di aprire strutture di accoglienza per “matti” (altrove ho già specificato la connotazione positiva che attribuisco a questo termine) o persone che usano sostanze stupefacenti nel centro storico, imponendo la chiusura della comunità stessa.

Ammettere che la diversità e l'imprevedibilità dell'altro può crearci disagio non deve però diventare una giustificazione per alloe le persone

Sono sempre molto critica nei confronti di reazioni o prese di posizione che allontanano chi è diverso da noi. Eppure l'esperienza di un'amica mi ha fatto riflettere. Mi ha raccontato di quando, da studentessa, lavorava come cameriera in un bar. Un giorno nel locale sono entrati alcuni “matti” che hanno incominciato a parlare a voce alta e a interagire con gli altri clienti in modo non convenzionale. Mi ha confidato di essersi sentita a disagio e di non sapere come comportarsi in quella circostanza. Come lei, anche gli altri clienti erano in difficoltà. Mi sono resa conto che forse siamo tutti poco abituati a relazionarci con chi riteniamo diverso da noi e soprattutto con quelle realtà che non conosciamo direttamente. Ma non solo. Ciò che ci spaventa, secondo me, è anche l'imprevisto, cioè trovarsi in una situazione di cui non si riesce a prevedere l'evoluzione appunto perché ci è poco familiare. Ammettere che la diversità e l'imprevedibilità dell'altro può crearci disagio non deve però diventare una giustificazione per allontanare le persone considerate fuori dalla “norma”.

L'INIZIATIVA DI ANGSA ALL'OSTERIA DELL'INFERNO DI LA SPEZIA

L'ultima storia arriva direttamente dall'"Inferno", passando attraverso Superando.it. Non sono diventata improvvisamente una satanista. Si tratta dell'Osteria All'inferno di La Spezia che, in collaborazione con l'associazione Angsa (Associazione nazionale genitori soggetti autistici), ripropone l'iniziativa Con chi vado a cena stasera. Per tutto il mese di dicembre, nei giorni feriali, il locale offrirà gratuitamente il pasto agli utenti dell'associazione, ragazzi con autismo o disabilità intellettiva, e all'amico non disabile (genitori e operatori esclusi) che cenerà con loro. Non saprei dirvi se gli “amici” siano tutti “persone comuni e sconosciute” oppure già in relazione con i ragazzi e i loro genitori (amici di famiglia, vicini, ecc.) ma poco importa. Infatti l'obiettivo di Angsa è promuovere lo sviluppo e l'uso delle competenze sociali, dell'autonomia e aumentare il livello di inclusione dei giovani con disabilità destinatari dell'iniziativa. Ma io penso che queste cene possano essere molto utili anche per gli altri clienti: le persone devono abituarsi a convivere con le persone più disparate in tutti i contesti della quotidianità.

SI DEVONO ABBATTERE I PREGIUDIZI E GLI STEREOTIPO

Quanti di noi hanno visto un “matto” o una persona con disabilità intellettiva in un ristorante, non accompagnato dai suoi genitori o dai professionisti che lo hanno preso in carico? Io, se escludo le uscite con le compagnie di teatro e danceability di cui ho fatto parte, nessuno. Incontrare per la prima volta da vicino “la disabilità” all'interno di situazioni protette come quella generata da Angsa e dal personale dell'Osteria All'inferno è sicuramente più semplice di quanto lo sia in mancanza di condizioni create per promuovere l'incontro e il dialogo tra persone diverse.

Penso che, ad esempio, il personale del ristorante ligure sia pronto e disponibile a intervenire nel caso in cui i clienti del locale abbiano bisogno di informazioni o rassicurazioni rispetto a queste cene sui generis (che non dovrebbero essere ritenute tali). Ovviamente relazionarsi con persone disabili o portatrici di qualche diversità in circostanze puramente casuali e non mediate da qualcuno che faciliti l'interazione e la comunicazione, nonché l'abbattimento di pregiudizi e stereotipi, può essere più complicato. In tal senso innescare volontariamente occasioni di incontro in contesti facilitanti può diventare una palestra di vita per tutti, sia disabili che “normodotati”, in cui allenarsi insieme al dialogo e al rispetto reciproci per essere pronti a farlo anche altrove.

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