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Reddito di cittadinanza: alle persone con disabilità solo briciole

Nel decretone solo un aumento di 50 euro e poco altro. Dopo le tante promesse del ministro Fontana e della Lega. Che hanno fatto propaganda sulla pelle dei disabili.

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Cinquanta euro in più al mese e nessun aumento delle pensioni di invalidità. Ecco cosa ci resta, al netto della propaganda leghista. Vi piacciono le caramelle? Se sì e se siete così fortunati da rientrare nel ristretto novero delle persone con disabilità dotate dei requisiti per beneficiare del reddito e della pensione di cittadinanza tra poco potrete gioire: nella proposta di modifica al decretone approvata dalla Camera pochi giorni fa è previsto qualche piccolo dolcetto per accontentarvi. Dietetico, badate bene.

Tutto merito della Lega, ovviamente. Facciamo un passo indietro o anche due e rievochiamo i bei vecchi tempi della campagna elettorale. In quel periodo nella coalizione di centrodestra si ventilavano grossi miglioramenti nell'ambito delle politiche a favore delle persone con disabilità: più incentivi economici ai datori di lavoro per incrementare le assunzioni (provvedimento discutibile, soprattutto in quanto non accompagnato da strategie più lungimiranti in merito all'inclusione lavorativa), aumento delle pensioni d'invalidità e addirittura l'istituzione di un ministero per le Disabilità. Uno degli assi nella manica della coalizione, ma soprattutto della Lega che ne faceva parte, si è dimostrato infatti propaganda sulla disabilità. Il cavallo di Troia del M5s, grazie al quale ora è partito di governo, invece è sempre stato il reddito di cittadinanza, misura di contrasto alla povertà e alla disoccupazione non specificatamente rivolta alle persone con disabilità.

L'AUMENTO DELLE PENSIONI DI INVALIDITÀ? UNA BUFALA

Torniamo a oggi e al nostro governo gialloverde. Quali delle promesse sbandierate dalla coalizione di centrodestra e, in particolar modo dalla componente leghista, è diventata realtà? Le politiche a favore dei disabili in materia di lavoro sono a mio avviso di dubbia efficacia e quindi migliorabili. L'aumento delle pensioni di invalidità abbiamo definitivamente scoperto essere stata una bufala e anzi molto peggio, come vedremo in seguito. Il ministro della Famiglia e delle Disabilità, Lorenzo Fontana, a parte ascoltare le associazioni di categoria (che per carità non è di per sé sbagliato ma diventa un'azione di utilità parziale se all'ascolto non segue l'impegno concreto alla collaborazione con loro) e promettere un Testo Unico in materia di disabilità che nessuno ha chiesto, non capisco quale programma concreto stia portando avanti. Sul fronte disabili, il deserto politico, quindi. Le priorità, almeno per il Movimento 5 stelle, sono altre. La principale: far diventare reale a tutti i costi il pilastro propagandistico del reddito di cittadinanza, terra promessa a cui ora anelano molti italiani.

«Se non ci sono i soldi per i disabili e le famiglie la Lega non vota il reddito di cittadinanza». Cosa non si proclama per una manciata di voti!

La Lega questo lo sa perfettamente. Talmente bene che negli ultimi mesi Matteo Salvini e i suoi hanno usato il voto sul reddito di cittadinanza come arma per punzecchiare Luigi Di Maio e i pentastellati, fino al punto di minacciare una crisi di governo: «Se non ci sono i soldi per i disabili e le famiglie la Lega non vota il reddito di cittadinanza». Cosa non si proclama per una manciata di voti! A chi sta pensando che io sia prevenuta, malpensante e “complottista” chiedo la pazienza di seguirmi ancora un attimo nel ragionamento. È da quando a gennaio è stata presentata la prima bozza del decreto su reddito e pensione di cittadinanza che i leghisti alzano la voce e minacciano i pentastellati di non votare il provvedimento a meno che non vengano inseriti tutti i provvedimenti necessari a sostegno delle persone con disabilità. Sempre a gennaio Fontana ha pure ricevuto Fish e Fand, rimaste anch'esse scontente dalla stesura iniziale del documento, mostrandosi disponibile ad accogliere le loro proposte di modifica al testo.

LE RICHIESTE DI FISCH E FAND AL MINISTRO FONTANA

Sostanzialmente le due associazioni, rilevando come la condizione di disabilità sia una delle principali cause di impoverimento, auspicavano l'aumento dei trattamenti assistenziali (pensioni d'invalidità) e invitavano il governo a tenere maggiormente in considerazione la variabile delle disabilità sia nell'erogazione del sostegno economico che nell'adozione di politiche per favorire l'inclusione sociale. Le proposte contenute negli emendamenti proposti da Fisch e Fand spaziavano dall'aumento della platea di beneficiari della pensione di cittadinanza all'adozione di parametri aggiuntivi che tenessero conto della condizione di disabilità sia nel calcolo delle soglie di accesso al reddito di cittadinanza che nella determinazione dell'ammontare della quota di reddito eventualmente erogato.

Lorenzo Fontana, ministro per la Famiglia e la Disabilità.

E ancora, dall'innalzamento della soglia dei massimali patrimoniali per ogni componente con disabilità all'esclusione delle pensioni d'invalidità dal calcolo del reddito familiare necessario per determinare la possibilità o meno di accesso al reddito di cittadinanza (ebbene sì, la prima bozza del decreto ne prevedeva il conteggio!). L'ultimo emendamento interveniva sulle politiche del lavoro prevedendo l'erogazione degli incentivi del reddito di cittadinanza solo ai datori di lavoro in regola con gli obblighi di assunzione previsti dalla Legge 68/99. A fronte di tutto il rumore e l'indignazione leghista contro l'assenza di misure pro disabili e dopo il confronto del ministro delle Famiglia e delle Disabilità con le due associazioni per la difesa dei diritti delle persone con disabilità aspettavo con ansia che venissero presentati alla Camera gli emendamenti governativi al decretone.

PER I DISABILI SOLO QUALCHE ZUCCHERINO

Sapete quanto di quelle modifiche è stato recepito e considerato? Quasi niente. O meglio, qualcuna delle correzioni suggerite è stata accolta in maniera frammentaria mentre altre non sono state nemmeno prese in considerazione. Essenzialmente gli zuccherini più evidenti consistono nell'aumento della soglia del patrimonio mobiliare per ogni componente con disabilità e in famiglia e la modifica del parametro della scala di equivalenza. Quest'ultima variazione consentirà ad alcuni dei nuclei con familiari disabili a carico di avere 50 euro di beneficio in più al mese. Commovente, soprattutto se penso al fatto che con quella cifra una famiglia non riesce nemmeno a far la spesa per una settimana! Naturalmente il generoso aumento non sarà elargito a tutte le famiglie in cui sia presente una persona con disabilità ma solo a quelle con almeno quattro componenti. Quanti nuclei beneficeranno di questa presa in giro?

Profonda delusione anche per quanto riguarda le politiche del lavoro

Altra piccola conquista riguarda i genitori di minorenni con disabilità che ora saranno obbligati ad accettare un'offerta di lavoro “solo” entro 250 km dalla residenza (comunque una distanza considerevole) e non più in tutta Italia. Per il resto il panorama offerto dal decretone è desolante. Aumento delle pensioni d'invalidità non pervenuto. Sono e resteranno di 285 euro al mese, con buona pace di chi aveva millantato il contrario e tanto rodimento di tutti quelli che avevano creduto a questa fesseria. Ma l'altra grandissima beffa riguarda la computabilità delle prestazioni assistenziali nel reddito familiare. In parole povere la pensione d'invalidità rientrerà nel conteggio delle entrate e quindi nell'Isee ai fini dell'accesso al reddito di cittadinanza e del calcolo del suo ammontare. Ovviamente ad oggi questa previdenza assistenziale non rientrava nel calcolo dell'Isee, contarla sarebbe stato estremamente iniquo ma il governo pare abbia deciso di rompere anche questo tabù. In questo modo dall'ammontare del reddito di cittadinanza verranno sottratti 3.750 euro all'anno che diventeranno 3.150 se consideriamo i fantomatici 50 euro in più al mese.

Profonda delusione anche per quanto riguarda le politiche del lavoro. È vero, le persone con disabilità potranno accedere su base volontaria (chissà perché, vista la condizione di obbligatorietà per tutti gli altri) ai percorsi previsti dai Patti per il lavoro e l'inclusione sociale. Tuttavia stabilire che la loro partecipazione sia facoltativa mi fa riflettere sull'effettiva efficacia della misura: se non è obbligatorio assumere persone con disabilità, chi lo farà effettivamente? Inoltre, qual è l'immagine delle persone con disabilità che sta dietro alla non obbligatorietà? La teoria retrostante è secondo me ancora una volta quella che l'assunzione di lavoratori con disabilità sia un onere più che un'opportunità per l'azienda e questo non mi sembra un buon punto di partenza. In definitiva, dopo averci più volte dato a intendere che noi persone con disabilità avremmo potuto nutrirci al lauto banchetto del reddito di cittadinanza, ora scopriamo ciò che a noi è stato riservato: nient'altro che briciole.

23 Marzo Mar 2019 1413 23 marzo 2019
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