Congresso Della Famiglia Madri Padri Omosessuali

Congresso della famiglia, madri indegne e degnissimi padri omo

Perché tante donne scelgono scientemente uomini che amano uomini come compagni di vita, e perché i loro matrimoni tendono a durare a lungo, spesso più di quelli eterosessuali?

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Complicità culturale? Uguale sensibilità (almeno in apparenza)? O solo perché, come dice un’amica, intellettuale e accademica di Roma che sposa solo uomini omosessuali, uno dopo l’altro, «i gay sono più educati, hanno più interessi degli etero e non bisogna ricordare loro di cambiare i calzini»? Insomma, paradossi e mezze verità a parte, in questi giorni di congressi sulla famiglia tradizionale (che speriamo non sia quella in cui la moglie si fa ingravidare da un adolescente e plagia il marito perché lo riconosca come suo), perché tante donne scelgono scientemente uomini che amano uomini come compagni di vita, e perché i loro matrimoni tendono a durare a lungo, spesso più di quelli eterosessuali?

LA STORIA DI VITTORIA ROSSI E GASPERO DEL CORSO

Lavorando molto, in queste settimane, sul personaggio di Irene Brin per un nuovo libro, condividevo questa riflessione con un gruppo di amici in una di quelle serate indolenti e oziose d’inverno che inducono alla riflessione davanti a un bicchiere di champagne, un amaro o a una tisana, segno già evidente della varietà di gusti che ci rispecchia e che il matrimonio, inevitabilmente, porta a galla. Maria Vittoria Rossi, a cui il grande Leo Longanesi diede lo pseudonimo di Irene Brin prima di trasformarla nella più famosa giornalista di costume dell’Italia fra le due guerre (un “brin” in francese è una briciola, probabilmente un simbolo della sua capacità di scrivere con garbo e acume degli argomenti più svariati), restò infatti sposata per tutta la vita a Gaspero del Corso, ufficiale ostile al fascismo e poi gallerista di successo, omosessuale con discrezione, com’era consuetudine in anni in cui l’inclinazione sessuale verso il proprio sesso prevedeva il confino. Negli Anni Cinquanta la loro galleria di via Sistina, L’Obelisco, fu il punto di incontro dell’intellighentsja capitolina e nazionale – vi transitavano Luchino Visconti, Sandro Penna, Indro Montanelli, Ennio Flaiano e, successivamente, Eugenio Scalfari – e contribuì a far conoscere artisti contemporanei come Baj ma anche autori già scomparsi e fino a quel momento lontani dal gusto nazionale quali Toulouse Lautrec. Gaspero e Irene o, per la famiglia, Mariù, furono amici, complici, grandi e reciproci supporter, in parte come un’altra coppia celebre e sessualmente sperequata, Cole Porter e Linda Lee dove, pure, qualche attrito a causa delle eccessive scorribande sessuali del grande compositore vi fu, ma per una semplice ragione di immagine.

L'ESEMPIO DI PHILIPPE D'ORLÉANS

Fra un paio di mesi, la grandiosa mostra dedicata al Camp dal Metropolitan di New York aprirà con un ritratto di Philippe d’Orléans, “Moonsieur” fratello minore di Luigi XIV, intelligente e bellissimo, protettore di Molière e di Lully, omosessuale fiammeggiante e amante dei travestimenti, dei motteggi e degli scherzi feroci, che nondimeno fu non solo un condottiero valoroso, guidando le truppe durante la guerra franco-olandese e in particolare nella battaglia decisiva di Cassel, ma che si sposò due volte (la prima con Elisabetta del palatinato, la seconda con Enrichetta di Inghilterra), dando vita a un numero così consistente di figli che alla fine del Seicento veniva definito “il nonno d’Europa”, avendo sostanzialmente piazzato progenie sui troni di mezzo continente a partire dalla Francia (era il nonno di Luigi XV). Non fu il solo.

PADRI OMOSESSUALI, AMOROSI E AMATISSIMI

La storia è piena di padri omosessuali regolarmente coniugati con donne che sono stati padri amorosi e amatissimi, per esempio Giacomo I di Inghilterra che a George Villiers, da lui nobilitato col titolo di conte di Somerset, scriveva «amo in modo naturale la tua persona e adoro tutte le altre tue parti», e che si occupò personalmente della crescita della figlia prediletta, Sofia, e in generale degli altri sette (sette) figli, un’occupazione non consueta né per l’epoca né per il ruolo (veniva descritto come “a family man”). Potremmo tutti citare altri casi di famiglie allegre e ben riuscite a dispetto della frequentazione fra le lenzuola, anche numerose; nella letteratura, William Somerset Maugham e Syrie Wellcome, interior decorator di fama mondiale, ebbero per esempio una figlia, Liza, benché lui vivesse ufficialmente con un uomo che, fra l’altro, manteneva. Chiunque di noi ne conosce o ne intuisce qualcuna e, stante l’armonia che vi vede regnare e di cui generalmente gode in loro compagnia, si guarda bene dal porsi troppe domande. Per decenni, lungo tutto il Novecento, l’offensivo nomignolo affibbiato alle donne che sceglievano di accompagnarsi a un gay, era quello di fag hag (da “faggot”, frocio e “hag”, megera) o, in generale, fruit flies, moscerini della frutta, e ci voleva la sfrontatezza di una Dorothy Parker per vantarsene. Ora che l’espressione ha perso le connotazioni più negative (negli Stati Uniti, dove è stata coniata, ogni anno viene eletta perfino miss fag hag), e lo scorso luglio è stata celebrata un’unione omosessuale perfino nella casa reale di Inghilterra, si possono iniziare a valutare con obiettività anche i matrimoni dove la sessualità dei coniugi diverge.

IL MATRIMONIO ROMANTICO È UNA PESSIMA IDEA

Considerando il numero di unioni che falliscono nel momento stesso in cui la passione si spegne, il famoso matrimonio romantico di cui si siamo imbottiti la testa dall’Ottocento in poi, vale la pena di chiedersi se gli interessi e gli obiettivi comuni non siano una base più solida della passione (in questo caso etero, cioè lungo il solco della cosiddetta "tradizione") per fondare una famiglia o, come si diceva un tempo, un focolare. Che poi l’amore per l’arte appartenga solo agli omosessuali, mentre gli uomini etero ambiscano solo a menarsi fuori dagli stadi, è un altro di quei pregiudizi che andrebbero sfatati, esattamente come l’idea che gli omo siano tutti teneri, delicati e disponibili. Su una cosa, però, non ci sono dubbi: basare un matrimonio sul tasso di calore fra le lenzuola è una pessima idea.

31 Marzo Mar 2019 0900 31 marzo 2019
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