Gaetano Pesce Poltrona

Le (tante) donne sedute e le furbe operazioni di Gaetano Pesce

Ogni anno rivediamo la poltrona di B&B “rivestita” per suscitare una polemica il cui unico scopo è vendere imbottiti. Grazie, basta così.

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«Il corpo umano è bello come una sedia», dice a Il Fatto l’architetto napoletano Maurizio Martiniello, promotore della manifestazione Napoli Moda Design, una delle tante imitazioni della Fashion Week o della design week milanesi che fioriscono sempre e in ogni dove, in questo paese convinto ancora di essere spaccato in due: a nord il regno austroungarico, a sud i Borbone, in eterna competizione senza averne i mezzi o il respiro internazionali. Per avvalorare questa poetica, acuta affermazione, Martiniello ha chiesto al fotografo Diego Diaz Marin, che l’aveva realizzato per un servizio d’arte pressoché privato, lo scatto di due modelle acefale in miniabito e collant rossi incastrate l’una sull’altra a imitazione di una seduta, da usare come locandina della manifestazione che aprirà fra pochi giorni (il Salone di Milano è appena finito, chi conta riparte o si dedica ad altro, ma l’onda lunga del successo altrui può sempre portare qualcosa o attrarre gli sciocchi in blu).

POSA E SCOPI NON ORIGINALI

La posa, ma soprattutto gli scopi per i quali viene usata, ancora una volta non sono originali, perché chiunque abbia mai frequentato il design e l’arte appena un po’ sa benissimo che la fonte primigenia di questo montaggio è la serie di tavoli e sedie di Allen Jones “La donna mobile” che a noi donne non è mai piaciuta, benché ne comprendiamo il valore artistico che queste foto, davvero cheap, non hanno (nel 1969 Jones spiegò: «Questa è la vera direzione della ragazza-copertina nella pop-art, la donna separata nelle sue parti pneumatiche. È dove siamo diretti, verso un posto dove le donne sono tutto tranne che persone», e purtroppo aveva ragione). La cronaca di Napoli segnala che il manifesto dell’iniziativa, organizzata al Centro Congressi della Federico II (incredibile: un’università, e di quel calibro, che si presta a operazioni di cabotaggio così minimo) è scomparso da qualche giorno. Il Comune di Napoli, dopo aver dichiarato di non averne mai visto la grafica, ha ritirato il patrocinio (il che ha nuovamente dell’incredibile: a me non è mai successo di ottenere il patrocinio definitivo da parte di un’istituzione senza prima aver mostrato ogni singolo pezzo di carta).

Contro l'installazione di Pesce è stata aperta una petizione che ne chiede l’immediata rimozione

L’immagine è sparita anche dai social e da qualunque mezzo coinvolto nell’iniziativa che purtroppo, e forse anche per questo ha fatto discutere, sembra richiamare un’altra discussa “seduta” di questi giorni, l’installazione “Maestà sofferente“ di Gaetano Pesce in piazza Duomo a Milano, sedicente “denuncia della violenza maschile contro le donne”, contro la quale è stata aperta una petizione che ne chiede l’immediata rimozione. Per chi di voi non l’avesse vista, si tratta di una immensa poltrona color rosa maialino (8 metri di altezza) trafitta da quattrocento frecce e legata a una palla da galeotto poggiapiedi, omaggio al modello Up 5&6 prodotta da B&B di cui, guarda caso, quest’anno si celebra il cinquantenario. Un paio di anni fa una simile poltrona, coperta di stracci, omaggio al dramma dei rifugiati, venne esposta in via Brera, senza suscitare alcuna polemica causa eccesso di banalità. Spiace smentire l’amato sindaco di Milano Beppe Sala e l’attuale ministro della cultura Alberto Bonisoli, che da uomini, di istituzione per di più, hanno difeso l’impianto “provocatorio” dell’opera. Vedete, delle poltrone del vecchio maestro Pesce, e delle furbe operazioni commerciali che sottendono, noi donne, ma credo in genere chiunque, iniziamo a non poterne più. Siamo anche stanche di vederci rappresentate non tanto e non solo come oggetti di arredo, ma addirittura come “sedute”, come poltrone, insomma roba comoda, immobile e immota, su cui poggiare le terga.

SERVE RISPETTO, ANCHE AL SALONE

Anche senza rilanciare, come ormai mi sembra di fare ogni settimana da queste colonne, i dati che dimostrano la nostra superiorità nei risultati accademici e il monte ore che dedichiamo ogni settimana allo svolgimento delle nostre infinite incombenze a casa e sul lavoro in età adulta, credo che perfino al Salone del Mobile meriteremmo un trattamento più rispettoso e più inclusivo. Se è vero che a una guida femminile effettiva della manifestazione non corrisponde al momento un’uguale rappresentanza istituzionale (pensiamo al ruolo della storica direttrice di Interni Gilda Bojardi nel lancio del Fuorisalone, ormai due decenni fa, o di Gisella Borioli con il Superstudio, entrambe oscurate alle manifestazioni ufficiali dai politici del momento, tutti ugualmente impreparati e Dio benedica quella standista che ha fermato il premier Conte che allungava le mani su un oggetto: please don’t touch), sarebbe dunque il caso che anche nelle aziende del design, com’è accaduto in quelle della moda a fronte delle polemiche antirazziste degli ultimi tempi, venissero istituite commissioni trasversali, in rappresentanza delle diverse voci e competenze e in grado di evitare polemiche per nulla costruttive, ma solo dannose. Potete venderla o spacciarla come volete, ma lo scopo di B&B non è di fare arte, bensì di vendere divani e sedute: da una polemica come questa, e da un’opera scontata come questa e purché vogliate definirla tale, non può certo trarre benefici. Solo un cattivo ricordo presso chi arreda casa.

14 Aprile Apr 2019 0900 14 aprile 2019
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