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10 Gennaio Gen 2011 1349 10 gennaio 2011

Tacchetti avvelenati

I 10 calciatori più violenti della storia del calcio.

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Da Goikoetxea a Felipe Melo. Senza dimencare Pasquale Bruno e Roy Keane. Ecco la lista dei 10 cattivi del calcio, tra tackle proibiti, testate e fendenti coi tacchetti.

1° Andoni Goikoetxea (Spagna)

Per i suoi tifosi, all’Atletico, era il Gigante di Alonsotegui, per tutti gli altri il Macellaio di Bilbao. È ricordato per l’entrata assassina che nel 1983 lasciò Maradona dolorante a terra per la rottura di caviglia sinistra, malleolo e legamenti: l’arbitro si limitò a estrarre il giallo. Il Pibe de Oro lo aveva appena invitato a calmarsi, ma il basco era imbufalito per il fallo incassato da Schuster. Una vendetta del tedesco che nel 1981 aveva dovuto fermarsi un anno per un fallaccio dello stesso Andoni. Che ancora oggi conserva in una teca le scarpe che falciarono Maradona.

2° Vinnie Jones (Inghilterra)

Entrato nella storia del calcio per la foto che l’ha ritratto nel 1987 mentre strizzava i testicoli a Paul Gascoigne, a palla lontana. Alla rosa che Gazza gli fece ironicamente recapitare a fine gara, rispose con uno scopino per il water. Nel 1992 riuscì a farsi ammonire dopo soli tre secondi di gioco per un fallo su Whitehouse, poi scatenò un putiferio presentando il video Soccer’s Hard Men nel quale dava consigli di ferocia gratuita e elogiava brutalità passate: fu squalificato per sei mesi. In carriera ha rimediato 12 espulsioni. Si è riciclato come attore, anche lì come cattivo.

3° Paolo Montero (Uruguay)

Si è costruito una fama da duro, grazie al record di ogni epoca di espulsioni in Serie A: ben 16, a cui si aggiungono due in Coppa Italia, una in B, una in Coppa Uefa e una in Intertoto. A fine carriera confessò: «Provocazioni, reazioni, tafferugli: non mi sono negato niente». Sono passati alla storia il calcione rifilato a Totti all’Olimpico di Roma e la «pigna» – suo marchio di fabbrica – assestata a Di Biagio durante il derby d’Italia. Con la prova tv fu squalificato per tre giornate e la Juventus non presentò ricorso. Sostiene di essersi anche preso a pugni con i tifosi avversari.

4° Leonel Sanchez (Cile)

Fu il mattatore, in senso negativo, della partita Cile-Italia dei Mondiali del 1962, passata alla storia come 'La Battaglia di Santiago'. Una rissa più che una sfida calcistica, fomentata dagli articoli della stampa italiana che avevano dipinto il Cile come un paese dove regnavano miseria, alcool e analfabetismo. Il figlio dell’ex pugile Juan Sanchez sferrò due pugni in pieno viso agli azzurri Maschio (rottura del setto nasale) e David. In entrambi i casi l’arbitro Ken Aston – che poi avrebbe inventato i cartellini – finse di non vedere, salvo espellere per reazione David e Ferrini.

5° Graeme Souness (Scozia)

«Un bruto che non scende a compromessi» l’ha definito un collega. Nella partita d’esordio da giocatore-allenatore ai Rangers Glasgow fu espulso dopo 34 minuti per un’entrata a piedi pari su McCluskey, ex Celtic, che scatenò una rissa a cui parteciparono tutti i giocatori. “Senza mezze misure” è il titolo della sua biografia. Come allenatore, dopo aver vinto la Coppa di Turchia, piantò la bandiera del Galatasaray al centro del campo del Fenerbahce, rischiando di provocare una carneficina. Si calmò solo quella volta che fu ripreso dalla signora che preparava il thé allo stadio di Perth.

6° Ramon Aguirre Suarez (Argentina)

Durante la finale di ritorno dell’Intercontinentale, giocata a Buenos Aires dal Milan nel 1969, infierì sull’argentino Nestor Combin che aveva optato per la nazionalità francese. Il giocatore dell’Estudiantes fu espulso mentre il rossonero uscì dal campo con il naso e lo zigomo fratturati. Per le violenze perpetrate El Negro fu arrestato e condotto con due compagni al carcere di Villa Devoto, dove fu rilasciato dopo 30 giorni. Trasferitosi in Spagna, continuò a intimidire i rivali, più o meno famosi, uno dei quali rivelò: «Giocare contro di lui è come andare in guerra».

7° Duncan Ferguson (Scozia)

Si è fatto tre mesi di prigione per una testata rifilata nel 1995 a McStay durante la gara con i Raith Rovers. Otto le espulsioni raccattate in carriera, l’ultima per un pugno a Scharner: incassò tre turni di squalifica, a cui la Football Association ne aggiunse altri cinque perché dalla prova tv era risultato che uscendo aveva messo le mani addosso a Chimbonda. Ma anche fuori dal campo si è dimostrato un poco di buono: due condanne per zuffa con posteggiatori e un alterco in un pub con un pescatore.

8° Roy Keane (Irlanda)

Si narra che persino Alex Ferguson che lo allenava avesse paura di litigarci. Collezionista di cartellini rossi, ben 13 in carriera, è celebre per il fallaccio con cui mise fine alla carriera di Haalands: una vendetta meditata per quasi quattro anni, dall’infortunio patito contro il norvegese nel 2008. Così l’ha raccontato nell’autobiografia: «L’ho colpito dannatamente forte. Beccati questo stronzo. E non provare mai più a ridermi in faccia». All’uscita del libro la Football Association l’ha squalificato per cinque partite. Ha litigato con i compagni di nazionale e con l’ex interista Vieira.

9° Pasquale Bruno (Italia)

Soprannominato O’Animale riuscì a prendere nel 1991 una squalifica di otto giornate (poi ridotte a cinque) per le follie messe in scena nel derby con la Juventus: dopo l’espulsione per una gomitata a Casiraghi cercò di avvicinarsi con fare minaccioso all’arbitro Ceccarini, salvato dall’intervento degli altri giocatori. Van Basten di lui disse: «Per tre volte ha cercato di spaccarmi una gamba. Ma se un cane morde un uomo la colpa è anche del padrone». Cioè dell’allenatore, che lo aizza.

10° Felipe Melo (Brasile)

L'ultima sua performance è stata durante Juventus-Parma del 6 gennaio, quando ha rifilato una scarpata in faccia a Massimo Paci. All’esordio in Serie A, con la Fiorentina, rimediò due rossi, con il Lecce e la Juventus, per entrate violente. Passato in bianconero, è uscito anzitempo dal campo per una gomitata a Balotelli e per una doppia ammonizione, parsa fiscale, con il Livorno. Ai Mondiali calpestò Robben, lasciando i compagni in 10. Pochi giorni dopo, a Rede Globo, disse testuali parole: «In futuro una entrata come quella su Robben la eviterò, non voglio dimenticare cosa è successo ma utilizzarlo come lezione».

Menzioni speciali

Giuseppe Lorenzo nel 1990 riuscì a farsi espellere dopo soli 10 secondi dal suo ingresso in campo, per una gomitata rifilata ad Apolloni. Quattro anni prima, ai Mondiali in Messico, l’uruguaiano José Batista prese il rosso dopo 56 secondi dall’inizio della sfida con la Scozia per una entrata da dietro su Strachan.

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