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CHAMPIONS LEAGUE
28 Aprile Apr 2011 1800 28 aprile 2011

Mourinho va alla guerra

SpecialOne attacca il Barça e gli arbitri.

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Gli applausi ironici del tecnico portoghese all'arbitro Spark.

Perché? Se l’è chiesto 35 volte José Mourinho, dopo il 2-0 del Barcellona sul campo del Real Madrid, nell’andata della semifinale di Champions League. «Perché il Barcellona, che è già la squadra più forte del mondo deve avere sempre un trattamento speciale da parte degli arbitri?» ha detto a fine partita lo SpecialOne, su cui l'Uefa ha aperto un'inchiesta le «dichiarazioni inappropriate» al termine del match con il Barça.
Scatenatosi dopo l’espulsione di Pepe, effettivamente decisione fiscale dell'arbitro, il tecnico portoghese ha meditato le accuse da lanciare al Barcellona in conferenza stampa mentre sedeva in tribuna, accanto alla sua panchina, dopo essere stato allontanato dal terreno di gioco per aver contestato in maniera ironica l’arbitro tedesco Wolfgang Stark. Pur avendo abituato la stampa mondiale a sparate al di sopra delle righe, Mourinho si è dimostrato 'speciale'.
IL POTERE OCCULTO DELL'UNICEF. Il tecnico di Setubal si è chiesto: «Perché le decisioni arbitrali sono sempre a favore del Barcellona?» (guarda il video). E ha avanzato delle ipotesi di risposta. Quella della simpatia era più che altro una battuta.
Poi ci è andato pesante, ancora una volta: «Non so se il Barcellona vince perché è la squadra dell’Unicef…». Come se avere sulla maglia la scritta del fondo delle Nazioni unite per l’infanzia creasse sudditanza nell’ambiente calcistico. Tra l’altro per l’Unicef, il Barcellona, per la prima volta nella storia, ha autorizzato una scritta sulla propria divisa, senza ricevere soldi (dall’anno prossimo, invece, sulle maglie blaugrana comparirà il logo Qatar foundation, che garantirà alle casse dei catalani un introito di 150 milioni di euro in cinque anni).
Poi Mourinho ha attaccato anche Angel Maria Villar, presidente della Federcalcio spagnola, eletto grazie all’appoggio del Barcellona, mentre il Real aveva scelto un altro candidato. La sua figura, secondo l'ex allenatore dell'Inter, garantirebbe ai catalani una maggior influenza a livello europeo. Insomma, il tecnico del Real vuole sapere da dove arriva il «potere occulto» del Barcellona.

José Mourinho allena il Real Madrid dopo due stagioni come tecnico dell'Inter.

La congiura degli arbitri contro il portoghese

L’ha ripetuto tante volte, Mourinho: «Perché contro il Barcellona non riesco mai a finire una partita 11 contro 11?». In 14 sfide Mourinho-Barcellona, per ben sette volte la squadra dell'allenatore portoghese è rimasta in inferiorità numerica. Accadde con il Chelsea nella Champions 2004-05 e 2006-07: Didier Drogba fu cacciato per un intervento duro su Victor Valdes, mentre Asier Del Horno uscì dopo un fallaccio su Messi. Lo scorso anno toccò a Thiago Motta nel ritorno della semifinale di Champions tra Barça e Inter.
Quest’anno il filotto: quattro volte Real Madrid-Barcellona e quattro rossi per i giocatori di Mourinho: Sergio Ramos, Raul Albiol, Angel Di Maria e Pepe. Tutti questi cartellini hanno fatto sorgere nello SpecialOne il dubbio che il Barcellona venga ripetutamente aiutato dai direttori di gara. Tesi sostenuta con l’elenco dei favori arbitrali avuti dai blaugrana nelle ultime Champions League. «Ovrebo, De Bleeckere, Busacca e Stark».
I QUATTRO FISCHIETTI DEL BARCELLONA. Il tecnico del Real ha fatto l’elenco dei direttori di gara che hanno fischiato a favore del Barcellona. Il norvegese Tom Ovrebo arbitrò la semifinale di Champions del 2009 tra Chelsea e Barcellona. L'allenatore degli inglesi all’epoca era Guus Hiddink, che si infuriò come Drogba e compagni per l’arbitraggio scellerato: ai blues furono negati almeno tre rigori netti. Il gol di Andres Iniesta nel finale fece volare il Barça in finale, poi vinta contro il Manchester United.
Frank De Bleeckere è l’arbitro belga che cacciò Thiago Motta la scorsa stagione: la manata dell’interista fu lieve e non al volto, ma Sergio Busquets si rotolò a terra, convincendo il direttore di gara a espellere l’interista.
E ancora: Mourinho ha accusato lo svizzero Massimo Busacca di aver ingiustamente espulso l’attaccante dell’Arsenal Robin Van Persie negli ottavi di finale di quest'edizione di Champions League contro il Barcellona. Infine Stark, colpevole di aver cacciato Pepe.

La memoria breve del tecnico di Setubal

Lo SpecialOne ha vinto l'edizione 2010 di Champions League.

C’è però chi sostiene che Mourinho non dovrebbe lamentarsi. Ci sono almeno due casi in cui il Barcellona recrimina nei confronti di scelte che hanno avvantaggiato il portoghese. La prima: 8 marzo 2005, ritorno degli ottavi di Champions. Il Chelsea superò il Barcellona 4-2, ma il gol decisivo, quello di John Terry, fu viziato da un netto fallo di Ricardo Carvalho su Victor Valdes. Pierluigi Collina, arbitro di quella partita, non fischiò e il Chelsea di Mou passò il turno.
Nel 2004, anno della storica cavalcata del Porto in Champions i portoghesi giocarono sia l’andata che il ritorno della semifinale con il Deportivo La Coruña in superiorità numerica, beneficiando anche di un rigore.
Ma non è finita: nella passata stagione, l'Inter superò il Chelsea a San Siro per 2-1: l’arbitro spagnolo Mejuto Gonzalez negò due calci di rigore alla squadra di Carlo Ancelotti. E nel famoso Inter-Barcellona 3-1 di San Siro (andata della semifinale di Champions), i catalani hanno recriminato per un rigore non concesso per fallo di Dani Alves su Wesley Sneijder e per un fuorigioco, millimetrico, di Diego Milito in occasione del terzo gol.
MOU IL VATE DEL CATENACCIO. «Volevamo conservare lo 0-0, poi inserire Kakà e provare a segnare un gol. L’arbitro ha rovinato tutto». Così Mourinho ha spiegato l’andamento della partita contro il Barça. Ancora una volta i suoi detrattori lo marchieranno come catenacciaro. In realtà l’atteggiamento del tecnico è figlio delle tante sfide con i blaugrana.
Sono ora 14 le volte che l’allenatore portoghese e il Barcellona si sono affrontati. Solo quattro le vittorie delle squadre dello SpecialOne (due con il Chelsea, una con l’Inter e una con il Real Madrid, in Coppa del Re). Sei le vittorie del Barcellona.
Un dato: per battere i blaugrana Mourinho ha sempre adottato una tattica aggressiva. Una ventina di falli, a volte anche di più, necessari per spezzare le trame del Barcellona. Il 3-1 dell’anno scorso dell'Inter, ad esempio, fu condito da 21 interventi scorretti.
SCENEGGIATE IN STILE SPAGNOLO. Gomitate, tacchettate, manate al volto. Con le foto di questi gesti, la stampa catalana attacca il calcio di Mourinho. «L’espulsione di Pepe è sacrosanta, avrebbero dovuto finire in otto», tuonano i quotidiani di Barcellona. In realtà i calciatori blaugrana, con la loro tendenza ad accentuare l’entità dei falli, spesso convincono il direttore di gara a sanzionare pesantemente gli avversari.
Ma se ci si sposta sul piano del gioco, allora Mourinho deve incassare. Anche in questo caso, un dato è utile. Nello 0-2 del Bernabeu, il possesso palla della squadra di Pep Guardiola è stato del 73%. Con poche fiammate, ma decisive. Insomma, il Real Madrid è stato fatto correre a vuoto per più di due terzi di partita. Uno schema comunque accettato dal tecnico portoghese, che aveva appunto preparato la partita sulle ripartenze. Poi è arrivato il rosso a Pepe, che ha scombinato tutti i suoi piani. Ma soprattutto sono arrivate le invenzioni del mago Messi.
«Ha parlato il campo», ha scritto il direttore del Mundo Deportivo. E a Mourinho è toccato replicare, ancora una volta, in sala stampa.

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