L'INTERVISTA
23 Ottobre Ott 2012 0706 23 ottobre 2012

Yoko e Bebe, stelle speciali

Plebani e Vio, amputate e campionesse di scherma e canoa.

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Bebe e Yoko sono state colpite dalla stessa malattia: la meningite fulminante. A Beatrice è successo nel 2008, a 11 anni, e ha perso avambracci e gambe. A Veronica è capitato nel 2011, a 15 anni, e ha subito l'amputazione di quasi tutte le falangi di mani e piedi.

Bebe e Yoko hanno 15 e 16 anni. E si divertono come due adolescenti. Ma possiedono anche qualcosa di speciale: sono due campionesse. Beatrice Vio detta Bebe, mancina di Mogliano Veneto, è ormai un punto di riferimento della scherma paralimpica. Veronica Plebani, per tutti Yoko, è una stella nascente della canoa.
Le due ragazze sono amiche (guarda il video). A farle incontrare è stato quello che loro chiamano «il grande evento»: una malattia che le accomuna, la meningite fulminante che alla prima ha tolto gambe e avambracci, e alla seconda quasi tutte le falangi di mani e piedi.
BEBE, AMPUTATA A 11 ANNI. Beatrice l'ha avuta per prima, quando aveva 11 anni: «Il 20 novembre del 2008, pochi giorni prima del compleanno di mio papà. Sono stata brava quell'anno».
A Veronica è successo nel 2011: «Cercando 'meningite fulminante' su Google il primo risultato era 'Bebe Vio'. È stato mio padre a parlarmi di lei e dell'associazione che avevano creato i suoi genitori, Ruggero e Teresa. Così, ho voluto conoscerli».
IN PEDANA CON ART4SPORT. Quando Bebe è guarita da una malattia che poteva ucciderla ed è tornata su una pedana, il padre e la madre hanno deciso di far nascere art4sport, una onlus che promuove lo sport come terapia per i bambini portatori di protesi. Adesso sono otto quelli che compongono l'art4sport team ma dal 27 ottobre, per il terzo compleanno dell'associazione, diventano 13.

«Mi hanno attaccato il fioretto alla protesi e ho tirato per sei ore»

Beatrice Vio con la fiaccola olimpica a Londra 2012.

Bebe ha iniziato con la scherma a cinque anni, quand'era troppo piccola persino per gareggiare: «Non rientravo neppure nella prima categoria, quella dei pulcini. E il mio allenatore mi chiamava 'ovetto'».
Adesso è inserita nella categoria B, la seconda in ordine di disabilità. Le più gravi sono classificate C, quelle lievi A: le federazioni di Russia, Hong Kong, Bielorussia e Ungheria vorrebbero che Bebe rientrasse in quest'ultima, semplicemente perché è troppo forte.
CAMPIONESSA SENZA MANI. È la prima al mondo a tirare di scherma pur essendo priva di entrambe le mani, oltre che delle gambe. Eppure non si è mai data per vinta, nemmeno quando le dicevano che senza gambe si poteva, ma senza braccia era impossibile: «Il primo giorno che ho provato ad allenarmi in carrozzina mi hanno attaccato il fioretto alla protesi con lo scotch e ho tirato sei ore di fila. Mi hanno dovuto fermare, dicendomi di lasciar provare anche gli altri».
PROTESI SPECIALI. Ora è un'altra storia: «Collaboro con l'Arte ortopedica di Budrio, azienda specializzata nella produzione di protesi. A realizzare quelle su misura per me è la tedesca Otto Bock».
Agonista nata, talento indiscutibile, grande forza di volontà. Bebe è entrata nella Nazionale di scherma paralimpica nel 2012, in ritardo rispetto all'inizio delle qualificazioni per Londra, e il selezionatore ha deciso di lasciarla a casa. Ma lei, che non lancia nessuna polemica sull'argomento, in Inghilterra è andata lo stesso: è stata tedofora (l'unica al mondo per la categoria delle giovani speranze paralimpiche) e inviata per Sky Sport. E assicura: «È stato divertentissimo».

A Rio 2016 ci prova con la scherma e l'atletica leggera

Beatrice Vio in pedana per un assalto di fioretto.

Nessun rammarico, quindi. Anzi, ha già deciso di rilanciare la sfida per Rio 2016. Non solo la scherma ma anche l'atletica, per correre sulle orme dell'amico Oscar Pistorius: «Prima ancora che riprendessi a tirare di fioretto, Oscar mi aveva detto di prvarci perché mi avrebbe reso felice, così ora ci provo».
Un gioco. O forse qualcosa di più: «Tutti mi dicono che i primi due anni saranno divertenti, ma poi dovrò fare una scelta».
LA SCHERMA PRIMA DI TUTTO. E se proprio dovesse essere così, lei non ha alcun dubbio: «Sceglierei la scherma. Correre mi diverte, ma senza il fioretto non posso vivere».
Anche se non la capisce a livello tecnico: «Non ho la più pallida idea di quello che faccio in pedana. Anche il mio allenatore, ormai, non prova più a spiegarmelo. Io tiro d'istinto. L'unica volta che ho provato a ragionare ho perso un assalto importantissimo che stavo vincendo 6-1».
VOGLIA DI VINCERE. Se nell'atletica si accontenta di partecipare, infatti, sulla pedana punta ad arrivare prima. Proprio questo spirito estremamente competitivo, a quattro anni e mezzo, le fece dire di no a un saggio di ginnastica artistica perché non era una gara.
Ed è sempre la stessa voglia di vincere che le fa mettere da parte il dolore. «Sono così in tutto: appena sento la parola 'gara' parto. Una volta una mia amica mi ha detto di aver ottenuto un punteggio record a Fruit Ninja, un giochino sull'iPhone. Per batterla mi sono tolta la protesi, perché con la plastica il touch screen non funziona, e alla fine mi sono ferita al moncone. Ma l'ho sconfitta», racconta.
VEZZALI BATTUTA DUE VOLTE. E l'orgoglio si allarga in un sorriso che le illumina il volto quando ricorda di aver battuto per ben due volte Valentina Vezzali, la supercampionessa del fioretto mondiale, la più forte di sempre.
«Con me è sempre stata gentilissima, in pedana e fuori. Vuole sempre vincere, come me. Ma quando sono andata a vedere le sue gare e magari lei aveva perso, io ero l'unica con cui si fermava a parlare».

Il motto di Bebe: «La vita è una figata»

Beatrice Vio.

Bebe ha diversi amici famosi. Oltre a Oscar Pistorius, ci sono anche Francesca Porcellato (plurimedagliata alle Paralimpiadi estive e invernali) e Alex Zanardi. Per lui Bebe si è fatta in quattro: ha inondato di mail tutti i suoi conoscenti per aiutarlo a vincere il concorso come atleta paralimpico più rappresentativo di Londra 2012. E ci è riuscita.
MILLE IMPEGNI. Di tempo libero ne ha poco, tra piste d'atletica, pedane di scherma e la scuola (studia Arti grafiche e comunicazione a Mestre e assicura: «Me la cavo in tutto, solo in matematica un po' meno»). E poi ci sono anche le riunioni con gli scout e gli eventi con art4sport. Oltre, naturalmente, alle gare.
Giorni, settimane e mesi pieni, un continuo spostarsi da una parte all'altra, e ora ha cominciato a girare il mondo con la scherma. Ecco perché non ha dubbi quando ripete il suo motto: «La vita è una figata».
FAMA E RESPONSABILITÀ. Intanto, è già una piccola star. Mentre girava con Veronica per il Salone nautico di Genova, qualcuno l'ha fermata per chiederle: «Ma sei proprio tu?». E questo la diverte, anche se «a volte è imbarazzante» e comporta delle responsabilità di cui è consapevole.
«A volte, se sono in mezzo agli adulti, evito di fare le cavolate che farei con gli amici, perché sento di dover dare il buon esempio». Poi, però, quando i grandi scompaiono, torna una 15enne.
E si diverte a giocare col proprio look, soprattutto per quanto riguarda i capelli. I suoi sono biondissimi: un tempo erano lunghi, poi li ha tagliati e colorati di scuro. Ora che stanno tornando chiari progetta di farli blu, come quelli di Yoko: «Ma mia madre non è molto contenta. Non credo che me lo lascerà fare».

Yoko e la forza di pagaiare senza dita

Veronica Plebani durante la gara che l'ha vista laurearsi campionessa italiana paralimpica di canoa K1 discesa.

Yoko guarda Bebe e sorride: lei i capelli blu li ha già. Solo le punte, a dire il vero, ma ne è veramente orgogliosa.
È di Palazzolo, in provincia di Brescia. Ha sempre praticato sport: danza e ginnastica artistica prima della malattia, poi la canoa.
UNA MEDAGLIA PREZIOSA. «Avevo bisogno di una disciplina in cui stare poco tempo in piedi e a Palazzolo c'è il fiume. La canoa mi è sempre piaciuta, ma non potevo provarci perché la faceva già mio fratello ed era geloso».
In men che non si dica è diventata una campionessa: vincitrice agli assoluti di discesa in campo femminile, quinta contando i ragazzi «anche se pagaiare senza dita non è proprio il massimo». La gara le è valsa una medaglia «con gli Swarovski». Quello che Bebe più le invidia, oltre ai capelli blu.
D'inverno, quando i fiumi non sono più percorribili, sale sullo snowboard. Bebe pronostica per lei un futuro alla Francesca Porcellato, tra Giochi estivi e invernali. Ma Yoko resta coi piedi per terra: «Prima a Rio ci devo arrivare. Soci è troppo vicina, magari nel 2018 a Pyeongchang...».
LA GARA VINTA 'BARANDO'. E intanto si diverte a sfidare Bebe sugli sci con il guscio. «Abbiamo fatto una gara, la prima volta per tutte e due, e ho vinto io», dice Veronica. Ma l'amica non ci sta: «Hai barato, ti sei lasciata trasportare dall'istruttore. Io no». Alla fine, Yoko cede e ammette di aver imbrogliato.
Per la rivincita c'è tempo, comunque. La vita è lunga a 16 anni, e soprattutto, è una figata.

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