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SOLDI & SPORT
7 Febbraio Feb 2014 1840 07 febbraio 2014

Cina, la primavera del Calcio

Diamanti al Guanghzou di Lippi.

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Alessandro Diamanti posa con la nuova maglia del Guangzhou Evergrande

Un pratese che va a cercar fortuna in Cina. Fa strani scherzi il calcio del terzo millennio, dove la serie A si fa scappare Alessandro Diamanti, trequartista ribelle che lascia la «sua» Bologna per firmare un contratto multimilionario con il Guangzhou, il club di Canton allenato da Marcello Lippi.
In principio furono Damiano Tommasi e Fabio Firmani, centrocampisti dalle alterne fortune tra Roma e Lazio, a calcare i terreni dell'ex Impero Celeste, dopo aver abbandonato quello che ormai è l'ex «campionato più bello del mondo».
Scelta di vita, si disse allora, trattandosi di due onesti incontristi (Tommasi protagonista pure in Azzurro, Firmani solo fino all'Under 21) che avevano deciso di svernare a Pechino e dintorni.
LA RABBIA DI BOLOGNA. Scelta di vita, si continua a dire ora, mentre Diamanti - detto «Alino» fin dai tempi del Livorno - lascia il Bologna nella delusione dei tifosi, ma per la gioia della società del presidente Albano Guaraldi che ha ceduto l'ultimo briciolo di qualità della squadra, ma s'è messo in cassa tra i 7 e gli 8 milioni di euro.
In fondo per il fantasista toscano non era facile dire di no al Guangzhou, che per averlo gli ha promesso un faraonico ingaggio di 6,9 milioni di euro nei prossimi tre anni.
IL GAP COI CLUB D'EUROPA. Ma cosa c'è in Cina ad attendere Diamanti?
Un campionato in crescita anche se ancora lontano da quel salto di qualità capace di far competere i club asiatici con i top team europei.
Tuttavia il torneo riscuote il gradimento del grande pubblico, ma troppo spesso, in passato, ha finito per accontentarsi di vecchie glorie in cerca di un finale di carriera senza troppe pretese. Anche se oggi, con «Alino» sembra aver intenzione di cambiare rotta.

Voluto da Lippi per proseguire la striscia di successi

Marcello Lippi portato in trionfo dai suoi dopo la vittoria della Champions League asiatica.

A facilitare l'arrivo di Diamanti c'è in primis Marcello Lippi. Forse il primo, autentico, ambasciatore del made in Italy in Cina, prelevato per 10 milioni di euro a stagione.
L'ex commissario tecnico azzurro che issò la Nazionale sul tetto del mondo nel 2006 è il mister della squadra che da tre anni spadroneggia nella Super league, la massima serie locale, e che s'è aggiudicata pure la Champions League asiatica, sbaragliando la concorrenza di coreani, giapponesi e qatarioti.
INGAGGIO FARAONICO PER ALINO. Quello del Guangzhou è il club più antico del Paese, che non ha mai badato a spese pur di sancire la superiorità in campionato e allargare gli orizzonti, in un futuro nemmeno troppo lontano, ben oltre l'Asia.
Non devono perciò stupire i milioni garantiti a Diamanti, pronto a raccogliere l'eredità dell'argentino Darío Conca, centrocampista acquistato dal Guangzhou nel 2011, per 60 milioni di reais, circa 26 milioni di euro per due anni e mezzo: vale a dire 10,6 milioni a stagione. La media dello stipendio mensile di Conca fu, dunque, di quasi 900 mila euro, cifra che lo rendeva, a giugno 2013, il decimo calciatore più pagato al mondo.
ALLE SPALLE UN COLOSSO DELLE COSTRUZIONI. Niente male per una società fondata nel 1954, ma che ha vissuto una vera e propria svolta a metà degli Anni 2000, con l'acquisto da parte del colosso delle costruzioni cittadino, autore del rilancio nel 2007 con la promozione nella massima serie dopo nove anni di purgatorio.
Merito di Liu Yongzhuo, 31enne vicepresidente della Evergrande real estate group, azienda impegnata nell’edilizia e quotata alla Borsa di Hong Kong, con 30 mila dipendenti e una valutazione vicina ai 3 miliardi di euro. L'uomo che si presentò ai suoi nuovi tifosi promettendo loro la costruzione del «Chelsea d'Asia».
TRE TITOLI CONSECUTIVI A CANTON. In parte Liu ha mantenuto le promesse.
Il suo club ha vinto gli ultimi tre titoli nazionali, due dei quali sotto la guida di Lippi. Al Mondiale per club del 2013, il primo vero banco di prova di fronte al calcio che conta, il 3-0 subito dal Bayern Monaco di Pep Guardiola ha però decisamente ridimensionato le ambizioni del Guanhzhou. Che, tuttavia, non sembra intenzionato a rientrare nel guscio, visto l'acquisto di Diamanti già in forma per il campionato che prende il via l'8 marzo.

Stadi pieni e acquisti esotici, la ricetta per la crescita

Didier Drogba e Nicolas Anelka ai tempi della loro esperienza cinese.

D'altro canto, il pubblico sembra gradire lo spettacolo offerto dalle 16 squadre chiamate a contendersi la Chinese Super league cinese.
Il Tianhe stadium, l'impianto che ospita gli incontri casalinghi del Guangzhou, fa registrare, in media, 50 mila spettatori per ogni turno di campionato. Numeri vertiginosi per una lega nata nel 1951, ma passata al professionismo solamente nel 1994 e succesivamente evoluta nell'attuale formula solo 10 anni più tardi.
I DUBBI DI ANELKA E DROGBA. In ogni caso, lo sforzo per rendere il torneo più appetibile sui mercati internazionali è stato evidente. Basti pensare alla massiccia iniezione di calciatori europei e sudamericani registrata negli ultimi anni.
Resta difficile, infatti, convincere star di primissimo a piano a fare il grande salto nel pieno della loro carriera. Didier Drogba, per esempio, è rimasto scottato dall'esperienza allo Shanghai Shenhua, tanto da fare marcia indietro dopo appena sei mesi per approdare al munifico Galatasaray. Percorso identico per il turbolento Nicolas Anelka, sbarcato alla Juventus dalla Cina senza lasciare alcuna traccia nella stagione 2012-13.
OBIETTIVO MONDIALE 2026. Tuttavia, ultimamente le cose sembrano essere cambiate.
Una piccola inversione di tendenza potrebbe essere stata segnata dal trasferimento, sempre al Guangzhou, dell'estroso brasiliano Elkeson, 23enne attaccante ex Botafogo. Ironia della sorte, accostato, in passato, pure al Bologna.
Il vero banco di prova sulla solidità della Chinese Super league è ora rappresentato dalla conferma di talenti simili e dall'approdo di campioni non più stagionati. Di certo, le ambizioni dei magnati cinesi non sembrano destinate a ridimensionarsi.
LA PROPAGANDA SPORTIVA. L'ex presidente della Federcalcio di Pechino Wei Di ha addirittura svelato di aver già chiesto l'autorizzazione al ministero dello Sport per la candidatura al Mondiale 2026. «Tutti sono rimasti impressionati dai grandi benefici che il torneo ha portato al Sudafrica, dove è stato unito un Paese e migliorato il livello del calcio».
«La Cina non ha alcuna ragione per non ospitare una Coppa del mondo», ha aggiunto.
ARBITRI DIETRO LE SBARRE. Dopo l'Olimpiade di Pechino 2008, dunque, potrebbe profilarsi all'orizzonte una nuova occasione di rilancio dello sport del Dragone. Alla faccia delle ombre del passato, non ultimo non lo scandalo corruzione che costò la galera, nel 2011, a 22 dipendenti della Federcalcio. Tra loro anche Lu Jun, arbitro al Mondiale 2002 e all'Olimpiade di Sydney 2000. La sua colpa? Aver intascato 810 mila yuan (128.540 dollari) per «taroccare» sette partite tra il 1999 e il 2003. Assieme agli arbitri, sono stati condannati Lu Feng, l'ex direttore generale della Super league, nonché il rappresentante di «una società finanziata dall'amministrazione del calcio in Cina».

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