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Pavia calcio, il flop del primo club cinese d'Italia

Mr. Zhu prometteva Champions League e kolossal. Ma è finito in bancarotta. Perché il pallone, in Italia, è un affare in perdita. Milan e Inter prendano nota.

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Xiaodong Zhu (al centro della foto) con la sciarpa del Pavia calcio.

Mr. Zhu non c’è più. Il primo club calcistico italiano acquistato da imprenditori cinesi è finito a gambe all’aria dopo due anni di promesse, investimenti sprecati, spese pazze, figuracce e debiti che nessuno ha pagato.
È la storia del Pavia calcio, primo club italiano a far da cavia alla gestione made in China dello sport più amato. Un’avventura finita con il fallimento della società fondata nel 1911 che non ha mai avuto il blasone di una grande, ma che dal 2001 militava con costanza nei campionati di quella che si chiamava Serie C e ora si chiama Lega Pro.
DA SPERANZA A BARZELLETTA. Chissà se Milan e Inter, che sono di recente passati nelle mani di investitori cinesi, possono imparare qualcosa da questa rocambolesca vicenda iniziata tra sogni di gloria e annunci roboanti e finita in barzelletta.
I cinesi si innamorano dell’Associazione calcio Pavia nell’estate del 2014. Il Pavia veniva da un campionato concluso all’ultimo posto, ma per fortuna quell’anno si era deciso il blocco delle retrocessioni.
I vecchi proprietari sono pronti a lasciare, gravati da più di 1 milione di euro di debiti. Improvvisamente si affacciano sulla scena Xiaodong Zhu, a capo del fondo Pingy Shanghai investment, e Qiangming Wang, titolare di Agenzia per l’Italia, una società di investimenti cinesi che vive e lavora in Italia e sul biglietto da visita si qualifica anche come presidente dell’Inter fan club Cina.
SQUADRA RILEVATA A COSTO ZERO. Rilevano la squadra a costo zero, semplicemente prendendosi carico delle fatture non pagate. Zhu pendola tra Shanghai e Pavia, Wang è l’uomo sul campo, diventa vicepresidente e nel suo fluente italiano spiega le ambizioni dell’investimento.
Alla stampa giura sulla serietà e la prospettiva di lungo termine dell’impegno. Le prime dichiarazioni sono una sinfonia di ottimismo: «Stiamo facendo un regalo al territorio», «non siamo qui per colonizzare», «investiremo sulla città», «costruiremo un nuovo stadio», «porteremo 100 mila turisti cinesi a Pavia», «c’è un potenziale di 50 milioni di tifosi in Cina».
L’idea di centinaia di pullman con turisti scaricati sulle rive del Ticino e di 50 milioni di cinesi con la casacca azzurra del Pavia fa un po’ sorridere, ma il calcio italiano si convince che magari anche per le squadre minori è iniziata una nuova stagione dell’oro.

Cucinotta testimonial d'eccezione

Riccardo Maspero, primo allenatore chiamato dai cinesi alla guida del Pavia.

Come testimonial dell’operazione arriva a Pavia l’attrice Maria Grazia Cucinotta, che non solo giura sull’affidabilità degli investitori, ma rivela anche che la città sarà scelta come set di un kolossal cinese di cui lei sarà la star.
Intanto la squadra viene ricostruita. Si scommette su un allenatore esordiente tra i professionisti, Riccardo Maspero ex centrocampista di Sampdoria, Fiorentina e Toro, e su una serie di giocatori di ottimo livello per la categoria tra cui i bomber Andrea Ferretti e Andrea Soncin, l’attaccante fantasista Alessandro Cesarini e il regista Alex Pederzoli. Si vuole combattere tra i primi e l’obiettivo dichiarato è raggiungere la promozione in serie B in due anni.
LO STADIO NON SI RIEMPIE. Ma Pavia non è una piazza da tutto esaurito e i cinesi lo capiscono subito quando gli abbonamenti venduti sono solo poco più di 200, in un girone in cui alcune squadre come Novara e Cremonese superano ampiamente i 2 mila. La luna di miele è però ancora in corso e il Pavia inizia alla grande regalando gol e spettacolo. Dopo poche giornate è tra le squadre di testa con il miglior attacco del girone.
Il presidente Zhu compare ogni tanto sugli spalti e assicura di seguire tutte le partite anche quando è in Cina. La città ci crede e per il film con la Cucinotta circola voce che si sia messo a disposizione Arnold Schwarzenegger e che la pellicola sarà presentata al Festival di Venezia.
A marzo 2015 iniziano le riprese. Ovviamente 'Terminator' non c’è, e il kolossal è stato derubricato a una commedia d’azione low-cost intitolata Magic card, che non solo non verrà presentata in Laguna, ma non verrà mai neppure distribuita nei cinema italiani.

  • Il film Magic card.

UNA PROMOZIONE SOLO SFIORATA. Il campo continua comunque a regalare soddisfazioni, il Pavia di Maspero subisce molti gol, ma ne fa altrettanti e sta per chiudere la regular season al terzo posto e può giocarsi la promozione nei play off.
Prima dell’ultima partita del campionato arriva il fulmine a ciel sereno. Maspero viene esonerato. I cinesi vogliono un allenatore di esperienza che possa garantire la promozione e non vogliono lasciare nulla di intentato. Viene reclutato Giovanni Vavassori, presentato come specialista dei play off, già allenatore di Atalanta e Genoa, ma in pensione da cinque stagioni.
Una scelta a dir poco infelice. Il Pavia pareggia l’ultima di campionato e viene subito eliminato dal Matera. Un’umiliazione che i cinesi mal digeriscono, dichiarano però di essere pronti a rilanciare. Zhu annuncia che aumenteranno gli investimenti e l’obiettivo degli azzurri non è solo la serie B, ma l’Europa. Si impone un cambio d’allenatore. Mr. Playoff torna alla pensione e arriva Michele Marcolini.
Anche la dirigenza viene rinnovata e come direttore generale compare Nicola Bignotti, cresciuto alla corte di Enrico Preziosi, patron del Genoa.

Le accuse del dg cacciato e le prime nubi

I dipendenti cinesi di Mr. Zhu in visita al Pavia calcio.

L’ex dirigente licenziato Massimo Londrosi non la prende bene e inizia a far rivelazioni preoccupanti. Zhu si è infatti appena dimesso da presidente della SunCorp technologies, quotata alla borsa di Hong Kong e gravata da debiti.
Secondo Londrosi l’azienda avrebbe dovuto creare una holding con il Pavia calcio e le azioni avrebbero dovuto essere impiegate per pagare i premi partita, cosa che aveva scatenato la rivolta nello spogliatoio.
I debiti, dichiara, si stanno accumulando.
SENZA SPONSOR NÉ NUOVO STADIO. I conti in effetti non possono tornare, gli spettatori superano a stento i 1.500, manca uno sponsor di livello nazionale e del nuovo stadio si parla sempre di meno.
Gli stipendi però vengono pagati regolarmente, da Shanghai non arrivano orde di turisti, ma arrivano perlomeno i bonifici che ripianano le uscite e la nuova stagione parte col vento in poppa.
Qualcosa però non funziona, e a dicembre dopo una secca sconfitta contro il Lumezzane Marcolini viene cacciato. Il Pavia si affida a un altro allenatore di grande esperienza, Fabio Brini, mentre dalla Cina arrivano notizie di crolli quotidiani in Borsa.
ACQUISTI COSTOSI ED ESOTICI. La rosa viene rinnovata con acquisti costosi ed esotici (tra cui un nazionale maltese e un ex nazionale ceco) e contratti a sei cifre. Le spese in riva al Ticino superano il livello di guardia, ma nessuno sembra preoccuparsene. Il turnover è tanto caro quanto inutile e a marzo anche Fabio Brini riceve il benservito.
Nicola Bignotti in un programma televisivo locale dichiara che alcuni giocatori sono delle «merde» che dovrebbero essere «sciolte nell’acido».
Parole in libertà che segnano l’inizio della fine.

  • L'attacco del dg Bignotti ai giocatori del Pavia.

Zhu, ad aprile, prima del match decisivo della stagione contro l’Alessandria, tiene la sua ultima conferenza stampa e ribadisce per l’ennesima volta l’impegno nei confronti della città e della squadra. L’Alessandria stende il Pavia 2-0. La serie B rimane un’illusione.
ANCHE GLI STIPENDI LATITANO. Gli stipendi non verranno più pagati. Wang si eclissa, Zhu riparte per l’Oriente, tutti gli affari vengono affidati a un’interprete, Luna Zheng.
A giugno dalla Cina arriva notizia di una possibile joint-venture con un’azienda di scarpe e abbigliamento sportivo quotata alla borsa di Hong Kong, la Walker group. È un marchio che fa capo a Xiaojun Zhu, fratello del presidente del Pavia. In riva al Ticino di questa trattativa nessuno sa nulla e si rivelerà falsa come l’arrivo di Schwarzenegger. Si sa solo che le fatture non pagate si sono accumulate. Si parla di più di 4 milioni di debiti e di casse vuote. Il presidente Zhu ricompare da Shanghai in un video postato su Facebook e girato con il cellulare.
ZHU: «SI VOGLIONO ARRICCHIRE COI CINESI». «Ho investito 10 milioni di euro», dice nel filmato, «si tratta di soldi spesi in Italia e dei quali vi è stato ritorno di poche centinaia di migliaia di euro dai biglietti e dagli sponsor. In mia assenza il club è sempre stato gestito al 99% da italiani. Ci siamo fidati, ma a un certo punto ci siamo resi conto che c’erano dei problemi. Abbiamo acquistato giocatori dei quali non avevamo bisogno, una cosa che non ho capito. Molti hanno anteposto i propri interessi personali al bene della squadra. Alcuni italiani hanno pensato di potersi arricchire sfruttando i cinesi».

Club sul mercato senza acquirenti

David Wang, ex amministratore delegato e vicepresidente del Pavia Calcio.

Dai kolossal in stile Hollywood ai filmati con l’iPhone, l’avventura del Pavia calcio si conclude così.
Il finale è veramente da pasticcio all’italiana, la società, schiacciata dai debiti, viene messa sul mercato senza speranze. Prima si pensa a una cordata guidata da un imprenditore bresciano, Abele Lanzanova, amministratore delegato della Cantina La Versa Spa, uno degli sponsor del Pavia. Il progetto non va in porto e Lanzanova viene arrestato a fine luglio per bancarotta e riciclaggio (per questioni non legate al calcio).
VENDUTO A 1 EURO E SCOMPARSO. Le spoglie dell’Ac Pavia 1911 vengono svendute a un euro al costruttore romano Alessandro Nucilli, noto per essersi in passato inserito, senza mai concludere nulla, nelle trattative per l’acquisto di Siena, Parma e Foligno.
Nucilli non prova neppure a iscrivere la squadra al campionato e gli azzurri scompaiono dal calcio professionistico. I giocatori vengono svincolati e perdono mesi di stipendi arretrati, il centrocampista Federico Carraro commenta così la vicenda: «Ci hanno preso per il culo dall’inizio alla fine. Ma l’Italia è questa, le persone la fanno franca in un modo così semplice da non poter dare una spiegazione».
VALE MENO DI UN PANINO ALLA MORTADELLA. L’avevano capito quei tifosi pavesi che dopo una deludente gara di fine campionato si erano messi a cantare: «Ma quale serie A. Ma quale Champions League. Panino e mortadella all’autogrill».
Avevano visto giusto, solo che dopo il sogno cinese, il Pavia valeva meno di un panino con la mortadella.

20 Agosto Ago 2016 1500 20 agosto 2016
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