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Paralimpiadi, quando gli atleti disabili vanno più forte dei normodotati

Hanno tempi e misure da oro alle Olimpiadi. Nonostante le loro disabilità. Baka e Rehm sulle orme di Pistorius. E anche l'Italia ha i suoi gioielli.

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Abdellatif Baka, campione paralimpico nei 1500 metri T13. Con un tempo sotto quello dell'oro olimpico di Rio 2016.

Ha conquistato un oro alle Paralimpiadi di Rio 2016, ma correndo così forte sarebbe stato il primo anche alle Olimpiadi di un mese prima (leggi il medagliere italiano). L'impresa di Abdellatif Baka, algerino di 22 anni con deficit visivo, ha qualcosa di straordinario. Sulla pista dello stadio Engenhao, Baka ha corso i 1.500 metri della classe T13 (riservata agli atleti ipovedenti meno gravi) in 3'48'29, meno del 3'50'00 che ha permesso a Matthew Centrowitz di imporsi tra i normodotati. E più veloci del campione olimpico sono stati anche il secondo, il terzo e il quarto della gara: l'etiope Tamiru Demisse (3'48'49); il keniota Henry Kirwa (3'49'59); e Fouad Baka (3'49'84), fratello di Abdellatif (leggi la storia delle paralimpiadi).

«PECCATO NON ESSERCI STATO AD AGOSTO». Baka ha accolto con grande felicità il risultato, ma ha un rammarico: «Non esserci stato ad agosto». Sì, perché in una gara corsa su ritmi non folli, come spesso capita a Olimpiadi e Mondiali, avrebbe potuto dire la sua.
Un'impresa non semplice per un atleta con disabilità. E non solo per via di condizioni fisiche che ne limitano le prestazioni. C'è chi, pur avendo tempi e misure in regola, ha dovuto lottare per poter gareggiare sulla stessa pista dei normodotati.
PISTORIUS, IL PRIMO AMPUTATO ALLE OLIMPIADI. Oscar Pistorius ha dovuto aspettare sei anni per riuscirci. Prima fermato dalla Iaaf, nella convinzione che le sue protesi in fibra di carbonio gli garantissero «un vantaggio meccanico dimostrabile (più del 30%) se confrontato con qualcuno che non usi le protesi». Poi, dopo esser stato riabilitato dal tribunale sportivo per la partecipazione a Pechino 2008, dal cronometro, che gli ha impedito di realizzare il minimo per quei Giochi. A Daegu 2011 la grande rivincita, con la partecipazione ai Mondiali normodtati e l'argento nella staffetta 4x400 col Sudafrica. A Londra, un anno dopo, è stato il primo atleta amputato alle Olimpiadi, con una batteria superata in scioltezza (secondo) e l'eliminazione in semifinale.

Rehm, che salta più in lungo dell'oro olimpico

Markus Rehm porta la bandiera della Germania alla cerimonia d'apertura delle Paralimpiadi di Rio 2016.

La storia di Markus Rehm, portabandiera tedesco nella cerimonia d'apertura delle Paralimpiadi di Rio, assomiglia un po' a quella di Pistorius. E anche qualcosa di più. Amputato a una sola gamba, salta in lungo con una protesi molto simile alle due che hanno portato Pistorius a gareggiare tra i normodotati. Dal campione sudafricano ha anche mutuato il soprannome: se Oscar era Blade Runner, lui è Blade Jumper, il saltatore sulle lame.
PER ORA BASTANO LE PARALIMPIADI. Markus, però, è ancora più forte. Ha un personale di 8.40, che è ovviamente il record del mondo nella classe T44, ma soprattutto è una misura che gli avrebbe permesso di vincere l'oro a Rio 2016, dove l'americano Jeff Henderson si è imposto con 8.38. Nel 2016, il tedesco è arrivato primo al Grand Prix di Glasgow, aveva il minimo per andare i Giochi, e per vincerli, ma si è 'accontentato' delle Paralimpiadi. Letteralmente. La Iaaf gli ha impedito di partire per i Giochi, pur senza riuscire a provare i vantaggi che deriverebbero dalla protesi. «Deve essere lui a dimostrare che non ce ne sono», la tesi. E lui ha lasciato perdere, scegliendo di non impelagarsi nella stessa battaglia burocratica già vinta da Pistorius, e a chi gli dice che è la lama in carbonio a farlo volare, risponde sorridendo: «Però 8.40 è una misura che faccio solo io, mica la fanno tutti».
STUTZMAN, L'ARCIERE SENZA BRACCIA. Provate ora a immaginarvi Robin Hood senza braccia. Impossibile. E invece no. Matt Stutzman, americano, è un fuoriclasse del tiro con l'arco, pur essendo nato senza arti anteriori. Tiene l'arco poggiato alla gamba e scocca la freccia con la bocca. A Londra 2012 è stato argento e ha un record speciale: è l'unico arciere al mondo, in assoluto, a esser mai riuscito a centrare un bersaglio posto a 310 yard di distanza (poco più di 283 metri).

  • Il record di Matt Stutzman.

Anche l'Italia ha le sue stelle capaci di scavalcare il confine tra atleti con disabilità e normodotati. Eleonora Sarti, per esempio, è impegnata in questi giorni nelle Paralimpiadi. Il suo sport è lo stesso di Stutzman il tiro con l'arco compound, è campionessa del mondo, detiene il record del mondo con 675 punti su 720 possibili, che è anche primato italiano assoluto condiviso. Tra febbraio e marzo 2016 è stata convocata tra i normodotati per i Mondiali indoor di Ankara, dove ha conquistato una medaglia di bronzo.
RAFFAELE, IL BABY PRODIGIO ITALIANO. Raffaele Di Maggio, invece, corre. Ha 15 anni e fin dalla nascita ha un deficit intellettivo-relazionale a cui si accompagna una dislessia. Il 16 marzo 2016 ha vinto l'oro ai campionati del mondo Inas, riservati alle persone con disabilità intellettiva. E l'ha fatto correndo i 60 metri piani in 7''11, il recordo italiano tra i cadetti. Tra tutti i cadetti, normodotati compresi. Raffaele ha problemi di coordinazione nei movimenti, ma sa correre fortissimo. E ha ancora margini di miglioramento. Che potrebbero portarlo fino alla Nazionale assoluta, abbattendo un'altra barriera.

Twitter @GabrieleLippi1

12 Settembre Set 2016 1304 12 settembre 2016
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