Corea
10 Febbraio Feb 2018 0800 10 febbraio 2018

Coree: ai Giochi una guerra di nervi, reputazione e propaganda

Nord e sudcoreani che si vedono per la prima volta in carne e ossa. Troupe alloggiate nel traghetto e non negli hotel. Sospetti di controlli sugli spostamenti. La sfida nella sfida delle Olimpiadi di Pyeongchang.

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Ha fatto il giro del web la foto di un'atleta con la felpa rossa con la bandiera nordcoreana e una tracolla di Chanel. «Non è frequente vedere questi due oggetti nella stessa immagine», ha commentato su Twitter la giornalista del New York Times Amy Qin. Così i Giochi invernali di Pyeongchang, si sono aperti nel segno del soft power.

MUSICA POPOLARE E CLASSICA. Il coro artistico del regno dei Kim non ha fatto nessun riferimento al suo leader né ha cantato arie di propaganda. Sono stati 90 minuti di musica popolare e classica in abiti tradizionali che si sono conclusi con l'interpretazione di musiche del Sud che esprimono il desiderio di riunificazione.

La stampa e la televisione locale si sono lanciati in diverse interviste in cui sudcoreani qualsiasi affermavano compiaciuti che era la prima volta che vedevano dei nordcoreani in carne e ossa. Di fatto, l'ultima volta che la Corea del Nord aveva inviato una delegazione al Sud del 38esimo parallelo è stato nel 2002 per celebrare l'anniversario della liberazione del Paese dai giapponesi alla fine della Seconda guerra mondiale. E lo spettacolo era estremamente atteso. Forse più delle Olimpiadi stesse, considerano che nella prima settimana di febbraio oltre 150 mila hanno provato a vincere un biglietto gratis per il concerto dell'orchestra Samjiyon.

ATMOSFERA AL MIELE... È l'atmosfera al miele che ha caratterizzato questo “riavvicinamento olimpico”. Le due Coree hanno marciato sotto un'unica bandiera e concorso assieme per il pattinaggio sul ghiaccio (con tanto di selfie a testimoniare la fratellanza tra due atleti che con ogni probabilità a fine Olimpiadi non potranno mai più incontrarsi o parlarsi).

Sabato 10 febbraio poi, un incontro ai vertici: faccia a faccia tra il presidente Moon Jae-in e Kim Yo-jong, quella che pare essere la sorella prediletta di Kim Yong-un. Eppure qualcosa stona. Per esempio la decisione di alloggiare la troupe nel traghetto battente bandiera nordcoreana con cui è arrivata (per cui sono stati temporaneamente sospesi i divieti collegati all'embargo) piuttosto che negli hotel.

PARATA MILITARE A PYONGYANG. E il sospetto piuttosto diffuso che i suoi membri siano controllati in ogni loro spostamento per evitare che entrino in contatto con la cultura e le genti del posto. Polemiche anche sulla decisione di commemorare la fondazione dell'esercito coreano con una parata militare a Pyongyang, proprio il giorno precedente all'apertura dei Giochi. È una guerra di nervi, di reputazione e di propaganda. Che in parte la Corea del Nord ha già vinto, visto che la sua partecipazioni ai Giochi ha di fatto già messo in ombra i Giochi stessi.

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