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9 Maggio Mag 2018 1845 09 maggio 2018

Serie A, perché il bando sui diritti è da rifare: calcio senza tivù?

Con le regole di Mediapro, dice il giudice, avremmo rischiato di pagare troppo la trasmissione delle partite. Adesso è tutto da rifare. Il campionato potrebbe partire privo di copertura televisiva. Tutti gli scenari.

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L'acquisto delle partite di calcio di Serie A da parte degli spettatori televisivi (e utenti online) sarebbe stato più caro del dovuto: c'è anche questa motivazione tra quelle che hanno spinto il tribunale di Milano a confermare la sospensione della gara indetta dalla società spagnola Mediapro che avrebbe dovuto definire dove si vedranno le partite di calcio (Sky, Mediaset, canali online) del campionato che inizia nella seconda metà di agosto. Lo stop imposto dal tribunale rende più difficile una partita già complicata: il rischio, a questo punto, è che il campionato parta senza copertura televisiva.

SETTE PACCHETTI ESCLUSIVI. Il bando predisposto da Mediapro – che ha ricevuto dalla Lega di Serie A l'incarico di occuparsi come mediatore della subconcessione dei diritti televisivi a fronte del pagamento di 1 miliardo e 50 milioni – prevedeva la vendita di sette pacchetti esclusivi (differenziati per numero di partite e canali di trasmissione) rivolti agli operatori della comunicazione che fossero interessati a trasmettere il campionato o alcune partite di questo, più sei opzionali.

POSSIBILI CONTENUTI AGGIUNTIVI. Nei sette pacchetti esclusivi Mediapro offriva un prodotto “chiavi in mano” che comprevedeva una trasmissione di 270 minuti, cioè la durata della partita più contenuti extra prima e dopo, comprensiva di spazi pubblicitari previsti e commercializzati dalla stessa Mediapro. I canali che avessero voluto provvedere da sé a produrre contenuti editoriali aggiuntivi alla partita e occuparsi della pubblicità in prima persona (almeno in parte) avrebbero dovuto acquistare altri pacchetti opzionali, in particolare quelli denominati E, F ed F+.

MEDIAPRO TRASFORMATO IN EDITORE. Accogliendo in larga parte i rilievi di Sky, che è il soggetto che aveva chiesto la sospensiva della gara, il giudice Claudio Marangoni sostiene che l'offerta di contenuti informativi e pubblicitari agganciati alla partita trasformi di fatto Mediapro in una sorta di editore, «al di fuori dell'ambito di attività propria dell'intermediario indipendente».

«ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE». Inoltre «la vincolatività della trasmissione integrale di prodotti audiovisivi (…) risulta di rilievo tale da limitare la facoltà di scelta degli operatori» e, sottolinea il giudice, «questa impostazione potrebbe portare a un aumento dei costi per i canali televisivi che, così, potrebbero essere portati ad aumentare il costo per gli utenti. Sostiene il giudice che sussiste il rischio di «abuso di posizione dominante» da parte di Mediapro che «intenderebbe estendere di fatto la sua influenza anche nel mercato a valle della raccolta pubblicitaria e della fornitura di contenuti».

Mediapro potrebbe fare una nuova gara “depurando” l'offerta da contenuti aggiuntivi e spazi pubblicitari: ma rientrerebbe dell'investimento fatto?

La società spagnola adesso ha 15 giorni per presentare reclamo. Nei fatti la decisione del tribunale ricalca le osservazioni di Agcm che aveva sottolineato come Mediapro dovesse agire da intermediario e non potesse “sconfinare” nel ruolo di editore o fornitore di contenuti/pubblicità. Mediapro, quindi, potrebbe fare una nuova gara “depurando” l'offerta dai pacchetti comprensivi di contenuti aggiuntivi e spazi pubblicitari, ma così facendo prevedibilmente non riuscirebbe a ottenere dai concorrenti i soldi necessari a rientrare dall'investimento fatto.

SOLDI DELL'ANTICIPO GIÀ VERSATI. Mediapro ha già versato 64 milioni di anticipo alla Lega di Serie A e attende la fidejussione da un miliardo entro il 22 maggio, come ricordato dallo stesso commissario Giovanni Malagò. Dopo, se questa non arrivasse, potrebbe decidere di passare per le vie legali. La Lega è divisa tra squadre che continuano a pensare che sia un bene seguire la strada Mediapro - gli unici che hanno promesso di staccare un assegno di oltre un miliardo - e tra squadre che invece ritengono sarebbe più saggio ricominciare da capo, rivolgendosi soprattutto a Sky che, dopo la sentenza, ha dichiarato all'Ansa di essere «pronta come sempre a fare la sua parte con un'importante offerta che possa dare certezza a tutti gli appassionati e allo stesso tempo garantire il futuro dei club e di tutto il sistema calcio». Alla fine l'impressione è che si torni al punto di partenza: nessuno è veramente disposto a pagare oltre un miliardo per i diritti televisivi di Serie A. Siamo al maggio: a metà agosto il campionato inizia. Chissà se con o senza telecamere.

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