Milan Uefa
Sport
29 Giugno Giu 2018 1723 29 giugno 2018

Milan tra Uefa e caos societario: a cosa va incontro ora il club

L'esclusione dall'Europa League? Una stangata che si somma alle incognite societarie: la scadenza di ottobre per il rimborso del debito e la fragilità di Li. Che cerca un socio. E non è detto che sia Commisso.

  • ...

Una storica umiliazione. Da Nyon arriva per il Milan la batosta annunciata. E quasi come fosse un ulteriore sberleffo, la prosa con cui l'Uefa comunica l'esclusione della squadra rossonera dalla prossima edizione dell'Europa League è un rompicapo. Sulle prime si diffonde addirittura l'interpretazione secondo cui il club rossonero venga sospeso per due stagioni dalle coppe europee. Una versione che viene corretta immediatamente: la sospensione è limitata a una stagione e ha l'effetto di impedire al Milan la partecipazione all'edizione dell'Europa League che parte nelle prossime settimane. Ma certo, vista la gravità della decisione, l'ufficio comunicazione della confederazione calcistica europea avrebbe potuto vergare un comunicato scritto in forma comprensibile, anziché generare nella gente rossonera l'impressione che la sanzione fosse più pesante di quanto già sia.

L'IMPRESENTABILE LI, PIETRA AL COLLO DEI ROSSONERI. Ma al di là dell'infelice stile comunicativo Uefa, rimane il dato: Milan fuori dall'Europa, e Fiorentina ammessa al suo posto. Invero, non è detta l'ultima parola poiché c'è ancora da percorrere la strada del ricorso al Tas. Un passaggio al quale i dirigenti rossoneri sperano di arrivare con qualche novità nell'assetto proprietario. Magari un nuovo socio che supporti (e in prospettiva rimpiazzi) l'ormai impresentabile Yonghong Li. Quest'ultimo, al di là di ogni considerazione sulla difficile situazione economico-finanziaria del club, è stato la vera pietra al collo del Milan. L'impresentabile davanti alla cui figura l'Uefa ha deciso di non far sconti nonostante si trovasse a giudicare uno dei club che appartengono alla nobiltà mondiale. In questo senso era inevitabile che la sentenza avesse anche un risvolto politico oltreché tecnico.

UEFA INFLESSIBILE NONOSTANTE LA STORIA DEL CLUB. Giusto un mese fa la confederazione europea ha licenziato un'edizione revisionata del regolamento sul Fair play finanziario, con inasprimento delle norme e dell'attività di controllo. Si aveva la percezione che il verdetto sul Milan (considerati lo spessore del club, la sua storia, il suo immutato impatto economico e mediatico nonostante i recenti anni di magra) ponesse un dilemma di natura politica: compiere l'apertura di credito verso un club storico dell'élite europea, o mandare l'avviso perentorio che da qui in poi si fa sconti a nessuno? L'Uefa ha scelto di essere inflessibile. Giusto così, ma a patto che da qui in poi si tratti d'una linea valevole per tutti.

Yonghong Li, presidente del Milan.

Un assetto proprietario da definire una volta per tutte

L'esclusione dall'Europa League vanifica la splendida rincorsa effettuata dalla squadra di Gennaro Gattuso, avviata a cavallo delle feste di fine anno quando in pochi ci avrebbero scommesso. E decreta che il tempo di Yonghong Li è terminato. Finché è durato, è stata una continua novella dello stento. Scadenze rispettate sempre in extremis, e talvolta oltre il termine. Ma fino alla penultima volta mister Li ce l'aveva fatta, anche a costo d'indebitarsi fino all'impossibile. Poi però i segnali preoccupanti sono arrivati in occasione del Consiglio d'amministrazione tenuto venerdì 15 giugno. Una seduta sbrigata in 45 minuti, con la presa d'atto d'un bilancio da chiudere al 30 giugno con una perdita fra i 70 e i 75 milioni di euro.

IL BLUFF DELLA RICAPITALIZZAZIONE. In quella circostanza mister Li avrebbe dovuto compiere due passaggi essenziali, in vista della difficile missione che martedì 19 giugno la delegazione milanista era chiamata a condurre davanti al panel Uefa: annunciare il nome del possibile socio di minoranza, e confermare d'aver versato la tranche di 32 milioni di euro a completamento della ricapitalizzazione per complessivi 60 milioni. Risultato: nessun nome, e le rassicurazioni sul versamento che pochi giorni dopo si sarebbero rivelate un bluff. Adesso che il danno è stato fatto, e che il fondo Elliot è pronto a subentrare, gli scenari sulla futura proprietà rossonera hanno preso a moltiplicarsi.

Un'istantanea del sorteggio di Europa League, il 23 febbraio 2018 a Nyon.

La pista americana: Commisso resta in corsa

Dagli Usa giungono diversi nomi. Fino a due settimane fa venivano fatti quelli di due magnati con forti interessi nel mondo delle ricchissime leghe sportive professionistiche nordamericane: Stephen M. Ross e John J. Fischer. Ross ha costruito la propria fortuna economica come real estate developer, e col crescere dell'impero economico personale ha allargato il proprio raggio d'interessi nel vasto settore di sport ed entertainment. È proprietario al 95% della franchigia NFL dei Miami Dolphins. Assieme a Matt Higgins (ex vice presidente dei New York Jets, e attuale vicepresidente dei Dolphins) ha fondato Rse Venture, una società che opera a 360 gradi nell'offerta di attività legate al tempo libero.

FISCHER, UNO DEGLI INVENTORI DELLA CHAMPIONS CUP. Soprattutto, attraverso la Relevent Sports è uno degli inventori della International Champions Cup, torneo estivo d'élite che sa tanto di prove generali d'una superlega mondiale per club. Altrettanto spiccato è il profilo da businessman sportivo mostrato da Fischer, che ha nel curriculum l'attività in politica come fund raiser, svolta a beneficio del presidente Ronald Reagan e dell'allora vicepresidente Bush senior. Fischer è azionista di maggioranza degli Oakland Athletics (franchigia Nbl), e possiede partecipazioni nei San José Earthquakes (franchigia Mls) e nei Celtic Glasgow. I nomi dei due magnati sarebbero il frutto del lavorio operato da Goldman Sachs.

LO SCONTRO COMMISSO-LI. Appartengono invece alla scorsa settimana i nomi della famiglia Ricketts e dell'italo-americano Rocco Commisso. I Ricketts vengono accreditati del 66esimo maggior patrimonio Usa, e sono i proprietari della quota di maggioranza dei Chicago Cubs, franchigia Mlb. Pure Commisso è ben radicato nel mondo dello sport professionistico Usa, essendo proprietario dei mitici New York Cosmos. È anche proprietario della società televisiva via cavo Mediacom, oltreché amico di Riccardo Silva. Sì, proprio quello di Media Partners & Silva, un nome che prima o poi salta sempre fuori. A dire il vero, Commisso ha già fatto in tempo a litigare con Yonghong Li nei giorni di vigilia del verdetto Uefa. La trattativa fra le due parti è stata data come quasi bruciata, ma adesso gli scenari possono cambiare.

Thomas Ricketts.

La pista malese, salgono le quotazioni di Tunku Ismail Idris

Quella asiatica è invece un'ipotesi più vaga, e il nome fatto fin qui non è quello del possibile soggetto acquirente ma quello del broker. È stato infatti tirato in ballo l'onnipresente superagente portoghese Jorge Mendes, da un anno a questa parte molto attivo in Italia dopo aver perso influenza presso alcuni club dell'elite europea (Chelsea, Manchester United, Paris Saint Germain, Real Madrid). Le indiscrezioni attribuiscono a lui la missione di ricerca di un investitore malese. Il che, stando a quanto da me analizzato nel libro sullo stesso Mendes pubblicato in Italia nel 2016 (M. L'orgia del potere), porta a identificare il soggetto in Tunku Ismail Idris. Si tratta del principe della corona del Johor, che è uno degli stati più sviluppati della Malaysia oltreché al centro di ampi progetti di trasformazione che mirano a farne una delle aree più dinamiche dell'economia globale.

UN PRINCIPE PER AMICO. Tunku Ismail Idris è anche presidente del Johor Darul Takzim Fc, oltre a essere stato presidente della Johor Football Association. Soprattutto, il principe della corona è molto amico di Jorge Mendes e ama farsi fotografare in compagnia del capo di Gestifute e di alcuni fra i suoi amici più influenti: José Mourinho, Joan Laporta (ex presidente del Barcellona) e soprattutto Peter Lim. Quest'ultimo è un miliardario singaporiano, che incidentalmente è anche il proprietario del Valencia e il compare d'anello di Jorge Mendes. Il nome di Lim venne associato proprio al Milan, prima che il magnate mettesse le mani sul Valencia anche grazie all'opera di tessitura svolta da Mendes. Pure Tunku Ismail Idris è stato dato in passato come possibile acquirente del Milan. Probabile che né l'uno né l'altro siano mai stati davvero in corsa per rilevare la società rossonera. Così come è probabile che il socio di minoranza malese sia solo una voce giornalistica, come tante altre che d'incanto prendono a circolare quando c'è di mezzo Jorge Mendes. Che in materia di propaganda è fortissimo e inoltre, giova ricordare, fin qui ha portato al Milan (profumatamente pagato) nulla più che André Silva.

LO ZAMPINO DI MENDES. E tuttavia, ciò non è sufficiente a dare per decaduta una pista orientale. Negli anni più recenti Mendes ha fatto da broker per la scalata a club europei da parte di soggetti provenienti da quel quadrante dell'economia globale. Oltre al caso Lim-Valencia, infatti, va segnalata l'acquisizione dei Wolverhampton Wanderers da parte del gruppo Fosun, che è anche azionista di Gestifute. Se davvero il superagente portoghese ha una possibilità di rafforzare la propria presa sul Milan, cercherà di coglierla. E quale che sia la provenienza (Oriente o Occidente) dei soggetti cui toccherebbe un ruolo di nuovo soci, per Yonghong Li si preparerà l'uscita di scena.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso