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10 Luglio Lug 2018 1713 10 luglio 2018

La strategia di Mendes dietro l'affare Cristiano Ronaldo-Juventus

Il procuratore usciva da un biennio difficile. Per rilanciarsi è ripartito dal "basso": la Serie A. Campionato in cui ha portato suoi assistiti. E che aveva interesse a valorizzare. Il modo migliore? Cr7.

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L'affare Cristiano Ronaldo-Juventus ha già un vincitore e il suo nome è Jorge Mendes. Sarà infatti il superagente portoghese a incassare i maggiori dividendi di una vicenda di calciomercato nata all'improvviso e montata a ritmi frenetici. E si tratta di dividendi non soltanto economici. Per il capo di Gestifute è infatti un ritorno in grande stile al centro dei giochi d'altissima finanza calcistica, dopo un biennio d'appannamento dell'immagine che ne aveva messo a repentaglio la fama di uomo più potente del calcio globale. Un momento di crisi profonda dovuto alle rivelazioni di Football Leaks e alle indagini del fisco spagnolo sulla rete di società offshore di cui molti calciatori assistiti da Gestifute si sono giovati per portare al sicuro i proventi da diritti d'immagine.

11 Aprile 2018: Cristiano Ronaldo celebra il gol del 3-1 segnato alla Juventus nei quarti di finale di Champions League.

LA MACCHIA DEL GLOBE SOCCER AWARD ANDATO A RAIOLA

Quanto abbia vacillato in quei mesi il potere mendesiano è testimoniato da un dettaglio apparentemente secondario: la mancata premiazione a fine 2016 in occasione del Globe Soccer Award, il meeting annuale che a Dubai vede i potenti del calcio mondiale radunarsi come se quella fosse la loro Davos e conferirsi vicendevolmente premi all'eccellenza individuale. Un rito autoreferenziale e anche parecchio imbarazzante, che nelle prime sei edizioni (2010-15) aveva visto l'assegnazione fissa del premio come migliore agente proprio a Mendes, come fosse di default. Invece l'edizione 2016, celebrata mentre imperversavano le rivelazioni divulgate da Football Leaks, ha visto il capo di Gestifute cedere il passo all'odiato Mino Raiola. Una macchia nel curriculum personale, non cancellata dal ritorno nell'albo d'oro della manifestazione avvenuto nel 2017, grazie a una decisione ch'era parsa soprattutto un riconoscimento per il passato.

All'appuntamento di fine 2018 Mendes potrà presentarsi con rinnovata baldanza a riscuotere il premio assegnato dagli amici di sempre. Perché in questi mesi il fondatore di Gestifute, l'uomo che ancora a metà degli Anni 90 si guadagnava da vivere come gestore di locali notturni a Viana do Castelo, ha ricostruito la mappa del potere personale e delle alleanze. Ha saputo rialzarsi e rilanciare quando pareva fosse in declino. E per il mondo del calcio non è certo una buona notizia.

Il gol in rovesciata segnato alla Juventus: il popolo bianconero omaggiò Cr7 con una standing ovation.

Un anno fa Mendes toccava il punto più basso della propria vicenda pubblica. Era un giorno di fine giugno 2017 quando i flash e le telecamere lo immortalavano all'ingresso della Sezione Istruttoria numero 1 presso il Tribunale di Pozuelo de Alarcón, municipalità della cintura metropolitana madrilena trasformata nel corso del tempo in meta residenziale per super-ricchi. Compreso lo stesso Mendes, che lì ha acquistato un appartamento presso la gated community denominata La Finca. Un posticino in cui i canoni mensili d'affitto possono toccare cifre indicibili, e che da quanto si apprende grazie a una consultazione web mette attualmente sul mercato una sobria mansion da 22 milioni di euro. A La Finca, fra gli altri, risiedono Cristiano Ronaldo, Karim Benzema e Gareth Bale. Quest'ultimo ha preso in affitto la villa di Ricardo Kakà, in cambio di una pigione che le notizie stampa del 2013 fissavano a 12.000 euro mensili.

Robetta, rispetto ai 25 mila euro che Fernando Torres, ex capitano dell'Atletico, riscuote mensilmente da Toni Kroos, centrocampista tedesco del Real (cifra riportata da fonti stampa datate 2016). Ma in quella mattina di giugno 2017, per Jorge Mendes, Pozuelo de Alarcón era tutt'altro che casa. Ad attenderlo oltre la soglia dell'edificio c'era la giudice inquirente Mónica Gómez Ferrer. Che lo avrebbe torchiato per le quattro seguenti ore, a proposito della rete di società con sede legale presso le Isole Vergini Britanniche, nelle quali sono planati i guadagni da diritti d'immagine dell'attaccante colombiano Radamel Falcao. Cliente di Gestifute al pari di molti altre star calcistiche finite nel mirino di Hacienda (il ministero delle Finanze spagnolo): Ángel Di Maria, Ricardo Carvalho, Pepe, Fábio Coentrão, e soprattutto José Mourinho e Cristiano Ronaldo.

L'ASCESA (INTERROTTA) AI VERTICI DEL POTERE CALCISTICO GLOBALE

Le immagini scattate in quelle ore mostrarono un Mendes teso come non mai. Certamente una versione inedita dell'uomo che fin lì aveva effettuato un'ascesa ininterrotta ai vertici del potere calcistico globale. Una vita al massimo, come dovesse essere lo spot dello slogan da lui usato come un mantra e condiviso con una griffe dell'abbigliamento sportivo globale: niente è impossibile. Principio verissimo, perché fin lì era parso impossibile vedere Mendes impaurito e impacciato. Gli toccava tirarsi fuori dai guai, perché le prime dichiarazioni rilasciate da Falcao erano perfettamente in linea con lo stereotipo che del calciatore si alimenta fuori dal mondo del calcio: cioè, colui che sa solo giocare a pallone e perciò delega ad altri qualsiasi faccenda accada oltre il rettangolo di gioco.

Jorge Mendes e Cristiano Ronaldo.

L'attaccante colombiano aveva dichiarato che lui di questioni fiscali capiva meno di zero e perciò le affidava in toto ai suoi consulenti. Che nella fattispecie sono i professionisti vicini a Mendes, a cominciare da Carlos Osorio de Castro, avvocato portuense specializzato in diritto societario che accompagna il capo di Gestifute praticamente da sempre. Rispetto a quella versione dei fatti l'attaccante colombiano avrebbe fatto in tempo a fare una giravolta. Imitato in ciò da tutti i clienti Gestifute costretti a sfilare innanzi alla giudice Gómez Ferrer. Ciascuno di loro ha ripetuto una versione talmente unisona da ricordare le famose sequenze del film The Manchurian Candidate: Jorge Mendes si occupa soltanto di trasferimenti e di contratti fra calciatori e club, tutto il resto è roba per lui aliena. Esattamente la linea difensiva rivendicata dal superagente, che nemmeno due settimane prima d'essere interrogato aveva fatto pubblicare sul sito web di Gestifute un comunicato in cui negava d'aver ricevuto notifica di convocazione da parte del tribunale di Pozuelo de Alarcón.

Le ombre su Jorge Mendes, eminenza grigia del pallone

M. L'orgia del potere, libro-inchiesta di Pippo Russo, tratteggia la controstoria del super procuratore portoghese. L43 ne anticipa un estratto. Tra i suoi assistiti ci sono alcuni dei calciatori più forti al mondo. Cristiano Ronaldo, innanzitutto. Ma anche Thiago Silva, Angel Di Maria, James Rodrìguez, Diego Costa.

È noto come è andata a finire. Mendes e i suoi colletti bianchi sono usciti puliti dal procedimento. Invece tutti i calciatori hanno dovuto patteggiare pene pecuniarie salate, in qualche caso accompagnate da sanzioni detentive sospese in via condizionale. L'ultimo della serie è stato Ronaldo. Che pochi giorni prima dell’inaugurazione di Russia 2018 ha messo da parte gli atteggiamenti baldanzosi verso la giudice Gómez Ferrer e umilmente ha accettato di sottoscrivere la multa da 18,8 milioni di euro accompagnata da una condanna a due anni di carcere con sospensione condizionale. Scaturiscono da questa disavventura giudiziaria la frattura di Cr7 col Real Madrid e il suo repentino disamore per la Spagna. Ogni altra motivazione che circoli in questi giorni è solo compiacente chiacchiericcio mediatico. Dunque per il momento Mendes schiva il rischio giudiziario. Ma mentre attraversava la vicenda in tribunale, gli toccava guardarsi intorno e scrutare uno scenario da impero in decadenza.

In quei giorni si arricchiva la lista dei club che gli voltavano le spalle. Il primo era stato proprio il Real Madrid, nel momento in cui Florentino Pérez si era reso conto che la cellula di calciatori targati Gestifute all’interno dello spogliatoio merengue era troppo nutrita e compatta. Li ha mandati via uno dopo l’altro, ma infine proprio la complicatissima gestione di Ronaldo ha posto un sigillo negativo alla relazione con Mendes. Poi è toccato al Chelsea, che da almeno due anni ha chiuso il canale con Gestifute preferendo consolidare il già saldo rapporto col duo Pini Zahavi-Fali Ramadani. Un’inattesa battuta d’arresto è arrivata nell’estate 2016 da Manchester, sponda United. Sulla panchina di un club fin lì generosissimo con Mendes è approdato uno dei principali clienti di Gestifute, Mourinho.

Cristiano Ronaldo ha vinto 5 Palloni d'oro.

A quel punto si dava per scontato che il flusso di calciatori mendesiani verso Old Trafford andasse a ingrossarsi. Invece per due estati è stato Raiola a realizzare grassi affari coi Red Devils, mentre Mendes nello stesso periodo è riuscito a piazzare soltanto Victor Lindelöf, difensore svedese proveniente dal Benfica. E poi sono arrivati gli smacchi più pesanti, quelli dell’estate 2017. Cioè il momento nerissimo per Mendes. Da Parigi giungeva la notizia ferale della nomina del portoghese Antero Henrique come responsabile del calciomercato del Paris-Saint Germain, il club con maggiore disponibilità di spesa in circolazione. Fino a settembre 2016, Henrique era stato il numero due al Porto, soltanto un gradino sotto il potentissimo presidente Pinto da Costa. Se n’è andato via in malo modo, contestando che nel disegno delle strategie portiste tornasse in auge Mendes (la cui recente preferenza per il Benfica, nello scacchiere del potere calcistico portoghese, è certificata), e che prendesse troppo spazio il figlio dello stesso Pinto da Costa, Alexandre, altro agente di calciatori.

IL LEGAME CON LIM E LO "SCHIAFFO" PARIGINO

La nomina di Henrique al Psg è per Mendes l’equivalente di una chiusura del bandone. E nell’estate che ha visto il club controllato dal governo qatariota realizzare il “vero” affare del secolo (222 milioni per strappare Neymar al Barcellona), Gestifute è rimasta fuori dai giochi. Il colpaccio lo ha realizzato Zahavi, mentre Mendes si sforzava di accreditarsi come uno dei facilitatori per il passaggio di Mbappé dal Monaco al Psg, facendo leva sugli strettissimi rapporti col club del Principato. Ma in realtà la sua incidenza nella conclusione di quell’affare è stata irrilevante. Altri due smacchi sono arrivati dalla Spagna e ad assestarli sono stati club medesiani doc. L’Atletico Madrid, con cui negli anni Gestifute ha intrecciato una trama di affari da perderci l’orientamento, e che invece ha posto un’improvvisa stretta. E addirittura il Valencia di Peter Lim, il miliardario singaporiano che di Mendes è compare d’anello. Fu il suo testimone in occasione del trimalcionico matrimonio con rito religioso che il capo di Gestifute decise di celebrare a Oporto nell’estate 2015 con la seconda moglie Sandra Barbosa, 10 anni dalle nozze con rito civile.

I due hanno pure strettissime relazioni d’affari, ciò che portò Mendes a riempire di propri calciatori (e a piazzare sulla panchina un proprio uomo di massima fiducia, Nuno Espírito Santo) il Valencia da poco acquisito da Lim. Ma i pessimi risultati della seconda stagione con Lim da proprietario e i malumori della tifoseria locale, che avevano individuato proprio nella relazione troppo stretta con Gestifute uno dei motivi dello scadente andamento, hanno consigliato di dare una stretta a questo andazzo.

Le prime tracce di un improvviso interesse per il calcio di casa nostra si sono avute grazie al rapporto con la Lazio di Claudio Lotito

Questo era il panorama intorno a Mendes, nell’estate 2017. E certo, a parziale compensazione delle alleanze venute a mancare ve ne erano altre che si rinsaldavano: quelle con Barcellona, Manchester City e Bayern Monaco. Ma per il fondatore di Gestifute s’imponeva un ridisegno di strategia. E proprio a questo punto Mendes ha mostrato quella che è la sua principale qualità, ciò che ne ha fatto l’uomo più potente del calcio globale: usare umiltà quando serve farlo, e non disdegnare i rapporti con club di media taglia o col calcio delle periferie. In questo senso, la riscossa cominciava già nei giorni di peggior fortuna. Intanto che doveva parare i colpi dell’inchiesta giudiziaria in Spagna e perdeva contatto con club dell’élite europea, Mendes poneva le basi per la trionfale stagione dei Wolverhampton Wanderers, club storico del calcio inglese, acquisito l’anno precedente dai cinesi di Fosun. Che sono anche soci in Gestifute, oltreché investitori in pezzi importanti dell’economia portoghese.

Andre Silva con Ronaldo: anche l'attaccante del Milan fa parte della scuderia Mendes.

RIPARTIRE DAL BASSO: PRIMA LA SERIE B INGLESE, POI L'ITALIA

Riempiti di calciatori mendesiani e con Nuno Espírito Santo in panchina, i Wolves sono appena tornati in Premier League. E in queste settimane la manovra si sta ripetendo con un’altra nobile decaduta del calcio inglese: il Nottingham Forest, anch’esso farcito di calciatori portati da Mendes e affidato alla guida dello spagnolo Aitor Karanka, fedelissimo di Mourinho ai tempi del Real Madrid. Uno schema che funziona in Inghilterra, ma che in fondo è la replica di quello consolidato in Portogallo. Dove il potere mendesiano è da sempre strutturato non soltanto sul mutevole rapporto con le tre big (Benfica, Porto e Sporting Portugal, oggi tutte e tre allineate sotto il tallone di Gestifute), ma anche sul controllo più o meno diretto di club medio-piccoli come lo Sporting Braga, il Vitória Guimarães, il Varzim, il Paços de Ferreira, il Moreirense, fino al minuscolo Real Sport Clube meglio noto come Real Massamá. Tale propensione di Mendes a ripartire dai gradini più bassi è stata espressa non soltanto attraverso l’improvviso interesse per la Championship (la B inglese), ma anche con l’avvicinamento a un campionato europeo che fin qui era stato d’interesse secondario per le sue strategie, perché giustamente ritenuto in declino: la Serie A.

Fino a un paio di anni fa la sponda privilegiata in Italia era stata l’Inter morattiana, soprattutto nel periodo in cui la panchina era affidata a Mourinho. Le prime tracce di un improvviso interesse per il calcio di casa nostra si sono avute grazie al rapporto con la Lazio di Claudio Lotito. Che ha preso a far spese a Braga, portando in biancazzurro prima Wallace e poi due giovani sconosciuti come Pedro Neto e Bruno Jordão. Questi ultimi sono costati una cifra spropositata e hanno contribuito alla retrocessione della Primavera laziale durante la scorsa stagione. Alla Lazio ha svernato anche Nani, calciatore da sempre nell’orbita mendesiana nonché di proprietà del Valencia. Il tutto farebbe parte del complesso affare che ha portato l’ex laziale Keita al Monaco. Poi si è registrato l’avvicinamento al Napoli. Mendes ha acquisito la procura di Faouzi Ghoulam e favorito il rinnovo del contratto col club di De Laurentiis. Che poche settimane dopo ha realizzato uno strano movimento sul mercato portoghese, acquisendo per 4 milioni di euro un centravanti brasiliano di nome Vinicius, che giocava nell’ultima in classifica della B lusitana. Quella squadra era il Real Massamà.

Al Milan del duo Fassone-Mirabelli è stato piazzato André Silva. Prezzo: 38 milioni più 2 eventuali per bonus a rendimento. Alla Fiorentina c’è l’amico di lunga data Carlos Freitas, e ciò ha dato la possibilità di sistemare in viola per una stagione Gil Dias (adesso sbolognato al Nottingham Forest). Ma non avrebbe avuto alcun senso mettere radici nella quarta lega europea, un movimento tecnicamente e economicamente in declino inarrestabile, se non si fosse provato a costruire un’alleanza con l’unico club realmente di dimensione europea: la Juventus. Con cui i precedenti erano per niente incoraggianti (ricordate Jorge Andrade e Tiago? Li aveva portati Mendes), ma ciò non osta. Tanto più che adesso il presidente bianconero, Andrea Agnelli, è presidente dell’European Club Association. Così come lo era Karl-Heinz Rummenigge ai tempi in cui veniva rifilato al Bayern Monaco il sopravvaluto Renato Sanches.

C’è odore di Superlega europea e Mendes sa sempre dove tira il vento. E, dunque, ecco subito realizzato l’affare che porta João Cancelo in bianconero: oltre 40 milioni di euro per un terzino, tutto ossigeno per il Valencia dell’amico Lim. E adesso la giostra di Ronaldo in bianconero. Comunque vada è tutto potere che si accresce, mentre in Portogallo si registra per la prima volta l’en plein: tutte e tre le grandi nell’orbita di Gestifute, dopo che la destituzione del presidente Bruno de Carvalho ha riaperto le porte dello Sporting Portugal. Mendes pareva in declino, e invece è in pieno rilancio sia pur partendo dalle retrovie. E fino a che troverà club lieti di «pagare 200 euro per una patata» (copyright di Bruno de Carvalho), continuerà a mantenere il ruolo da power broker del calcio globale. In attesa che la bolla speculativa esploda per tutti.

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