Serie A: vincono le veronesi
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16 Luglio Lug 2018 1018 16 luglio 2018

Perché Chievo e Parma rischiano la Serie A

Le due squadre a processo per plusvalenze fittizie e tentato illecito sportivo. La procura della Figc pronta a fare pesanti richieste di penalizzazione.

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Calcio italiano a rischio terremoto. Il Chievo, accusato di plusvalenze fittizie, e il Parma, a giudizio per tentato illecito sportivo, potrebbero perdere la Serie A: dalla procura della Figc, secondo quanto ha riportato l'Ansa, sono infatti in arrivo ai processi di martedì 17 luglio 2018 al tribunale federale nazionale richieste pesanti in termini di penalizzazione, "afflittive", cioè da applicare sulla stagione appena conclusa.

PER IL CHIEVO 60 MILIONI CON GIOCATORI SCONOSCIUTI

Il Chievo ha realizzato grandi pluvalenze negli ultimi anni: 7 milioni 672 mila 633 euro nell'esercizio 2014, 12 milioni 790 mila 553 nell'esercizio 2015, 18 milioni 822 mila 898 euro nell'esercizio 2016 e 21 milioni 590 mila euro nel 2017, come analizzato da Pippo Russo su calciomercato.com. Oltre 61 milioni ottenuti con giocatori non proprio famosi. E perlopiù verso una società: il Cesena, in Serie B, altra squadra in grossa difficoltà economica e che è vicina a rinunciare all'iscrizione al campionato e a portare libri contabili in tribunale per avviare l’istanza di fallimento del club.

IL PRESUNTO TENTATIVO DI COMBINE DEL PARMA CON LO SPEZIA

Il presunto tentativo di combine del Parma si riferisce alla partita del 18 maggio 2018 contro lo Spezia, vinta per 2-0 dalla squadra di D'Aversa che ha conquistato così la promozione diretta in Serie A grazie al secondo posto. Al centro dell'indagine ci sono tre messaggi inviati, nei giorni precedenti alla sfida, da Emanuele Calaiò e Fabio Ceravolo a due giocatori dello Spezia, Filippo De Col e Alberto Masi. Il contenuto era una richiesta indiretta, in uno di questi messaggi, di agonismo non eccessivo. I calciatori dello Spezia non avrebbero mai risposto informando la società e la procura per non incorrere nel rischio di un'accusa di omessa denuncia. Questo il testo mandato da Calaiò tramite WhatsApp: «Ehi pippein non rompete il cazzein venerdì mi raccomando amico mio». E ancora: «Dillo anche a claudiein, soprattutto per il rapporto che avete con me».

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