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16 Luglio Lug 2018 0800 16 luglio 2018

Cosa ci lasciano i Mondiali di Russia 2018

Il successo del gruppo sui fuoriclasse. Il tramonto del tiqui-taca. L'incisività dei portieri (nel bene e nel male). L'affermazione della Var. E le rivedibili regole sul fair play. Le 5 lezioni.

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Per il presidente della Fifa Gianni Infantino quelli russi sono stati senza alcun dubbio «i migliori Mondiali della storia». Con buona pace degli italiani, abituatisi in fretta a seguire la prima edizione della Coppa del mondo a 32 squadre senza sapere per chi fare il tifo. Rapiti, comunque, dalle devastanti progressioni di Mbappé e dai lampi di genio di Modrić, dalle funamboliche piroette di Neymar e dal carisma dell'eterno Tabarez. Sono stati dei Mondiali non spettacolari, forse, ma che ci consegnano alcune lezioni di cui far tesoro (per gli appassionati e anche per le donne disinteressate).

1. I FUORICLASSE NON BASTANO: LA VITTORIA DEL GRUPPO SUL SINGOLO

È stata l'edizone del collettivo prima di ogni altra cosa. La riscoperta dello spirito di squadra (e pure di un sano catenaccio) che ha saputo sovvertire valori tecnici apparentemente segnati sulla carta. Le due stelle di prima gradezza del firmamento calcistico hanno fatto le valigie già agli ottavi di finale. E se Cristiano Ronaldo ha illuso con un esordio spumeggiante nel pirotecnico pari d'esordio del suo Portogallo con la Spagna prima di affievolirsi lentamente, distratto, chissà, dal trasferimento alla Juventus, Lionel Messi ha impersonificato l'ennesimo prsicodramma argentino. L'Albiceleste è stata tra le più grosse delusioni dei Mondiali in Russia, prigioniera di faide intestine alle quali ancora una volta la classe del numero 10 non ha saputo porre rimedio. E che dire di Neymar? L'erede designato del duopolio Messi-Cr7 ha regalato le giocate più scintillanti, ma pure le sceneggiate più irritanti, prendendosi del «pagliaccio» dal ct del Messico Osorio e fermandosi ai quarti contro il Belgio. Viceversa, hano fatto strada in maniera insperata la Russia padrona di casa, arrivata a un passo dalla semifinale dopo essere stata etichettata come la più scarsa nazionale ospitante di una Coppa del mondo, e la Svezia castigatrice dell'Italia, che senza Zlatan Ibrahimović ha colto il suo miglior risultato da Usa 1994.

Lionel Messi.

2. IL TRAMONTO DEL TIQUI-TACA: FUORI LA SPAGNA PRIGIONIERA DI SE STESSA

La Russia ci lascia in eredità anche il de profundis del tiqui-taca e il tramonto di una generazione, quella spagnola, che ha saputo rivoluzionare il calcio moderno. Il caos vissuto dalla Roja, con l'avvicendamento tra Lopetegui e Hierro, non è certo stato un buon viatico per una tra le Nazionali più accreditate alla vigilia. Ma se gli amanti della cabala potranno prendersela con la "maledizione dei campioni del mondo" per giustificare la prematura eliminazione della Germania, lo sterile e stucchevole possesso palla esercitato dalla Spagna di fronte al muro eretto dalla Russia ai quarti di finale ha stabilito una volta di più che l'esaperazione del calcio in orizzontale non porta poi così lontano. E che presentarsi ai Mondiali senza un'eccellente condizione fisica e una varietà di gioco capace di far fronte alla strenua difesa opposta da avversari tecnicamente più deboli non consente di far strada a questi livelli.

I giocatori della nazionale spagnola.

3. L'IMPORTANZA DEI NUMERI UNO: TRA PAPERE E PRODEZZE PORTIERI DECISIVI

Così come non è possibile fare strada senza un grande portiere. Una banalità, per alcuni, non fosse che Russia 2018 ha mostrato ancora una volta, nell'anno in cui Karius del Liverpool ha di fatto regalato la Champions League al Real Madrid, quanto l'affidabilità dell'estremo difensore sia elemento imprescindibile per arrivare fino in fondo. Lo dimostrano la sequela di rigori parati da Subašić (memorabile il duello a distanza con Schmeichel nel quarto tra Croazia e Danimarca, meno indimenticabile la sua prestazione in finale) e il prodigio di Courtois (premiato come miglior portiere del torneo) su Neymar che ha permesso al Belgio di arginare l'ultimo assalto del Brasile alla semifinale. Ma anche le ripetute prodezze di Lloris contro lo stesso Belgio e l'Inghilterra (prima del calmoroso, ma tutto sommato innocuo, scivolone contro la Francia) e la riscossa del bistrattato Akinfeev di fronte alla Spagna. Senza dimenticare la scoperta, a livello internazionale, di Jordan Pickford, con molti inglesi che hanno finalmente smesso di chiedersi se la loro nazionale sia davvero in buone mani. Pesano, invece, come un macigno l'incertezza di Muslera nell'eliminazione dell'Uruguay contro la Francia o la papera di De Gea nel secondo gol di Cristiano Ronaldo contro la Spagna. A ricordarci che oggi, più che mai, a fare la differenza sono i numeri uno.

Il portiere della Croazia Subašić.

4. LA TECNOLOGIA INDISPENSABILE: IL MONDO SCOPRE LA VAR

Aleksander Čeferin, numero uno dell'Uefa, avrà preso nota. Il calcio non può più fare a meno della Var e la prima prova a livello internazionale ha certificato che indietro non si torna. E che, dunque, al massimo organismo europeo non resta che adeguarsi nel più breve tempo possibile. Per il presidente della Commissione arbitri della Fifa Pierluigi Collina il Video assistant referee ha rasentato la perfezione, con decisioni giuste al 99,3%. Ma basterebbe solo assistere alle immagini dei giocatori impegnati a designare con le braccia l'ormai celeberrimo "rettangolo" del monitor per rendersi conto di come la tecnologia sia entrata a pieno a regime a far parte del calcio. Poche le decisione contestate in questi Mondiali, del quale ricorderemo anche le prime, inusuali, immagini degli assenti arbitrali intenti a visionare i match in tempo reale.

I Mondiali 2018 hanno visto l'introduzione della Var.

5. FAIR PLAY DA RIVEDERE: IL PARADOSSO DEL GIAPPONE PREMIATO

Tra le poche cose da dimenticare, o meglio da perfezionare, la discutibile accezione del Fair play che ha fatto capolino tra gli stadi della Coppa del mondo. Il riferimento, in particolare, è alla contestata norma che ha permesso al Giappone di far fuori il Senegal ai gironi grazie al minor numero di cartellini gialli, malgrado l'incontro tra i giapponesi e la Polonia, decisivo ai fini del passaggio del turno, si sia rivelato per gran parte del secondo tempo una farsa e un esempio di slealtà sportiva, con le due squadre impegnate a non farsi del male con meline a centrocampo. Ironia della sorte, lo stesso Giappone è stato rispedito a casa dal Belgio nel turno successivo, pagando proprio l'eccessivo furore agonistico prevalso nel finale malgrado il duplice vantaggio. Senza voler per forza riesumare il lancio della monetina, la Fifa dovrebbe forse metter mano al regolamento per trovare un più equo criterio di scelta.

I giocatori del Giappone.
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