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GIOCHI DELLA DISCORDIA
19 Settembre Set 2018 1028 19 settembre 2018

Le cose da capire nella contesa per le Olimpiadi del 2026

Il rebus della candidatura italiana si fa sempre più intricato. Milano pretende il suo nome sul brand. Torino non rinuncia al sogno di correre sola. Il Coni spera ancora. Ma finisce nel mirino del governo. Il punto.

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Non c'è due senza tre, recita il proverbio, e chissà che non si affidi al detto popolare l'ultima chance di scongiurare il naufragio della candidatura italiana ai Giochi olimpici invernali del 2026. Le parole pronunciate dal sottosegretario con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti, col brusco stop del governo al progetto tridentino, sembravano avere archiviato ogni possibilità di giungere a un esito positivo, ma prima la riproposizione del tandem Milano-Cortina, poi il rinnovato appello a Torino perché la sindaca Chiara Appendino torni sui suoi passi, hanno riacceso una fiammella, ancorché esigua, di speranza. Ma come si è arrivati a questo caos? E quali sono le posizioni da conciliare?

IL VIA LIBERA DEL CONI NON PLACA LE POLEMICHE

Lo scorso 31 luglio il Coni aveva approvato la candidatura congiunta di Milano, Torino e Cortina a ospitare le Olimpiadi del 2026. Un progetto che, nelle intenzioni, era destinato a essere preso in esame dal Comitato olimpico internazionale (Cio), ma che ha subito incontrato grosse difficoltà. Se Cortina ha immediatamente recitato la parte del membro più accomodante, lo stesso non si può dire di Milano e Torino, vittime di reciproche gelosie e desiderose entrambe di mettere il cappello sulla manifestazione olimpica.

TORINO NON CONVINTA DAL TRIDENTE: APPENDINO VUOLE CORRERE DA SOLA

Torino, in particolar modo, sembra essere diventata l'ago della bilancia dopo la lettera con la quale Appendino, lo scorso 15 settembre, ha chiesto più chiarezza sugli impegni economici da parte del governo, esplicitando di fatto tutti i suoi dubbi sulla corsa a tre. Un messaggio che ha fatto seguito alle osservazioni del primo cittadino milanese Beppe Sala, che a sua volta aveva dettato le condizioni, chiedendo che il capoluogo lombardo fosse il primo brand della candidatura. Alla sua lettera Appendino ha allegato la delibera del Consiglio comunale torinese che ribadisce l'intenzione di ospitare i Giochi, ma solo a Torino, così da bissare l'edizione del 2006. «Ci vuole una decisione del governo, ci aspettiamo che espliciti alcune tematiche», è stato il messaggio della sindaca prima del parere dell'esecutivo. «A oggi non è chiaro quale sia il modello e chi finanzi i Giochi. Io continuo a pensare che il "modello a uno" costi meno».

MILANO NON ARRETRA: SALA CHIEDE IL PRIMO NOME SUL BRAND OLIMPICO

Da parte sua, Sala non pare intenzionato a cedere il punto sul ruolo di "capofila" che dovrebbe essere assegnato a Milano, al punto da rilanciare il tandem con Cortina indipendentemente dalla presenza o meno di Torino. «Milano ritiene di avere le capacità organizzative, come dimostrato da Expo, per gestire direttamente e pienamente il progetto olimpico», era stato il messaggio recapitato dal sindaco a Giorgetti. «Ma ritiene anche che un'organizzazione troppo complessa sia destinata all'empasse. Per cui, se il governo farà una scelta politica che parte dalla necessità di non creare tensioni al proprio interno, poi dovrà essere il governo stesso a prendersi in toto la responsabilità amministrativa dell'evento». Insomma, se l'esecutivo non vorrà scontentare nessuno, dovrà essere lui stesso a gestire la faccenda in prima persona. Una posizione, quella del primo cittadino del Pd, che ha irritato non poco gli ambienti romani del governo gialloverde, indirizzandoli verso lo stop annunciato dal sottosegretario.

Chiara Appendino e Sergio Chiamparino

L'IRRITAZIONE CRESCENTE NEL GOVERNO: GLI ONERI A CARICO DELLE REGIONI

Gli oneri di un eventuale binomio Milano-Cortina dovanno essere a carico delle Regioni, ha dunque precisato Giorgetti, di fatto respingendo la palla nel campo di Sala e dei governatori di Veneto e Lombardia Luca Zaia e Attilio Fontana. «Se ci portiamo a casa la designazione a settembre dell'anno prossimo, vedremo se il governo potrà cambiare idea», è stata la replica di Sala. «Mi auguro ci ripensi perché in sette anni tante cose possono cambiare». In ogni caso, «non è stata una decisione quella di escludere Torino. Non so se rientrerà nella partita, ma dal mio punto di vista rimane come condizione quella che ho sempre posto, cioè che Milano sia prima nel nome». Tra le fila del governo, tuttavia, l'irritazione nei confronti di Sala pare evidente. Per Simone Valente, sottosegretario Cinque stelle ai Rapporti con il parlamento, «le sue parole sono ancora una volta non allineate con quanto emerso nell'incontro a Palazzo Chigi. Chiedendo che il brand olimpico ricada esclusivamente o in maniera più visibile su Milano, formalizza di fatto una pretesa insostenibile per tutti coloro che fino a oggi avevano lavorato con grande impegno a un progetto unitario». A tentare una mediazione è stato Zaia, che ha teso di nuovo una mano ad Appendino, trovando l'immediato sostegno del presidente del Coni Gianni Malagò. «Questa non è una sfida o una prova muscolare, approfitto per fare un ultimo appello alla sindaca Appendino, avevo battezzato io il tridente».

IL CONI TAGLIATO FUORI: MALAGÒ NEL MIRINO DELL'ESECUTIVO

Il Coni, da parte sua, sembra sempre più tagliato fuori da una battaglia politica nella quale il peso specificio del presidente Malagò pare ridotto a un ruolo marginale. La delegazione italiana ha comunque depositato a Losanna un progetto di candidatura Milano-Cortina, malgrado lo stesso Malagò, nelle ultime ore, abbia rilanciato l'appello ad Appendino a ripensarci. Sempre secondo Malagò, tuttavia, una candidatura senza il sostegno del governo è possibile: «In Italia non è mai accaduto», ha detto, «ma tecnicamente si può fare, come dimostrano gli Stati Uniti, dove entrambe le candidature sono state sostenute da privati». Diversamente sembra pensarla il governatore piemontese Sergio Chiamparino, per il quale «il Cio non può accettare candidature che non abbiano l'esplicito sostegno dell'esecutivo. Ma se dovesse andare avanti una candidatura Veneto-Lombardia con il sostegno del governo, saremmo di fronte a una manovra per tagliare fuori il Piemonte, manovra che la componente pentastellata non ha saputo fermare, neanche per difendere gli interessi di una città la cui sindaca è una esponente di primo piano del M5s».

L'INTRECCIO TRA LEGA E E M5S: PENTASTELLATI IN SUBBUGLIO IN PIEMONTE

Un intreccio, insomma, quello tra Lega e Cinque stelle, la cui matassa resta di difficile soluzione, malgrado le parole di Luigi Di Maio siano state di piena sintonia con Giorgetti e di fuoco verso Malagò: «In questa vicenda abbiamo purtroppo pagato l'atteggiamento del Coni che, nel tentativo di non scontentare nessuno, non ha avuto il coraggio di prendere una decisione chiara sin dall'inizio, creando una situazione insostenibile in cui come al solito si sarebbero sprecati soldi dello Stato. A questo punto chi vorrà concorrere dovrà provvedere con risorse proprie». Eppure, nel Movimento 5 Stelle torinese c'è già chi grida al patto Lega-Pd: «Chi, in queste ore, cerca di approfittare dell'accordo nazionale tra Lega e Pd sulle Olimpiadi per cercare di accusare la sindaca di quanto è accaduto sbaglia e sta tentando un'operazione politica di basso livello», ha detto la capogruppo Valentina Sganga. Appendino, da parte sua, ripete che senza l'appoggio e il sostegno economico del governo Torino non si sarebbe potuta candidare. E fa leva sul fatto che l'esecutivo non darebbe il sostegno nemmeno alla neonata candidatura lombardo-veneta, che però pare stare in piedi da sé, con la benedizione sia di Giorgetti, sia del vicepremier leghista Matteo Salvini.

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