Terza Coppa Europea
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22 Settembre Set 2018 1200 22 settembre 2018

Come funzionerà la terza coppa europea di calcio

La nuova manifestazione può debuttare nel 2021. Sotto la spinta dell'Eca, la lobby dei club. Squadre divise in tre Serie e meccanismo di promozioni e retrocessioni: un altro passo verso la Superlega.

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Una terza coppa europea. È stata questa la principale novità sortita dall'assemblea generale annuale tenuta il 10 e 11 settembre a Spalato dalla European Club Association (Eca), la lobby dei principali club continentali con cui l'Uefa si affanna a mantenere un dialogo. Dal presidente dell'organismo, Andrea Agnelli, è giunto l'annuncio che dopo il 2021 le competizioni europee potrebbero arricchirsi di una nuova manifestazione. Agnelli ha aggiunto che l'Uefa si sta mettendo al lavoro per realizzare il piano. Curioso dettaglio, quest'ultimo. Perché rimane poco chiaro se il progetto veda i due enti in un rapporto paritario, o se piuttosto l'Uefa stia subendo anche su questo dossier l'egemonia dell'Eca. Il tempo dirà. Per il momento si può soltanto ipotizzare quale sia lo scenario di un'Europa del calcio che tornerebbe alle tre competizioni per club dopo oltre vent'anni.

Risale infatti al 1999 l'ultima edizione della Coppa delle Coppe, vinta dalla Lazio in finale col Real Maiorca. Dopo quella finale venne deciso di tirare giù il bandone sulla competizione europea che si riteneva fosse la meno valida e affascinante fra le tre. A motivare i giudizio era il fatto che le vincitrici delle coppe nazionali potessero essere squadre di Serie B, o che al torneo fossero iscritte le finaliste e non vincitrici perché queste ultime potevano anche essere le squadre campioni nazionali, e dunque andavano a disputare la vecchia Coppa dei Campioni. E dunque non fu con gran rimpianto che la Coppa delle Coppe venne soppressa. Le vincitrici di coppa nazionale (o le finaliste) vennero smistate in Coppa Uefa, di lì a poco trasformata in Europa League. E quest'ultima, a sua volta, finì per essere svilita.

COME CAMBIA LO SCENARIO CALCISTICO EUROPEO

Grazie alle antiche formule vigenti fino alla seconda metà degli Anni 90, la Coppa Uefa era spesso la più affascinante delle tre competizioni. Raccoglieva le squadre che nella stagione precedente si erano piazzate fra il secondo e il quarto posto, ma che magari erano le prime in classifica durante la stagione in corso. Invece le successive riforme, che hanno trasformato la Coppa dei Campioni in Champions League, hanno traghettato in blocco le prime quattro o le prime tre dei campionati maggiori nella prima competizione europea. Sicché all'ex Coppa Uefa tocca essere una competizione di risulta. Allinea le squadre di seconda fascia dei maggiori campionati nazionali, parte delle squadre campioni nelle leghe di terza e quarta fascia (cui tocca pure passare dai turni preliminari estivi), e quelle fatte fuori dai play off e dalla fase a gironi della Champions.

Andrea Agnelli all'assemblea generale dell'Eca.

La descrizione delle trasformazioni di formula cui le competizioni europee per club sono state sottoposte si è resa necessaria per allontanare immediatamente un equivoco. Da più parti è stato sottolineato che l'organizzazione di una terza competizione europea sia un ritorno al passato. Nulla di più errato. Sarebbe soltanto un ritorno alle tre competizioni, ma in uno scenario completamente mutato. Piuttosto, l'elemento comune a tutti i passaggi di ridisegno dei format è la forza di lobby esercitata dai club dell'élite europea sull'Uefa. Tutte i passaggi di trasformazione sono stati dettati da essa, che però nel frattempo ha cambiato soggetto rappresentativo e profilo istituzionale.

LE PRESSIONI PER UN CAMBIO DI FORMAT

I cambiamenti di format sono stati decisi di volta in volta dalla Fifa per rispondere alle pressioni di un gruppo di club pronto a giocarsi la carta della Superlega Europea privata, da organizzarsi fuori dall'egida dell'Uefa e della Fifa. La frettolosa riorganizzazione delle coppe europee avvenuta nella primavera del 1999 (quella che portò alla dismissione della Coppa delle Coppe) fu condotta quasi con la pistola alla tempia. Poco più di tre anni prima (dicembre 1995) la confederazione europea era uscita con le ossa rotte dalla vicenda che portò alla Sentenza Bosman, e inoltre la corsa alla presidenza Fifa del 1998 si era conclusa con una sconfitta per il presidente Uefa, Lennart Johansson, nella competizione con Joseph Blatter. Come se non bastasse, presso la Commissione Ue era stato da poche settimane depositato un documento intitolato Gandalf Project e confezionato da un soggetto chiamato Media Partners. Si trattava di una società nata nella galassia Fininvest di cui erano componenti, fra gli altri, Marco Bogarelli (ex presidente di Infront Italia) e Andrea Abodi (attuale presidente del Credito Sportivo e probabile candidato alla presidenza Figc).

Il quartier generale della Uefa.

Il Gandalf Project mirava a organizzare competizioni europee per club al di fuori dell'egida Uefa, rispetto alla quale si prefigurava una denuncia per abuso di posizione dominante. E a spalleggiare Media Partners c'era un gruppo denominato G-14, ufficialmente costituito nel 2000 ma operativo da almeno due anni. Il G-14 era formato da tre club italiani (Inter, Juventus e Milan), due inglesi (Liverpool e Manchester United), due spagnoli (Barcellona e Real Madrid), due tedeschi (Bayern Monaco e Borussia Dortmund), due francesi (Olympique Marsiglia e Paris Saint Germain), due olandesi (Ajax e Psv Eindhoven) e un portoghese (Porto). Nel 2002 si sono aggiunti un altro club inglese (Arsenal), uno francese (Olympique Lyonnais), uno tedesco (Bayer Leverkusen) e uno spagnolo (Valencia). Nel 2008 il G-14 si è ufficialmente sciolto in seguito alla nascita dell'Eca. Che dal canto suo continua a fare la voce grossa col progetto di Superlega Europea nel cassetto. Basta ipotizzare di aprire quel cassetto, ed ecco che arriva il nuovo format con quattro posti nella fase a gironi della Champions per le federazioni col più alto ranking. Che poi sono anche quelle in cui milita il nucleo duro dell'ex G-14.

NON SARÀ UN RITORNO AL PASSATO

Bisogna tenere conto di tutto questo pregresso per cogliere un senso dietro il lancio di una terza coppa europea. Che non può portare alla riedizione del panorama esistente nel 1999. Quel panorama non esiste più e non verrà riesumato. Più facile che la prospettiva sia ben altra. E che una volta di più si assista a un nuovo step verso la Superlega, con l'Uefa che continua a concedere soluzioni tampone. Solo che stavolta non si tratta più del solo format di Champions, ma del disegno complessivo delle competizioni. Che pare proprio una suddivisione fra Serie A, Serie B e Serie C delle coppe continentali. Uno schema che richiamerebbe quello già messo in pratica dall'Uefa con la Nations League, che divide le rappresentative nazionali in quattro categorie dalla A alla D, con meccanismi di promozione e retrocessione. In ogni caso, la cabina di regia passerebbe definitivamente all'Eca. Con l'Uefa ben lieta di strappare qualche altro anno di convivenza. E sopravvivenza.

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