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29 Settembre Set 2018 1100 29 settembre 2018

Il litigio fra Totti e Cassano dal libro "Un Capitano"

Fantantonio è stato «il giocatore più forte con cui abbia giocato», ha scritto l'ex n.10. Ma fra i due ci furono scontri. Per un assegno sparito e una questione di cachet televisivi. L'estratto su Lettera43.it.

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Un libro-evento atteso dagli appassionati della Roma e non solo. Che ha già fatto discutere per la quantità di aneddoti e rivelazioni sparse per le 512 pagine, come i particolari sul burrascoso rapporto con l'allenatore Luciano Spalletti. Un Capitano è l'autobiografia di Francesco Totti scritta col giornalista Paolo Condò, uscita il 27 settembre 2018. La vita dello storico capitano e numero 10 dei giallorossi, che si è ritirato dal calcio giocato nel maggio 2017, viene raccontata partendo dall'infanzia in via Vetulonia fino ad arrivare alla Serie A, al Mondiale vinto, alla trasformazione di un giocatore in icona. Tanti anche i racconti sui legami coi compagni di squadra. Uno su tutti: Antonio Cassano. Che nel capitolo intitolato "Batman e Robin" Totti ha definito «il calciatore più forte col quale abbia mai giocato», spiegando: «Voglio bene ad Antonio, e so che lui ne vuole a me. È il fratello minore che non ho mai avuto, e al quale ho cercato di “salvare” la carriera senza riuscirci, o almeno non come avrei voluto». Una narrazione molto affettuosa che tuttavia non manca di due parentesi sui litigi che hanno rischiato di minare l'amicizia tra i due. La prima per la sparizione dell'assegno mensile dello stipendio di Cassano, che accusò la cameriera di casa Totti, dove Antonio era ospite. Alla fine la busta paga saltò fuori tra le pieghe del sedile della macchina di Cassano, che si scusò con Francesco. La seconda, sempre per questione di soldi, viene pubblicata qua sotto da Lettera43.it in questo estratto.

DAL CAPITOLO "BATMAN E ROBIN" SUL LITIGIO FRA TOTTI E CASSANO

Un’altra volta il gelo dura molto più a lungo, e nemmeno la pace riesce a diradare tutte le ombre. Sono amico da anni di Maurizio Costanzo e Maria De Filippi, persone che mi sono sempre state vicine, e ogni stagione dedico una serata a C’è Posta per Te, la trasmissione di Maria che riunisce parenti, amici o conoscenti che per un motivo o per l’altro si sono persi di vista. Una prima volta Roberto, il capo della produzione, mi aveva proposto di organizzare un incontro fra Cassano e il suo padre naturale: si sapeva che i rapporti fra i due erano inesistenti, perché Antonio comprensibilmente gli imputava di essere sparito dopo la sua nascita. Quando poi sulla Gazzetta esce una lunga intervista a questo signore, nella quale – immagino per interesse – cerca di ricucire, capisco dalla reazione furiosa di Antonio nello spogliatoio che non è proprio il caso di insistere. Si arriva così a una seconda proposta, decisamente più light: portare Cassano in studio e fargli trovare il vigile urbano di Bari Vecchia, quello che nei suoi anni di scorribande gli aveva sequestrato il motorino un sacco di volte. Un uomo col quale aveva spesso litigato, ma che in fondo gli voleva bene, come lo stesso Antonio riconosceva. C’è Posta per Te è una trasmissione di grande successo che conseguentemente paga ottimi cachet. Non so quanto diano a Cassano per quella puntata, sono affari suoi e non mi pare corretto chiedere.

Antonio Cassano e Francesco Totti durante la presentazione del libro "Un Capitano".
Ansa

La serata fila via liscia, la “riunione” è pure commovente, Antonio è contento e io non ci penso più. Dopo un paio di giorni, però, noto che quando ci incrociamo nei corridoi di Trigoria lui tende a girare al largo. Che è successo? Domenica non gli ho passato un pallone? Non me ne curo granché, Antonio ha di queste lune, se gli vai dietro ogni volta diventi pazzo. Quando però il periodo di gelo si allunga a una settimana, e soprattutto viene esteso per la prima volta a Vito, chiedo a Montella – lui ed Emerson sono quelli più in confidenza con Antonio – se ne sa qualcosa. Vincenzo non si fa pregare: «È offeso con te perché gli hanno detto che hai preteso 15 mila euro di provvigione sulla sua partecipazione dalla De Filippi». Resto di sale. È una gigantesca bugia, e non capisco chi possa avergli detto questa cretinata. «Gliel’ho chiesto, perché anche a me la storia puzza», continua Montella. «Non me l’ha voluto dire. Dice solo che l’ha saputo nello spogliatoio». Qualcuno mi rema contro all’interno della squadra? Il dubbio è pesante, perché sarebbe la prima volta. Il grande difetto di Cassano è credere a chiunque gli racconti qualsiasi cosa, ma su un tema così delicato la fonte dev’essere per forza accreditata. Altrimenti sarebbe almeno venuto da me per chiedermelo a brutto muso. Comincio a indagare da una parte, e a cercare il confronto con Antonio dall’altra; anche perché la tensione è cresciuta, in campo sembriamo una coppia di separati e Capello, che se ne è accorto, ci bombarda di «Passatevela, ma cosa vi prende?». Una volta, durante una partitella, Antonio mi sfida: «Glielo dici tu o glielo dico io?». A fine seduta lo affronto, gli dico che è un cretino se pensa che possa avergli sottratto 15 mila euro; anche perché io ne prendo molti di più a ogni partecipazione, dunque non ne ho proprio bisogno. È una reazione da gradasso, non mi piace e non mi rappresenta, me ne pento subito: ma sono davvero arrabbiato, con lui e col fantasma che mi parla alle spalle. Non ho mai scoperto chi fosse.

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