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8 Ottobre Ott 2018 2021 08 ottobre 2018

Tutte le volte che Cassano ha detto «basta cassanate»

Il fantasista di Bari Vecchia prova a ripartire dall'Entella. Primi allenamenti con la speranza di strappare un ingaggio. In conferenza l'immancabile promessa, già troppe volte disattesa in passato.

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Antonio Cassano ci riprova. A 36 anni il folletto di Bari Vecchia si gioca l'ultima chance nel calcio che conta. Nessuna firma per ora, ma i primi allenamenti con l'Entella alimentano le speranze del fantasista di strappare un contratto alla formazione ligure. Che milita sì in Serie C, ma che ancora sogna un ripescaggio nel marasma della B, per ora, a 19 squadre.

«CON QUESTA TESTA AVREI GIOCATO SULLA LUNA»

Il percorso, come al solito, è lastricato di buone intenzioni. «Avessi avuto 10 anni fa la testa che ho adesso sarei andato a giocare anche sulla luna e avrei vinto molto», ha detto Cassano in conferenza stampa, parlando al fianco del presidente Antonio Gozzi, dopo aver deliziato i 500 tifosi accorsi a Chiavari per dargli il benvenuto. «Basta cassanate», ha ripetuto ancora una volta Fantantonio, «sono cresciuto e non voglio dare delusioni a mia moglie e ai miei figli. Se rimarrei anche in Serie C? Per il presidente Gozzi farei qualsiasi cosa».

La voglia di credere a un nuovo percorso di resurrezione calcistica di Cassano è molta, ma cozza con lo scetticismo dovuto alle tante, troppe, ricadute del ribelle per anonomasia del calcio italiano. «Basta cassanate», ha detto Cassano l'8 ottobre 2018, scandendo esattamente le stesse parole pronunciate al suo ritorno alla Sampdoria cinque anni dopo l'addio burrascoso con la famiglia Garrone. Era il 21 agosto 2015 e ancora erano di là da venire la frattura con Massimo Ferrero e il progressivo accantonamento dalla prima squadra, preludio alla risoluzione contrattuale. Seguito, nel breve volgere di pochi mesi, dal farsesco teatrino della firma col Verona, club abbandonato immediatamente dopo la presentazione.

Un refrain che torna ciclicamente, quello del Cassano che prova a far pace con se stesso, se è vero che gà nel 2010, ben otto anni fa, pronunciava, alla sua prima esperienza alla Samp, le consuete parole «basta cassanate», accompagnate dall'altrettanto solita promessa di avere messo la testa a posto.

Promessa manifestata anche al suo primo giorno in rossonero. «Se sbaglio al Milan sono da manicomio», disse allora il numero 99, nell'anno che gli regalò comunque uno scudetto. «Sono a disposizione del presidente Gozzi, se vuole mi sento prontissimo a dargli una mano. Anzi due», è tornato a promettere ora Fantantonio a chi ha ancora fiducia in lui. «Ho ricevuto tante proposte dall'estero ma anche in Serie A. Ma per me la felicità è la mia famiglia e stare vicino a mia moglie e ai miei figli: il fatto di poter continuare a giocare vicino a casa mi rende felice». La speranza, per tutti gli appassionati, è che Antonio possa tornare a distillare la sua classe sui campi italiani, di qualsiasi categoria. Il dubbio, tuttavia, è che lui stesso ne abbia davvero ancora voglia.

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