Juventus Ndrangheta Report
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Aggiornato il 23 ottobre 2018 22 Ottobre Ott 2018 1430 22 ottobre 2018

Le cose da sapere sulla 'ndrangheta nella curva della Juventus

Nessun indagato del club bianconero nel processo concluso con 14 condanne per le infiltrazioni allo Stadium. Agnelli inibito per la vendita dei biglietti ai gruppi ultrà. La misteriosa morte di Bucci. Il caso.

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La vicenda delle infiltrazioni della 'ndrangheta nella curva della Juventus è tornata di stretta attualità dopo la pubblicazione delle anticipazioni della trasmissione Report, che ha dedicato la puntata del 22 ottobre alle pressioni malavitose esercitate sul tifo bianconero. Un caso che, per il momento, ha già trovato il suo epilogo giudiziario nel processo Alto Piemonte e che in sede sportiva ha visto il presidente del club bianconero Andrea Agnelli inibito per 12 mesi, poi ridotti a tre, per i rapporti non consentiti con i tifosi nell'ambito della vendita dei biglietti per lo Stadium.

PER I GIUDICI IL CLUB NON SAPEVA DELLA NATURA 'NDRANGHETISTA DEI TIFOSI

Il Tribunale federale nazionale della Figc, nel settembre 2017, ha accertato che la Juventus ha interagito con gli ultrà vendendo con modalità irregolari e per un lungo periodo lotti di biglietti per garantire l’ordine pubblico nel suo impianto di gioco. I biglietti erano poi rivenduti con pratiche di bagarinaggio dagli ultrà: secondo la sentenza, la Juventus era a conoscenza di queste pratiche, pur non avendo avuto un ruolo diretto. Dell’inchiesta si è discusso a lungo per l’accusa secondo cui Agnelli e altri dirigenti della Juventus avrebbero saputo che gli ultrà con cui avevano rapporti erano ‘ndranghetisti: questa tesi è stata smentita dal Tfn che ha, di fatto, smontato una parte centrale dell'impianto accusatorio.

IL MONOPOLIO DELLA FAMIGLIA DOMINELLO NEL BAGARINAGGIO ALLO STADIUM

Parallalamente, la giustizia ordinaria, a conclusione del processo d'Appello Alto Piemonte terminato lo scorso 16 uglio, ha condannato 14 persone, sottolineando nelle motivazioni «l'indubitabile interessamento diretto delle 'locali' piemontesi della 'ndrangheta nella spartizione del business dei biglietti della Juventus». Nessun dirigente bianconero risultava indagato al termine dell’inchiesta e la società non figurava nemmeno come parte offesa. Tra i condannati c’è l'ex capo ultrà Fabio Germani, assolto in primo grado, al quale sono stati inflitti quattro anni, cinque mesi e 10 giorni di reclusione. Germani, stando alle carte processuali, era in contatto con Rocco Dominello, a sua volta condannato a cinque anni. Dominello, secondo gli inquirenti, faceva parte, assieme al padre Saverio, della cosca Pesce-Bellocco di Rosarno e, fra il 2013 e il 2014, sarebbe riuscito a monopolizzare il bagarinaggio «attraverso l'estrinsecazione di un potere di intimidazione e di influenza sia nei confronti del tifo organizzato sia nei confronti dei dirigenti della società calcistica».

IL RUOLO DELLA SOCIETÀ AI MARGINI DELLO SCONTRO TRA GRUPPI ORGANIZZATI

I giudici, nel dimostrare che dietro al bagarinaggio si nascondevano i boss calabresi, dipingono una Juventus che cerca di barcamenarsi fra i ricatti della tifoseria organizzata, a sua volta invischiata inuna giungla di battaglie intestine. In questo senso, proprio Dominello avrebbe svolto una sorta di ruolo di paciere per scongiurare l'insorgere di una guerra tra bande, considerata un intralcio per i traffici illeciti delle cosche. Secondo Report, inoltre, il bagarinaggio sarebbe proseguito in maniera indiscriminata anche nella stagione 2017/18, malgrado arresti e processi. L'ex ultrà Bryan Herdocia, soprannominato 'Lo squalo', ha rivelato che il gruppo dei Drughi se ne è occupato fino alla fine dello scorso anno.

I CONTORNI DELLA MORTE DI BUCCI ANCORA TUTTI DA CHIARIRE

Un ruolo ancora da chiarire nella vicenda è quello svolto da Raffaello Bucci, l'ultrà bianconero morto misteriosamente suicida l'8 luglio 2016, precipitando da un cavalcavia dell'autostrada Torino-Savona. Due giorni prima era stato ascoltato in procura nell’ambito dell'inchiesta sulle infiltrazioni della ’ndrangheta in curva. Per anni Bucci si è occupato degli affari dei Drughi, il più importante tra i gruppi del tifo organizzato juventino. Era lui, secondo le ricostruzioni, a gestire i biglietti per gli ultrà, compresi quelli da rivendere a prezzi maggiorati, e il merchandising con i simboli dei Drughi. Dal 2015 la società lo aveva investito del ruolo di consulente esterno, in veste di Supporter liaison officer, una sorta di anello di congiunzione tra la tifoseria e il club.

LE INTERCETTAZIONI CHE MOSTRAVANO PREOCCUPAZIONE PRIMA DEL SUICIDIO

Nel corso delle indagini, tuttavia, è emerso come lo stesso Bucci avesse svolta attività di informatore per i Servizi e la Digos. In diverse intercettazioni, alcune delle quali pubblicate proprio da Report, poco prima della morte l'uomo aveva confessato di temere per la sua incolumità. Motivo per cui l'ex compagna dell'uomo ha chiesto la riapertura delle indagini. Per il legale della donna «le lesioni all'occhio e alla mandibola sul corpo di Bucci sono infatti incompatibili con la caduta in cui ha perso la vita e fanno pensare a un pestaggio, che però non sappiamo collocare». Tra i tanti punti oscuri c'è anche la restituzione del borsello e del rosario della vittima alla famiglia: i due oggetti non erano presenti nell'area del viadotto, ma furono trovati poco dopo a bordo dell'auto di Bucci nel parcheggio della società da Alessandro D’Angelo, security manager del club.

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