Capotondi Lega Pro
PALLONATE
8 Novembre Nov 2018 1109 08 novembre 2018

Qualche interrogativo sulla nomina di Capotondi in Lega Pro

La domanda non è cosa c'azzecchi l'attrice con la terza lega professionistica del calcio italiano. Il punto è chiedersi senza pregiudizi perché sia sta scelta proprio lei e non, ad esempio, Maccio Capatonda.

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Niente pregiudizi. È l'imperativo che bisogna darsi se ci si trova a commentare una notizia come quella dell'elezione di Cristiana Capotondi alla vicepresidenza della Lega Pro. Come darsi una mozione d'ordine, con lo scopo primario di non lasciarsi andare ai commenti abusati che in modo quasi inevitabile vengono richiamati in casi del genere. A cominciare dalle perplessità di default. Quelle esternate immediatamente, e in modo quasi unanime, quando si è diffusa la notizia dell'elezione. Condensate nell'interrogativo: ma che c'azzecca Cristiana Capotondi? No, noi non ci chiediamo cosa c'azzecchi. Per quanto, lo ammettiamo, il pensare selvatico abbia fatto balenare anche in noi la scintilla del checiazzecchismo. Ma poi la differenza sta nel temperare le scintille di pensiero selvaggio. E nel comprendere che interrogarsi sull'adeguatezza di una persona a ricoprire una carica, senza avere sottoposto al minimo vaglio il talento specifico di quella persona, significa (appunto) cedere al pregiudizio.

Cristiana Capotondi.

E SE AVESSERO NOMINATO MACCIO CAPATONDA?

Dunque non è su questioni di coerenza e adeguatezza che bisogna interrogarsi, a proposito della candidatura e della successiva elezione di Capotondi alla vicepresidenza della Lega Pro. Piuttosto, bisognerebbe porsi un altro e ancor più semplice interrogativo: come mai? Sì, proprio uno di quegli interrogativi da anime candide, che proprio perché troppo rotondi rimangono inespressi. Muoiono sulle labbra. E allora, come mai Cristiana Capotondi vicepresidente della terza lega professionistica del calcio italiano? Un interrogativo che riteniamo legittimo. Certamente esso non è discriminatorio, e perciò resiste ai contro-interrogativi sollevati dalla presunzione che vi sia del pregiudizio in questa richiesta di chiarimento. Non c'è infatti un pregiudizio diretto verso la persona esterna al mondo dirigenziale del calcio, perché altrimenti le stesse richieste di chiarimento avrebbero dovuto riguardare l'altro vice del neo-presidente Francesco Ghirelli, l'avvocato Jacopo Tognon. Sul cui profilo non vi è alcuna perplessità, poiché si tratta di un eminente giurista esperto in diritto europeo dello sport. E dunque il profilo c'è tutto, e da qui in poi si tratterà soltanto di valutare se Tognon sarà all'altezza del compito che è stato chiamato a svolgere.

E il profilo di Capotondi, invece? E qui salta fuori l'altro contro-interrogativo, più insidioso. Sarà mica che le perplessità vengano dal fatto che Capotondi sia donna nonché proveniente dal mondo dello spettacolo? Rispondiamo che il medesimo interrogativo lo avremmo posto se nel ruolo di vicepresidente di lega Pro fosse stato eletto un altro soggetto proveniente dal mondo dello spettacolo, dal cognome quasi identico ma di sesso maschile: Maccio Capatonda. Non sarebbe cambiato alcunché, perché egualmente ci saremmo chiesti: come mai Maccio Capatonda vicepresidente della Lega Pro? E dato che questo interrogativo sarebbe stato meno esposto agli strali del politically correct, sarebbe stato possibile accompagnarlo con altri interrogativi. Come è nata la candidatura di Maccio Capatonda? È stato Maccio Capatonda a proporla o gli è stata offerta? E che esperienze ha Maccio Capatonda in materia di politiche sportive e di governo di un'organizzazione complessa?

DALLA SCUOLA ALLA COMUNICAZIONE, GIUDICHIAMOLA SUI FATTI

Nel caso di Maccio Capatonda, gli interrogativi di sopra sono superflui. Non è stato eletto vicepresidente della Lega Pro. Non è stato mai candidato per quel ruolo, nessuno glielo ha mai chiesto, né (supponiamo) mai gli è passato per la capatonda. Forse di calcio gliene frega pure meno di zero. Continuerà a dar vita, nella fiction, alle sue maschere grottesche da italiano medio. Invece nel caso di Cristiana Capotondi gli interrogativi rimangono. Non dissolti dalle sue prime esternazioni sul proprio profilo e sulla sua attinenza con un ruolo di responsabilità dirigenziale. Si è presentata come appassionata di calcio. Condizione condivisa con alcuni milioni di donne italiane, senza che una sola fra queste abbia mai avuto chance di accedere alla vicepresidenza della terza lega professionistica del calcio italiano. Si è presentata come giocatrice di calcio, condizione condivisa (dato dell'ultimo Report Calcio pubblicato dalla Figc) da 23.903 tesserate ufficiali in Italia, più un numero non definibile di praticanti informali, senza che alcuna fra queste abbia mai avuto la chance di accedere alla vicepresidenza della terza lega professionistica del calcio italiano. E dunque, torniamo al punto di partenza: perché Cristiana Capotondi vicepresidente della terza lega del calcio professionistico italiano?

Cristiana Capotondi.

In attesa che qualcuno risponda – e sarebbe il caso si rispondesse in modo argomentato e senz'ombra di degnazione –, ribadiamo che da qui in poi Capotondi andrà valutata per ciò che farà da vicepresidente della terza lega del calcio professionistico italiano, allo stesso modo in cui lo sarà il suo collega Jacopo Tognon. E lo si farà a cominciare dalla prima mossa, annunciata nel corso di una campagna di comunicazione mediatica molto più efficace di quanto sia stato l'intervento in assemblea elettiva. Cioè, il tentativo di costruire col mondo della scuola un dialogo per far sì che i giovani calciatori siano messi nelle condizioni di conciliare l'impegno agonistico con quello formativo. Iniziativa lodevole e condivisibile. Anche se, a dire il vero, in materia deficit di formazione dei calciatori (sia giovani che adulti) il mondo della scuola ha la parte minore di responsabilità. Ma è comunque un'idea. Attendiamo le successive e la loro realizzazione. Senza pregiudizi.

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