Giochi Olimpici 2026 Milano Cortina
OLIMPIADI
14 Novembre Nov 2018 0923 14 novembre 2018

Calgary si sfila, più vicine le olimpiadi per Milano-Cortina

Nel referendum consultivo gli abitanti della cittadina canadese bocciano la candidatura all'edizione invernale del 2026. Adesso è una sfida a due tra gli italiani e Stoccolma, che però ha molti dubbi.

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La canadese Calgary è a un passo dal ritiro per la candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026. Al referendum consultivo hanno vinto i no alla candidatura, con il 56,4% dei suffragi pari a 171.750 voti; i favorevoli sono stati 132.832 voti. La decisione definitiva sul ritiro spetta al consiglio municipale che deve ratificare l'esito del voto. A questo punto, si va a grandi passi verso una sfida a due tra Milano-Cortina e Stoccolma. La strada per la candidatura italiana in realtà sembrerebbe tutta in discesa, considerato che, alla pari di Calgary, anche Stoccolma ha parecchi problemi di natura politica ed economica fra governo nazionale e autorità locale. Il 28 novembre il dossier sulla candidatura italiana sarà presentata al Cio, a Tokyo, dal presidente del Coni Malagò, che volerà in Giappone insieme con il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il governatore del Veneto Luca Zaia.

L'assegnazione delle Olimpiadi della neve del 2026 si sta rivelando una specie di percorso a ostacoli, lungo la strada infatti sono già cadute altre candidature eccellenti, su tutte quella della giapponese Sapporo già sede dei Giochi nel 1972 (anche Calgary le aveva già ospitate nel 1988), e poi anche di Sion (Svizzera), Graz (Austria) ed Erzurum (Turchia). Intanto in Canada è attesa una convocazione del consiglio municipale di Calgary, per la valutazione del referendum consultivo e le conseguenti decisioni, cioè il ritiro formale della candidatura. In teoria il consiglio comunale potrebbe non tenere conto delle indicazioni dei cittadini e proseguire la sua corsa per i Giochi 2026, ma in realtà oltre ai problemi economici che hanno messo in crisi il progetto, ce ne sono anche diversi di natura politica fra governo federale, provincia e città nella gestione dell'evento, per cui difficilmente le autorità locali potranno trovare lo spazio per una non ratifica dell'esito referendario.

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