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24 Novembre Nov 2018 1506 24 novembre 2018

Festival della cultura paralimpica, un esempio per l'Italia

All'evento hanno partecipato tra gli altri Bebe Vio, Alex Zanardi e Marco Dolfin. Pancalli: «Attraverso lo sport contagiamo positivamente il Paese».

  • Edoardo Marcianò
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Lo sport è lo strumento migliore che ha portato a cambiare la percezione della disabilità nella nostra cultura e nel nostro Paese. Lo sport cambia e salva la vita. È questo, ma non solo, ciò che è emerso dai quattro giorni di dibattiti (dal 20 al 23 novembre), mostre, film, libri, storytelling, spettacoli, dedicati allo sport paralimpico con il Festival della cultura paralimpica, promosso dal Comitato italiano paralimpico grazie anche al sostegno di Inail, Ferrovie dello Stato, Grandi Stazioni Retail, il patrocinio della Rai e il contributo di Mediobanca, Eni, Toyota, Fondazione Terzo Pilastro Internazionale e SuperAbile Inail. Un evento importante che celebra lo sport come strumento di integrazione sociale e non solo per i disabili.

Il concetto di inclusione emerge in maniera nitida percorrendo lo spazio della stazione Tiburtina riservato al Festival, gli emozionanti scatti fotografici degli atleti delle Federazioni paralimpiche ma anche l’area riservata alle attrezzature sportive che hanno reso questi ragazzi celebri in Italia e all’estero grazie alle loro gesta. Centinaia di atleti, accompagnati dallo slogan «Disabilità in movimento», hanno arricchito e contribuito a rendere memorabile la prima edizione di questo evento che come obiettivo ha avuto quello di lanciare uno sguardo a 360 gradi sul tema dello sport legato alla disabilità, partendo dagli atleti e dalle loro storie, per conoscere meglio i protagonisti di un movimento che ha saputo conquistare, negli anni, gli onori delle cronache e l'attenzione dell'opinione pubblica.

L'ESPERIENZA E L'ESEMPIO DI MARCO DOLFIN

Il testimonial della manifestazione è stato Marco Dolfin, 37enne di Chieri che lavora all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino come ortopedico e traumatologo paraplegico. Marco, che opera in piedi su una carrozzina elettronica verticalizzabile, nel 2011 è rimasto vittima di un incidente motociclistico che gli ha fratturato la vertebra T12, senza però interrompere i suoi sogni: «Ho pensato a ciò che volevo continuare a fare nella mia vita. Tra queste cose c’è sempre stato il lavoro anche se in molti, certamente a fin di bene, mi avevano consigliato di rinunciare e cambiare specialità. La chirurgia protesica e la grande traumatologia, infatti, richiedono di operare in piedi e con una stabilità importante per poter esercitare la necessaria forza durante gli interventi». Dall’ospedale Marco ha studiato un modo per compensare l’assenza dell’uso degli arti inferiori e ora, praticando il nuoto, è un atleta.

Il Festival della cultura paralimpica si è tenuto a Roma dal 20 al 23 novembre.

«LO SPORT PARALIMPICO È AVANGUARDIA SOCIALE»

Oltre a Marco presenti anche altri atleti: Bebe Vio, Alex Zanardi, Oney Tapia, Nicole Orlando, Monica Contrafatto, Martina Caironi, Daniele Cassioli, Oscar De Pellegrin, Annalisa Minetti, e personalità del mondo del giornalismo, dello spettacolo e delle istituzioni. La cerimonia di conclusione dell’evento ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella secondo il quale: «Quando si abbatte una barriera è un successo per tutta la comunità. Tanti pregiudizi sono stati superati grazie alla maturazione del nostro Paese. Il Festival registra tali avanzamenti, frutto di sacrifici ma anche di soddisfazioni e di medaglie. Lo sport paralimpico è avanguardia sociale del Paese, il movimento è una testimonianza positiva». «Oggi la disabilità», ha aggiunto, «è vista con occhi diversi rispetto al passato, grazie anche allo sport».

QUELLO SPORTIVO È UN LINGUAGGIO UNIVERSALE

«Attraverso lo sport il mondo paralimpico vuole contagiare positivamente la cultura del Paese», ha affermato il presidente del Cip Luca Pancalli sottolineando il lavoro svolto negli ultimi 15 anni. Il mondo paralimpico rivendica con orgoglio la parola posta al centro della manifestazione perché cultura e sport possono e devono andare di pari passo. Quello sportivo è un linguaggio universale, che avvicina qualsiasi individuo, crea legami e instaura amicizie, produce felicità continua e dà la forza per superare limiti e ostacoli altrimenti insuperabili. Insegna a fidarsi, aspetto importante quando si parla con atleti disabili. La lingua universale dello sport va sicuramente compresa meglio, rispettata, protetta e condivisa. Un passo in avanti è avvenuto nella giornata conclusiva del Festival attraverso la registrazione, grazie alla presenza di Treccani, del lemma «paralimpico», già da tempo parte del nostro lessico. Un passo in avanti per un movimento entrato nel cuore degli italiani pronti, da ora ancora di più, a cambiare la percezione nei confronti della disabilità.

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