Fassone Causa Licenziamento Milan
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18 Dicembre Dic 2018 1233 18 dicembre 2018

Fassone ha fatto causa al Milan

Ricorso dell'ex amministratore delegato dei rossoneri contro il licenziamento del club. Per il dirigente si è trattato di un atto «ritorsivo».

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Nuove nubi spuntano sull'orizzonte del Milan. Dopo i deludenti risultati sportivi in Europa e la sanzione dell'Uefa per la violazione del fair play finanziario, ora è l'ex amministratore delegato dei rossoneri Marco Fassone a complicare la situazione della società. Il manager ha infatti deciso di fare causa contro il suo licenziamento dello scorso agosto firmato dal nuovo corso del club targato Elliott e con la presidenza di Paolo Scaroni. Il 19 dicembre, davanti al giudice del lavoro di Milano Luigi Pazienza, è prevista la prima udienza a seguito del ricorso dell'ex ad, assistito dall'avvocato Francesco Rotondi, il quale sostiene che si trattò di un licenziamento «ritorsivo» e ne chiede, dunque, l'annullamento.

Da quanto è emerso, nel ricorso depositato al Tribunale del Lavoro di Milano (l'impugnazione del licenziamento è stata effettuata con il cosiddetto rito 'Fornero', più veloce di altri) Fassone, attraverso il suo legale, lamenta la «ritorsività» del licenziamento ai suoi danni, spiegando che il 21 luglio scorso la società gli fece un'offerta di transazione di 2,5 milioni di euro per andarsene e, dal momento in cui lui rifiutò quella proposta, venne licenziato. Da qui la richiesta al giudice di dichiarare la «nullità» del licenziamento che, se accolta, comporterebbe il reintegro da dirigente nella società.

PER IL MILAN DA FASSONE GRAVE INDIFFERENZA E NEGLIGENZA

Secondo il ricorso di Fassone, inoltre, la stessa motivazione del licenziamento sarebbe illegittima. Nella comunicazione del fine rapporto per giusta causa il Milan aveva fatto valere quella che definiva una «grave indifferenza e negligenza rispetto a fondamentali interessi della nostra società e delle risorse in essa impiegate» da parte dell'ex ad, facendo anche riferimento ad alcune «lettere di contestazione disciplinare». In più, il club parlava di «violazioni dei doveri» in relazione al «rapporto di lavoro intrattenuto con la nostra società, talmente gravi da non rendere possibile la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto medesimo, avendo determinato in maniera inemendabile e radicale, il venire meno dell'elemento fiduciario».

Per Fassone le considerazioni negative del club sul suo operato e sui motivi del licenziamento sono un atto «ritorsivo»

Il Milan si riservava anche «di intraprendere qualsivoglia opportuna azione a nostra tutela». Per Fassone, invece, le considerazioni negative del club sul suo operato e sui motivi del licenziamento sono derivate, come atto «ritorsivo», soltanto dalla sua decisione di non dare l'ok all'offerta di transazione. Nella prima udienza è prevista la costituzione delle parti e poi il procedimento deve essere rinviato ad altra data, una volta che le parti avranno depositato al giudice corpose memorie a sostegno delle loro ragioni.

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