Ultrà Inter Da Ros ai domiciliari

Otto indagati per omicidio dopo gli scontri fra ultrà in Inter-Napoli

Si allarga l'inchiesta sulla morte di Belardinelli. Mentre Da Ros (scarcerato) continua a collaborare con i pm, nonostante le minacce. Gli ultimi sviluppi.

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Sono complessivamente otto le persone indagate nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Daniele Belardinelli, l'ultrà del Varese, squadra gemellata con l'Inter, che è stato investito il giorno di Santo Stefano durante gli scontri che hanno preceduto la partita tra i nerazzurri e il Napoli. Sono indagati i cinque tifosi partenopei, tra cui un minorenne, che erano a bordo della Volvo V40 sequestrata dalla magistratura milanese e anche altri tre che viaggiavano a bordo di una seconda auto del convoglio azzurro, ritenuta coinvolta nell'incidente. Anche questa seconda vettura, a breve, dovrebbe essere sequestrata. Per tutti si ipotizza il reato di omicidio volontario. Le indagini degli investigatori sono destinate ad allargarsi: nei prossimi giorni verranno sentite altre persone. Il nodo della questione sta nel fatto che gli indagati si rimpallano la responsabilità su chi fosse alla guida della Volvo V40 sotto sequestro. Nessuno, in sostanza, ha ammesso di aver investito Belardinelli.

Gli interrogatori sono andati avanti per tutta la giornata del 5 gennaio. E mentre la Digos milanese a Napoli ha lavorato per chiarire il ruolo degli indagati e le loro presunte responsabilità nell'investimento, dal carcere milanese di San Vittore è uscito uno dei quattro arrestati per rissa aggravata, il 21enne Luca Da Ros che, malgrado le minacce subite in questi giorni, ha continuato a collaborare indicando numerosi ultras nerazzurri ai magistrati. «Sarà un'indagine che riserverà colpi di scena: i miei clienti sono innocenti, non hanno investito Berlardinelli, la Volvo sequestrata, sulla quale viaggiavano, era una delle prime auto facenti parte della carovana di vetture dirette allo stadio», ha spiegato in mattinata davanti alla Questura di Napoli l'avvocato Emilio Coppola, legale del 25enne tifoso partenopeo nella cui disponibilità era l'auto (intestata in leasing al padre) e di altre tre persone che erano con lui, tutte sentite dagli investigatori fino a sera. «L'auto è stata lavata - ha aggiunto il legale - perché dopo essere andati in cinque a vedere una partita credo sia naturale riconsegnarla pulita. La usa il padre di uno dei miei clienti mi sembra sia normale lavarla prima di riconsegnarla. Non è stato un gesto compiuto per nascondere qualcosa».

LE RIVELAZIONI SUI MEMBRI DELLA CURVA INTERISTA

Da Ros, nel frattempo, dopo aver chiamato in causa Marco Piovella, detto 'il Rosso', come uno dei capi dei Boys della curva interista che avrebbe impartito gli "ordini" per il blitz di via Novara, il 4 gennaio davanti al procuratore aggiunto di Milano Letizia Mannella e ai pm Michela Bordieri e Rosaria Stagnaro ha fornito altri elementi sull'agguato. Su un album fotografico «di 34 persone» mostratogli, ha chiarito l'avvocato Alberto Tucci, «ha riconosciuto 7-8» ultras, «alcuni dei quali hanno partecipato» all'assalto, tra cui Nino Ciccarelli, capo dei Viking della curva. Dal 21enne, detto 'il gigante', come ha scritto il gip Guido Salvini concedendo i domiciliari, sono arrivati «numerosi dettagli utili» sulle «modalità dell' attacco», ma anche per «risalire ai responsabili dell'omicidio di Belardinelli», nonostante «le minacce ricevute presso la sua abitazione e apparse sui numerosi social network». Il ragazzo ha svelato la «identità di numerose persone coinvolte», una scelta, aggiunge il gip, non certamente facile per la «pressione che i gruppi di tifosi ultras sono in grado di esercitare». È stato anche additato come «infame» da un detenuto in carcere e nonostante tutto ha manifestato «un concreto distacco da quelle regole di un'omertà che caratterizza la realtà di tali gruppi». Il giovane, infatti, ha parlato ai pm proprio dei quattro gruppi storici della curva, i Boys, i Viking, gli Irriducibili e Brianza Alcolica, «ognuno con un capo».

5 Gennaio Gen 2019 2054 05 gennaio 2019
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