Ched Evans
Sport
6 Gennaio Gen 2019 1200 06 gennaio 2019

La storia di Ched Evans tra giustizia e verità

Un centravanti di belle promesse. Una notte maledetta al Premier Inn. L'accusa e la condanna per stupro. La vicenda processuale che ha travolto lo Sheffield United e il calcio inglese. PRIMA PARTE.

  • ...

Questa è una storia di giustizia negata. Si svolge in Gran Bretagna, e racconta di un calciatore professionista condannato a cinque anni di carcere per stupro e poi riabilitato in seguito alla revisione del processo, ma soltanto dopo avere scontato metà della pena in regime di detenzione. E messa in questi termini se ne dedurrebbe che la vittima di giustizia negata sia il calciatore riabilitato, tornato sui campi di calcio dopo quattro anni di pausa e perciò è protagonista di un finale agrodolce. Ma le cose non stanno così. Perché questa è una storia di giustizia negata in linea di principio, al di là dei suoi protagonisti e della loro sorte processuale. E lo è soprattutto perché il suo esito giunge al termine di un percorso nevrotico, durante il quale la verità giudiziaria si rivela troppo permeabile a influenze esterne per potersi ritenere equa. Non si parla di giustizia negata a qualcuno, ma di giustizia che nega se stessa perché incapace di agire con rigore. La vicenda che andiamo a raccontarvi lascia un'eredità giurisprudenziale che soltanto il tempo permetterà di valutare nella sua interezza. E poiché il suo dipanarsi è tanto complesso quanto delicato, scegliamo di ricostruirla attraverso l'utilizzo del metodo documentale. Ci affidiamo alle fonti presenti sul web, sia sul versante della stampa quotidiana che su quello degli strumenti d'approfondimento, astenendoci per quanto possibile dall'esprimere giudizi. La questione è troppo sensibile, perciò è giusto che i lettori formino la propria opinione al riparo da ogni influenza.

CHED EVANS, PROFESSIONE CENTRAVANTI

Lui si chiama Chedwin “Ched” Michael Evans. Classe 1988, professione centravanti. È un gallese di mare, nativo di Rhyl, località di vacanza del Denbigshire. Nel club della sua cittadina Ched Evans avvia la trafila che lo porta a diventare calciatore professionista. Poi passa al Chester City e nel 2002, all'età di 14 anni, approda al Manchester City. Coi Citizen completa il passaggio dalle giovanili alla prima squadra. In quella fase l'allenatore del City è Sven Goran Eriksson, che giudica acerbo il giovane Ched e lo lascia andare in prestito al Norwich City durante la stagione 2007-08. In quella successiva (la prima sotto la proprietà di Abu Dhabi) il Manchester City tiene Evans con sé, ma al giocatore viene concesso poco spazio. Per questo, a fine campionato, le due parti decidono di separarsi. Nell'estate del 2009 Ched si trasferisce allo Sheffield United, che per acquisirlo investe 3 milioni di sterline e gli fa firmare un contratto triennale.

Sui campi da gioco, l'annata 2011-12 è per Ched Evans quella della consacrazione

I Blades si apprestano a affrontare la terza stagione consecutiva in Championship, la Serie B inglese. Sperano che il campionato 2009-10 sia quello della risalita. E invece l'obiettivo viene fallito, e nel 2011 giunge addirittura la retrocessione in League One. Ai modesti risultati della squadra contribuisce il rendimento di Evans, che soltanto nell'annata della retrocessione comincia a raggiungere livelli accettabili. Ma proprio in conclusione di quella stagione si verifica l'episodio che rende necessario raccontare la storia di Ched Evans, e che trasforma per il calciatore la stagione successiva (la 2011-12) in uno stato di sospensione fra paradiso e inferno, tra gloria e infamia. L'episodio in questione verrà raccontato nel paragrafo successivo. Per adesso è bene concludere la narrazione della parte calcistica della storia.

Ched Evans col la maglia dello Sheffield United.

Sui campi da gioco, l'annata 2011-12 è per Ched Evans quella della consacrazione. All'età di 23 anni diventa finalmente il centravanti che tutti attendevano. Salta le prime sei gare di campionato, ma dalla settima in poi prende a segnare e non si ferma più. Totalizza 35 gol in 42 partite disputate nelle tre competizioni (League One, FA Cup e Efl Trophy) che vedono impegnato lo Sheffield United. Grazie a uno score del genere riprende quota la sua candidatura per la nazionale gallese, con la quale Evans ha accumulato 13 presenze e 2 gol. E grazie ai suoi gol i Blades volano verso la promozione in Premiership. Il 14 aprile del 2012, nella gara casalinga contro il Leyton Orient, Ched Evans segna il gol del 3-1 finale dopo avere offerto al compagno Lee Williamson l'assist per il gol che permette di pareggiare l'iniziale vantaggio della squadra ospite. Mancano tre giornate alla fine del campionato di League One, e in quel momento lo Sheffield United è secondo in classifica. Una posizione che permetterebbe ai Blades di essere promossi in Premiership senza passare dai play off. In quei giorni Ched Evans è il centro magico d'uno stato di grazie collettivo. Ma proprio lì comincia la parte nera della storia.

QUELLA NOTTE MALEDETTA AL PREMIER INN

Bisogna riportare la sequenza indietro di un anno e tornare alla tarda mattinata di lunedì 30 maggio 2011. Sono circa le 11.30 quando una ragazza di 19 anni si risveglia nella camera 14 del Premier Inn, a Rhuddlan, località poco distante da Rhyl. I suoi vestiti sono sparpagliati sul pavimento, e lei non ricorda come sia arrivata fin lì né cosa sia successo nelle ore precedenti. Il nome della ragazza viene coperto da segreto giudiziario. E tale elemento, come si vedrà nei passaggi successivi della storia, sarà al centro di ulteriori ripercussioni giudiziarie. Per comodità narrativa decidiamo di denominarla X, così come viene fatto nei documenti giudiziari sul caso. La receptionist che la vede arrivare per il check out, Jessica Dawson, testimonierà di essersi trovata innanzi una ragazza irritata e in lacrime. Poco prima la giovane X, in pieno panico, aveva telefonato alla madre (che verrà a mancare durante lo svolgimento della vicenda processuale) implorandola di andare a prenderla. Viene presentata una denuncia alla polizia e scattano le indagini. E a questo punto c'è un dato da fissare e tenere presente da qui in avanti: in nessun momento X afferma di aver subìto una violenza sessuale. Sia il giorno della denuncia, sia tutte le volte successive che sarà chiamata a dire la sua nel procedimento, la ragazza afferma di non ricordare alcunché di quella notte. Alla polizia che raccoglie la sua deposizione nell'immediato, riferisce d'avere il sospetto che l'abbiano drogata. Le analisi cui viene sottoposta rivelano tracce di cannabis e cocaina. Che la ragazza ammette di avere assunto, ma non la sera prima bensì durante le settimane precedenti.

Il giorno dopo la polizia gallese effettua due arresti. A subìre il provvedimento sono Ched Evans e il suo collega Clayton McDonald. Quest'ultimo, difensore classe 1988, s'avvia a concludere la stagione agonistica nel Walsall, avversario dello Sheffield United in League One. I due sono amici dai tempi in cui giocavano nelle giovanili del Manchester City e condividevano un appartamento. Altro elemento, quest'ultimo, che emergerà dall'indagine di polizia. Evans e McDonald si trovano a Rhyl per il weekend assieme ad altri amici. Uno di questi è Javan Vidal, difensore classe 1989 cresciuto anch'egli nel Manchester City. Proprio Vidal è protagonista di una disavventura già grave di per sé, ma che si rivelerà minima cosa rispetto a quanto avviene dopo. Intorno alle 3,50 del 30 maggio, all'esterno del kebab shop Godfather, c'è un attimo di tensione. Amy Temple, ventiduenne cittadina di Rhyl, dà in escandescenze per avere ricevuto un pesante apprezzamento sessuale. Non si chiarisce chi glielo abbia rivolto, né per quale motivo Javan Vidal le si avvicini. Lui sosterrà d'essere andato lì per riportare la calma. Di sicuro c'è che il tasso alcolico di entrambi sia sopra le righe. Quello che succede dopo viene ripreso dalle telecamere di videosorveglianza: Amy piazza una testata in faccia a Javan, che reagisce furiosamente scaraventandola a terra e riempendola di calci. Un articolo pubblicato sul sito della Bbc riferisce che a un certo punto lui ha spinto lei verso la traiettoria di un taxi, e che soltanto la prontezza del tassista abbia evitato il peggio. La polizia arriva poco dopo e arresta Vidal. Che dopo nemmeno due mesi, al termine di un processo rapidissimo, viene condannato a 30 settimane di carcere con pena sospesa per 12 mesi e al pagamento di una multa da 340 sterline.

Clayton McDonald invia a Ched Evans un sms il cui testo sarà citatissimo negli articoli che ricostruiscono la vicenda: «I've got a bird»

Più o meno negli stessi minuti della baruffa tra Amy Temple e Javan Vidal maturano le premesse del fatto di maggior gravità. La ragazza che abbiamo denominato X transita da lì. È reduce da una serata alcolica con amici, ma poi si stacca dal gruppo e se ne va da sola per la notte di Rhyl. Passa dal Godfather per prendere una pizza, e lì s'imbatte in Clayton McDonald. Fra i due scatta immediatamente l'attrazione, tanto che dopo pochi minuti sono già a bordo di un taxi, diretti verso il Premier Inn. Dalla vettura Clayton McDonald invia a Ched Evans un sms il cui testo sarà citatissimo negli articoli che ricostruiscono la vicenda: «I've got a bird», che in italiano può essere tradotto con «ho con me una tipa». In hotel vengono accolti dal receptionist Gavin Borrough, che in seguito testimonierà di avere visto X «estremamente ubriaca». I due prendono possesso della stanza 14, che Ched Evans aveva prenotato per gli amici al prezzo di 92 sterline. E lì fanno sesso. Nel frattempo arrivano in hotel anche Ched Evans e gli altri due componenti del gruppo: uno è l'amico Jack Higgins, l'altro è Ryan Roberts, il fratellastro minore di Ched. Quest'ultimo si presenta alla reception, e con un inganno riesce a ottenere un'altra chiave della stanza 14. Dice al receptionist Gavin Borrough che gli amici per i quali è stata prenotata non ne hanno più bisogno, e dunque la utilizzerà lui. Poi si reca verso la stanza 14, apre la porta e trova l'amico Clayton McDonald impegnato a far sesso con X. Clayton chiede a X se Ched possa unirsi al rapporto sessuale. Stando a quanto dichiareranno sia Evans che McDonald, la ragazza acconsente. Quanto a lei, repetita iuvant, non ricorderà il minimo dettaglio di tutto ciò.

Ched Evans.

Per quel che riguarda Jack Higgins e Ryan Roberts, rimangono all'esterno e provano a guardare e filmare ciò che succede nella camera. Tutto quanto avviene in modo rumoroso, tanto da richiamare l'attenzione del receptionist. Borrough si approssima alla stanza 14 e carpisce suoni e versi che non gli sembrano da violenza in atto. E dunque se ne torna alla reception. Clayton McDonald lascia la compagnia circa un quarto d'ora dopo l'arrivo di Ched Evans. Andando via passa dalla reception e dice a Borrough di fare attenzione alla ragazza perché gli pare non stia bene. Ched Evans andrà via poco dopo, lasciandosi alle spalle X avvolta nelle coperte. Le telecamere di sorveglianza lo filmano mentre sgattaiola via da un'uscita antincendio. Fra le tante cose che dirà in seguito, spiccano le affermazioni di non aver completato il rapporto sessuale e di essere andato via rapidamente per non ricevere in hotel una telefonata della fidanzata Natasha Massey, che ha l'abitudine di chiamarlo con frequenza. È questo il primo passaggio in cui appare la figura della fidanzata. Che, come si vedrà col dipanarsi del racconto, eserciterà un ruolo estremamente rilevante. Il gruppo di amici si ritrova poco dopo per le strade di Rhyl, mentre ormai s'avvicina l'alba di lunedì. Si sono lasciati alle spalle una sconosciuta che dorme in una camera d'albergo. Forse nemmeno ci pensano più.

L'ARRESTO E LA CONDANNA A CHED EVANS

Dopo l'arresto di Ched Evans e Clayton McDonald parte il rito degli interrogatori. E lì Ched Evans afferma cose che, piaccia o no, rimangono agli atti. Non tanto per ciò che riguarda il procedimento giudiziario, quanto per ciò che concerne la sua visione del mondo e la costruzione della sua immagine pubblica. Ai poliziotti che raccolgono la sua versione dei fatti egli dice: che lui e McDonald «avrebbero potuto avere» qualsiasi ragazza volessero, in quel bar di Rhyl dove hanno passato la serata in cui i fatti sono accaduti; che, «i calciatori sono ricchi, hanno il denaro, e questo è ciò che alle ragazze piace»; riguardo al rapporto a tre, afferma si tratti di una situazione che con Clayton McDonald ha già sperimentato nel periodo in cui condividevano l'appartamento «da scapoli», quando militavano nelle giovanili del Manchester City, e aggiunge che ciò piace alle ragazze perché «possono avere due calciatori (in una volta sola)» [«They have got two footballers there»]. Queste affermazioni entreranno a far parte del processo. Che viene incardinato a partire dall'accusa di stupro. I due calciatori sono infatti accusati di avere avuto rapporto sessuali con una donna che non si trovava in condizioni d'esprimere consenso, in quanto sotto pesante effetto di alcolici.

Quel processo giunge a sentenza il 20 aprile 2012. Siamo a quasi un anno da quella notte in cui i fatti avvengono. E come detto nel precedente paragrafo, durante il tempo intercorso Ched Evans gioca la sua migliore stagione da calciatore professionista. Nel paragrafo introduttivo abbiamo assunto l'impegno programmatico di non far trasparire alcun atteggiamento né giudizio di valore sulla vicenda, e di limitarci a riportare i fatti. Ma non ci pare una violazione di questo impegno rimarcare che Evans, nonostante incomba su di lui un processo e un rischio di condanna per un'imputazione fra le più infamanti, non risenta minimamente della pressione. Come interpretare quest'apparente impermeabilità? Come una dimostrazione di grande forza d'animo? Come il riflesso di una spiccata sicurezza della propria innocenza? Come un'espressione d'immaturità e dissociazione dal mondo che esiste oltre il rettangolo di gioco? Lasciamo al lettore la libertà di formarsi un'opinione. Che peraltro andrà corroborata da elementi aggiunti in questo articolo e negli altri due della serie. Il processo si conclude con la sentenza pronunciata dalla Crown Court di Caernarfon. Che condanna di Ched Evans a cinque anni di carcere e assolve Clayton McDonald. Il motivo di questa disparità di trattamento non viene illustrato dalle fonti d'informazione disponibili, né i pochi documenti giudiziari sulla vicenda che sono disponibili sul web sono d'ausilio. La cosa certa è che McDonald afferma immediatamente, e continuerà a farlo negli anni a seguire, di sentire un profondo rimorso per la disparità di trattamento subita dall'amico. Non risultano dichiarazioni su X, invece. Quanto all'entità della condanna, il giudice Merfyn Huges ne giustifica la mitezza rispetto alla gravità del reato affermando che l'atto di violenza sia avvenuto in modo non cruento, e che non vi sia stata premeditazione nell'accaduto.

IL RANCORE E LA RABBIA DEI TIFOSI BLADES CONTRO LA RAGAZZA

Rimane da rimarcare che, privato del suo calciatore più forte, lo Sheffield United scivola dal secondo al terzo posto nelle ultime tre gare di campionato. Ciò fa sfumare la promozione diretta in Premiership e costringe i Blades a passare per i play-off, che si concludono in modo infelice: dopo la vittoria in semifinale nel doppio turno contro lo Stevenage, la squadra biancorossa perde ai calci di di rigore la finale contro l'Huddersfield Town (8-7, dopo che tempi regolamentari e supplementari si chiudono sullo 0-0). E il dato relativo alle sorti dello Sheffield United in quella stagione agonistica sarebbe irrilevante, rispetto alla gravità dei fatti e alle loro conseguenze giudiziarie. Ma purtroppo non è soltanto per dovere di cronaca che lo si menziona. C'è dell'altro, e si tratta di elementi che entrano a comporre il clima emotivo e d'opinione intorno alla vicenda.

La sentenza della Crown Court di Caernarfon condanna Ched Evans e assolve Clayton McDonald

I tifosi Blades vivono quel rovescio in modo traumatico, scivolando dentro un misto di rabbia e fatalismo. Negli anni precedenti hanno già attraversato una vicenda molto oscura, a margine dell'ultima retrocessione dalla Premier League. Si tratta della storia riguardante l'ingaggio degli argentini Carlos Tevez e Javier Mascherano da parte del West Ham, rivale nella corsa alla salvezza nella stagione 2006-07 di Premier. Attorno ai due calciatori esplode ufficialmente la questione delle Third Party Ownership (Tpo) nel calcio professionistico europeo, e il loro tesseramento è una comprovata violazione dei regolamenti sanciti dalla Premier League. Ricostruire quella vicenda ci porterebbe troppo fuori dal seminato, sicché vi rimandiamo a altri nostri scritti (sia libri che articoli) pubblicati nel corso degli anni. Il solo dato da riportare, di quella vicenda, è che il West Ham si salvi in modo irregolare a spese dello Sheffield United, senza che le autorità calcistiche inglesi trovino un modo adeguato di riparare il torto. Rispetto a quella vicenda, l'intera comunità dei Blade interiorizzi da quel maggio 2007 un senso di giustizia negata e defraudamento, aggravato dall'ulteriore retrocessione in League One che giunge quattro anni dopo. La cavalcata verso il ritorno in Premiership, che la squadra sta compiendo in quel finale del mese di aprile 2012, viene vissuta come l'inizio di un tempo del riscatto. Di quella cavalcata, Ched Evans è il protagonista principale. Ma proprio a pochi passi dal traguardo, il leader della cavalcata viene disarcionato. E a eliminarlo dalla corsa non è un fatto agonistico, come un infortunio o una squalifica, ma un fatto extra-calcistico.

Gli ultras dello Sheffield United, squadra inglese della Premier League in cui militava Ched Evans.

La rabbia e il fatalismo, che pareva stessero per dissiparsi, si riaccendono in misura amplificata. E subito viene individuato un soggetto colpevole dell'accaduto, il bersaglio di default per tanta rabbia: lei, X. Che da subito viene fatta oggetto di cyberbulling di massa. Il primo episodio rilevato dalle cronache coinvolge Connor Brown, un diciannovenne che gioca da difensore nella squadra riserve dello Sheffield United. Il giorno dopo la sentenza di condanna che colpisce Ched Evans, Brown scrive su Twitter un post che intenderebbe testimoniare solidarietà al compagno ma contiene anche pesanti considerazioni sulla giustizia britannica e su X. Il post viene rimosso poche ore dopo, ma è tardi. Un'associazione impegnata in campagne contro la violenza di genere presenta una denuncia alla polizia del North Wales, e lo Sheffield United è costretto a aprire un'inchiesta interna che porta alla sospensione di Connor Brown. Ma la sanzione disciplinare contro il giovane calciatore non servirà da deterrente contro la montante marea d'odio. Che caratterizzerà l'intera evoluzione della vicenda, e i successivi passaggi giudiziari che porteranno all'appello e alla revisione del processo.
(1. continua)

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso