Incarcerazione Ched Evans Processo Moglie

L'accanimento mediatico sulla vicenda di Ched Evans

Non bastavano il processo per stupro e l'incarcerazione nel 2012. Anche in libertà condizionata il calciatore britannico fu messo alla berlina dall'opinione pubblica. La seconda puntata della storia.

  • ...

Sabato 14 aprile 2012 Ched Evans segna il gol del definitivo 3-1 nella partita di League One contro il Leyton Orient. Venerdì 20 aprile 2012 la Crown Court di Caernarfon lo condanna a cinque anni di carcere per lo stupro di X, la ragazza 19enne che in condizioni di forte alterazione alcolica era finita in un stanza d'albergo assieme allo stesso Evans e al collega Clayton McDonald, durante una notte di fine maggio 2011. E lunedì 23 aprile la Players Football Association (Pfa, il sindacato dei calciatori inglesi) deve affrontare una situazione che definire imbarazzante è persino lieve. Il voto raccolto fra gli associati per stabilire quale sia il League One Team of the Year, cioè "l'undici" composto dai migliori calciatori del campionato ruolo per ruolo, acclama Ched Evans come il più votato nel ruolo di centravanti. E dunque, la selezione dei migliori annovera un tizio che da tre giorni si trova in galera per violenza sessuale. Troppo anche per un movimento calcistico come quello inglese, che in materia di episodi di sexual assualt presenta una lunga e inedificante casistica. La Pfa si trova in un vicolo cieco perché, quale che sia la decisione, sarà sbagliata: rimuovere Ched Evans dalla squadra dei migliori nonostante l'esito del voto, o lasciare che nella lista degli eccellenti sia presenti un calciatore marchiato d'infamia?

IL CASO NON SI CHIUDE CON LA CONDANNA

La Pfa opta per la seconda ipotesi. E i suoi massimi dirigenti Bobby Barnes e Gordon Taylor sono costretti a giustificarsi, affermando che il voto è stato espresso quando non vi era ancora notizia della possibile incarcerazione, e che inoltre esso riguarda le prestazioni sportive di Evans e non la sua moralità. Questa non sarà l'ultima volta che la Pfa si troverà in difficoltà a causa di Ched Evans. Al tempo stesso, sarà soltanto la prima della lunga serie di polemiche pubbliche alimentate intorno alla figura dell'allora 23enne centravanti condannato a cinque anni di carcere. Tanto più che il caso non si chiude affatto con la condanna alla detenzione. L'esito processuale di aprile 2012 rappresenta soltanto la fine di una prima fase. Alla quale ne succedono molte altre. Tutte egualmente segnate da tensione intorno a scelte molto difficili da assumere, perché eticamente e giuridicamente controverse. Soprattutto, c'è che dopo la conclusione della prima fase entra in scena il soggetto veramente determinante per cambiare il corso delle cose.

LA FIDANZATA PASIONARIA E IL SUOCERO RICCHISSIMO

Fin qui a Natasha Jane Massey si è appena fatto cenno. Nella prima puntata è stato detto di lei che è la fidanzata di Ched Evans, e che in quelle prime ore del 30 maggio 2011 lui sia ansioso di non ricevere le sue telefonate mentre si trova nella camera 14 del Premier Inn a Rhyl. E in effetti non molto altro vi è da dire su di lei, riguardo alla fase che si conclude con la sentenza di condanna pronunciata il 20 aprile 2012. Ma proprio da quel momento in poi la compagna di Ched Evans prende a giocare un ruolo che scompagina gli equilibri di un caso giudiziario. Ciò che finirà col provocare anche uno spostamento della giurisprudenza britannica nel trattamento dei casi di violenza sessuale. E tale spostamento, secondo i giudizi più severi, significa un ritorno indietro di 30 anni in materia di legislazione sulla tutela delle vittime di stupro.

L'EPOCA DELLE WAGS, LE MOGLI-STAR DEI CALCIATORI

Ma chi è Natasha Massey? Classe 1988, unita nel rapporto con Ched da luglio 2009 (cioè dai giorni in cui il suo uomo si trasferisce allo Sheffield United), Natasha Massey incarna un personaggio che fa i conti con lo stereotipo della partner del calciatore, dominante nell'Inghilterra a cavallo tra il 2000 e il 2010. È il Paese che vede esplodere il fenomeno delle Wags, le mogli dei calciatori che in occasione delle fasi finali di Mondiali ed Europei facevano tribù a sé, attirando un'attenzione mediatica sovente maggiore rispetto a quella dei consorti impegnati in nazionale. E a rafforzare quel tipo d'immagine aveva contribuito la fiction seriale Footballers Wives, trasmessa in Gran Bretagna per cinque stagioni fra il 2002 e il 2006 e presto convertita in un format copiato all'estero. I 42 episodi messi in onda da Itv rappresentano un mondo che quanto a cinismo, ossessione per la ricchezza e l'immagine, e figure femminili dure e spregiudicate, rivaleggia con Dallas e Beautiful.

NATASHA VITTIMA COLLATERALE DEI FATTI

Rispetto allo stereotipo Wags, Natasha Massey è un'evoluzione. Meno glitter, più pasionaria. Ma comunque protagonista, al punto tale da prendersi la scena. In certe fasi della vicenda pare staccarsi nettamente dallo stereotipo. Mostra un'immagine pacata, e un low profile ai limiti del dimesso. Inoltre, durante tutta la prima fase della vicenda giudiziaria, per lei si staglia un profilo da vittima collaterale dei fatti: pubblicamente umiliata dalla notizia dell'adulterio, e poi stigmatizzata per il fatto d'essere la donna di un uomo che va in galera per un'accusa di stupro. Quando nel 2016 Natasha deciderà di concedere un'intervista televisiva a Itv (la medesima stazione che per cinque anni ha mandato in onda Footballers Wives), tornerà su quel passaggio. E lo farà per dire di avere odiato il suo uomo a causa del tradimento. Ma anche di non avere indugiato nella scelta di stargli accanto, e di essere andata a trovarlo in carcere ogni settimana.

Così tratteggiata, la figura di Natasha Massey assume i tratti della santità. Ma sarebbe questa una visione corretta delle cose? Ci tocca ribadire l'impegno programmatico assunto nella stesura questa storia e le altre che verranno: evitiamo di prendere posizioni ed esprimere opinioni, e ci limitiamo a fornirvi il maggior numero di elementi affinché possiate farvi un'idea. E nel mettere in fila gli elementi necessari al giudizio su Natasha Massey bisogna partire da quello che più degli altri contribuirà a spostare le sorti dell'intera vicenda: il padre, che è molto ricco. Si evidenzia tale dettaglio non già per portare il discorso su un terreno classista, né per connotare negativamente la ricchezza in sé. Piuttosto lo si fa perché è un dato oggettivo che, senza l'ingente impiego di risorse economiche da parte del signor Karl Massey, difficilmente vi sarebbe stata per Ched Evans una possibilità di rovesciare le proprie sorti giudiziarie. Tanto più che, per quanto riguarda il denaro, il signor Karl (classe 1964) sa come tirarlo su e come usarlo.

LA FAMIGLIA MASSEY PIENA DI RISORSE

Il tutto in obbedienza a un pragmatismo degli affari che, come egli stesso racconta nelle interviste celebrative, prende a manifestarsi fin dai giorni in cui gli toccava andare a scuola: «Quando avevo 15 anni il preside disse a mio padre che, se mi avesse ritirato da scuola, loro avrebbero chiuso un occhio. Così mi lasciarono andare, e all'età di 15 anni sono andato a lavorare». Chiusa la fastidiosa parentesi degli studi, il giovane Karl Massey avvia la scalata nel mondo degli affari e sfonda nel segmento del commercio di preziosi. Acquisisce marchi come Rolex e Patek Philippe, e un pezzo dopo l'altro costruisce un impero. Quando si prospetta il momento di pensare alla successione, la soluzione viene trovata in casa. A gennaio 2015 la figlia Natasha viene nominata direttore di Nimogen Limited, una delle compagnie-chiave dell'impero. Una verifica presso il sito di Company House UK conferma che Natasha è tuttora in carica.

ALLA RICERCA DI PROVE PER SCAGIONARE CHED

Grazie al sostegno morale e (soprattutto) finanziario del padre, Natasha Massey avvia una battaglia per la restituzione della libertà al suo uomo. Lo fa usando l'argomento di maggior efficacia: la promessa di denaro per chiunque porti nuove prove che possano scagionare Ched Evans. Invero, il suo modo di muoversi è in qualche caso piuttosto malaccorto e la spinge a osare l'inosabile. Per esempio, quando scrive messaggi privati via Facebook a Gavin Borrough, il receptionist del Premier Inn la cui testimonianza contribuisce a far condannare Ched Evans nell'aprile del 2012. Accade alle 12.12 del 6 maggio 2013, intanto che Ched è in carcere da poco più di un anno. Scrive Natasha: «C'è una ricompensa da 50 mila sterline per ogni nuova prova. Sai qualcosa che possa aiutare Ched? X». E quella “X” in coda al messaggio, secondo il codice convenzionale della messaggistica di posta elettronica, è il simbolo del bacio. Alla risposta perplessa di Borrough, Natasha replica con un messaggio accorato: «Ti sto letteralmente implorando... se sai qualcosa ti prego di aiutarmi». Durante il processo d'appello la pubblica accusa bollerà questa mossa come «molto prossima alla corruzione». La difesa di Evans controbatterà che si tratta soltanto dell'azione «di una fidanzata disperata che cerca di riabilitare il nome del suo uomo».

Un cartello contro Chad Evans, accusato di stupro.
Getty

Quando questo episodio si verifica, sono già stati consumati degli ulteriori passaggi nella vicenda processuale di Ched Evans. La richiesta di aprire un procedimento d'appello (che nel sistema penale britannico non è automatico) viene rigettata a novembre 2012. La battaglia per la riabilitazione del calciatore sembra definitivamente persa. E invece proprio da lì parte il rilancio. Con una strategia precisa: battere qualsiasi strada per ottenere la riapertura del processo. Viene operata una sostituzione nel team legale. I professionisti dello studio legale Brabners si vedono revocare il mandato, che viene conferito all'avvocato David Emanuel. Inoltre viene ingaggiata un'agenzia investigativa, la Liberton Investigations capeggiata da Russ Whitfield, ex soprintendente capo della polizia del Sussex.

DUE ANNI E MEZZO RIMANENTI IN LIBERTÀ CONDIZIONATA

Viene così scatenata un'offensiva che porta a un nuovo vaglio delle testimonianze e al deposito di un'altra richiesta d'appello, a giugno 2014. I due anni trascorsi dall'incarcerazione di Ched Evans sono caratterizzati da un serrato lavoro che si svolge sottotraccia ma infine darà i suoi frutti. E si arriva infine al 17 ottobre 2014. Allorché, come stabilisce il codice penale britannico, scontata la metà della pena Ched Evans viene scarcerato. Potrà scontare in libertà condizionata i due anni e mezzo rimanenti. E una volta riconquistata la libertà, egli avvia una campagna di comunicazione con l'intento di riabilitare la propria immagine e fare battersi affinché gli si conceda una seconda chance nel calcio. Ma il primo passaggio di questa campagna si rivela infelice.

IL BOOMERANG DELLA VIDEO-DICHIARAZIONE

Il 22 ottobre 2014 Evans rilascia una video-dichiarazione postata sul sito web creato a suo supporto e finanziato da Karl Massey. Per 1 minuto e 40 secondi l'ex calciatore dello Sheffield United parla con sguardo fisso verso la camera, intanto che Natasha lo tiene per un braccio con espressione contrita. Fra le cose dette durante la video-dichiarazione, quella che maggiormente spicca è la richiesta di scuse per l'atto d'infedeltà. Nessun riferimento, né pentimento, rispetto all'accusa di stupro e alla figura di X. Si tratta di una ridefinizione dei fatti accaduti che richiama critiche molto severe, alle quali si associa persino Nina Evans. Che di Ched è la zia, ma nonostante il legame parentale stigmatizza gli elementi salienti del video-messaggio: 1) in nessun passaggio Ched mostra rimorso; 2) in nessun passaggio Ched chiede scusa a X; 3) stando al senso che si percepisce da quel video-messaggio, se ne desumerebbe che la vittima dei fatti accaduti in quella notte di fine maggio 2011 sia Natasha Massey e non X.

IN AIUTO ARRIVA LA BIRD CONSULTANCY

Un infortunio comunicativo non da poco. Dal quale è probabile che la coppia Evans-Massey, e l'entourage che alacremente lavora per invertire la china del caso giudiziario, apprendano una lezione. A dicembre 2015, quando si prospetterà la possibilità di andare in appello, la squadra di supporto al restauro del profilo di Ched Evans verrà rinforzata da Bird Consultancy, un'agenzia specializzata in immagine e comunicazione guidata da Chris Bird. Qualcuno, nei giorni in cui si sparge la voce di tale ingaggio, fa notare che fra le campagne di comunicazione condotte in passato da Bird Consultancy vi sia anche un triennio del Disney on Ice tenuto a Manchester, a metà degli Anni 2000. Un contrasto stridente, quello fra il mondo da sogno di Walt Disney e lo sforzo di restaurare l'immagine di un condannato per stupro. Ma business is business, e le polemiche su incoerenze vere o presunte durano giusto poche ore. Ben altra portata hanno invece quelle animate intorno alla prospettiva che Ched Evans torni sui campi di calcio.

Trascorsa una decina di giorni dalla scarcerazione, si diffonde la voce che Ched Evans torni a allenarsi con lo Sheffield United. Per buona parte dei tifosi biancorossi è una gradita notizia, e c'è chi vede questo passaggio come la premessa di un suo nuovo tesseramento da parte dei Blades. Ma c'è anche una vasta parte dell'opinione pubblica che si schiera contro. Già nei mesi precedenti, quando ancora Evans ha da essere scarcerato, la prospettiva di un suo ritorno nel calcio viene giudicata disturbante. Nel mese di aprile 2014 viene lanciata una petizione su Change.org indirizzata a Kevin McCabe, presidente dello Sheffield United. Vi si chiede di non concedere il nuovo tesseramento a Ched Evans perché ne deriverebbe un messaggio socialmente negativo. A lanciare la petizione è una militante femminista che si firma Jane Hatchet. I cui account social vengono presi di mira dai sostenitori di Ched Evans con pesantissimi messaggi d'odio. Il ruolo degli web hater è una costante in questa vicenda, e verrà approfondito nella prossima puntata. In questa fase conta sottolineare che la petizione raggiunga nei mesi successivi le 171 mila firme. Ma a schierarsi contro il ritorno di Ched Evans nello Sheffield United, e nel calcio in generale, è non soltanto il popolo del web. L'eventualità è avversata anche da opinionisti e personaggi pubblici. Che formano un coro trasversale e bipartisan. Un giudizio severissimo viene da Jason Burt, commentatore del quotidiano conservatore The Daily Telegraph, secondo il quale Ched Evans non dovrebbe mai più avere la chance di giocare a calcio da professionista.

POLITICI IN PRIMA LINEA CONTRO EVANS

Ampie perplessità vengono espresse anche da due esponenti di spicco del mondo politico nonché tifosi dello Sheffield United: Richard Caborn, che è stato più volte ministro nei governi laburisti guidati di Tony Blair, e Nick Clegg, che si espone da vice-primo ministro in carica nel governo conservatore guidato da David Cameron. Chi invece ci va giù pesante è Clive Edward, ministro dello sport nel governo ombra del Partito laburista. Durante un dibattito radiofonico trasmesso da BBC4 nelle ore in cui Ched Evans viene rilasciato, Edward afferma che all'ex centravanti dello Sheffield United andrebbe proibito di tornare nel calcio. Ma sono soprattutto i tifosi vip a ribellarsi. In prima linea si schiera Jessica Ennis-Hill, medaglia d'oro olimpica nell'eptathlon a Londra 2012. Dopo quel successo, il club biancorosso decide di intitolarle una tribuna di Bramall Lane. Ma quando si diffonde la notizia che un ritorno di Ched Evans nei ranghi dello Sheffield United fa parte delle discussioni fra l'allenatore Nigel Clough e i dirigenti, Ennis-Hill chiede che venga rimosso il suo nome dalla tribuna. Quasi superfluo dire che l'account Twitter dell'atleta venga sommerso da insulti, e persino da auspici e minacce di stupro.

DISSENSO PER IL RITORNO ALLO SHEFFIELD

Pochi mesi dopo, a giugno 2015, la Jessica Ennis Stand verrà effettivamente ridenominata. Lo Sheffield United firmerà un accordo triennale con Rebrik Estate Agency, una società immobiliare locale. E il fatto che la nuova denominazione sia il frutto di una sponsorizzazione darà modo al club e all'eptatleta di presentare quel passaggio come il frutto di un accordo amichevole, che consenta al club di beneficiare di un'ulteriore entrata. Ma il vero motivo di quel cambio di nome rimane il conflitto sull'ipotizzato ritorno di Ched Evans in biancorosso. Che scatena il dissenso da parte di altri soggetti accomunati a Jessica Ennis-Hill dal ruolo di patron del club: la popolare presentatrice di Sky Sport News, Charlie Webster (che con l'occasione ricorda d'aver subìto anche lei abusi sessuali, all'età di 15 anni, da parte del suo coach di podismo), la businesswoman Lindsay Graham, i cantanti Dave Berry e Paul Eaton. Tutti quanti, al pari di Jessica Ennis-Hill, si dimettono dalla Sheffield United's Community Foundation.

PRESSIONE DEGLI SPONSOR E PERSINO MINACCE

Ma per il club il dissenso arriva non soltanto dall'opinione pubblica e dai tifosi illustri. Minacce di defezione ben più importanti giungono dagli sponsor. Il partner principale, John Holland (società specializzata nella commercializzazione di autoveicoli usati), minaccia di ridiscutere l'accordo. E anche da DBL Logistic, il cui marchio occupa lo spazio sul retro della maglia dei Blades, giunge una minaccia di disimpegno attraverso la pagina Facebook. Ai dirigenti e all'allenatore non rimane che rinunciare. Né sarà questo l'unico caso di boicottaggio al ritorno di Ched Evans in campo. A dicembre 2014 viene ipotizzato un accordo con l'Hartlepool United, e ciò spinge il club a pubblicare un comunicato ufficiale di smentita. E a gennaio 2015 arrivano altri due rifiuti in rapida successione. Un accordo con l'Oldham Athletic è quasi concluso, ma viene stracciato a causa della pressione degli sponsor e delle minacce che, stando a quanto dichiarato dai dirigenti del club, sarebbero state rivolte a loro e ai familiari.

OFFERTE PURE DA MALTA (MA SENZA PASSAPORTO È DURA...)

E questo passaggio fa emergere un altro aspetto: come si constaterà nella prossima puntata della storia, l'odio alimentato intorno a questa vicenda attecchisce sia nel versante pro Evans che in quello contro Evans. Il mancato trasferimento all'Oldham fa emergere altri due dettagli curiosi. Il primo riguarda una petizione d'appoggio al tesseramento, lanciata anch'essa su Change.org e firmata da soltanto 250 utenti, contro le 12 mila firme raccolte per dire no all'ingaggio. Di ben altro significato il secondo dettaglio, rivelato dal quotidiano The Independent: Karl Massey, suocero di Ched e amico di Simon Corvey (proprietario del club), offre di pagare lo stipendio al genero fino a fine stagione e di colmare le eventuali perdite da fughe di sponsor. Non basta. Né basterà per assicurare a Ched un ingaggio presso il Grimsby Town, club che a luglio 2013 aveva tesserato il compagno di disavventura giudiziaria Clayton McDonald. Anche in questo caso si parla di un finanziatore pronto a pagare lo stipendio di Ched Evans, e a dichiararlo è il direttore generale del club John Fenty. Si parla addirittura di un trasferimento a Malta, presso gli Hibernians. Ma viene subito fatto notare che Evans sarà anche stato scarcerato, ma non ha affatto finito di scontare la pena. Sicché non può minimamente disporre del passaporto. La vita fuori dal carcere sembra dunque priva di possibilità per Ched Evans. E invece stanno già maturando le condizioni che permetteranno di rovesciare le sorti giudiziarie dell'ex centravanti dello Sheffield United.

(2. continua)

13 Gennaio Gen 2019 1200 13 gennaio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso