Quagliarella Record Napoli

Quagliarella si ferma a un passo dal record

L'attaccante della Sampdoria, a segno per 11 gare consecutive, non va in rete contro il Napoli. Ma la sua resta una straordinaria storia di riscatto, tra cadute e risalite. 

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Alla fine si è fermato a 11. Fabio Quagliarella ha avuto pietà del Napoli e di Gabriel Omar Batistuta. Non se l'è sentita di ferire la città e la squadra che resteranno sempre nel suo cuore e non è riuscito a cancellare il nome di Batigol dal libro dei record della Serie A. Sono 11 partite di fila in gol, come l'ex Fiorentina, non una di più. Fabio Quagliarella ha avuto pietà, quella stessa pietà che il calcio e la fortuna non hanno mai avuto nei suoi confronti.

L'ATTACCANTE DEI GOL IMPOSSIBILI

Per anni è rimasto intrappolato nello stereotipo dell'attaccante di provincia, capace di giocate impossibili ma mai all'altezza di una big. Per anni abbiamo pensato che fosse uno di quelli belli da vedere ma che non appartenesse alla categoria dei vincenti. Ci stropicciavamo gli occhi quando segnava da centrocampo o con una rovesciata su calcio d'angolo, poi, poche ore dopo, ci eravamo già dimenticati di lui. È stato così per tre stagioni, spese tra Sampdoria e Udinese, ogni volta in doppia cifra: 13, 12 e ancora 13 gol in Serie A, prima che la sua carriera imboccasse la strada che sembra dover essere quella del successo e invece ha rischiato di rivelarsi un vicolo cieco.

IN AZZURRO A SUDAFRICA 2010

Quagliarella ha giocato nel Napoli e nella Juventus, in un Napoli che non era ancora quello di oggi e in una Juve che cominciava a esserlo, ma entrambe le sue esperienze sono state segnate da episodi extra calcistici che ne hanno ostacolato e limitato il rendimento. Dice l'adagio che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, e la sfiga, in quegli anni, sembra aver puntato dritto Quagliarella. Il Napoli era il sogno di un ragazzo di Castellammare cresciuto con il mito di Maradona, la suggestione di uno scugnizzo in azzurro prima ancora di Insigne. Fu anche una buona stagione, la prima, da 11 gol, con un finale un po' in calando ma non a sufficienza per lasciarlo fuori dalla Nazionale per i Mondiali di Sudafrica 2010. Sì, quelli del Lippi bis, dei due punti in tre partite, dei pareggi con Paraguay e Nuova Zelanda e della sconfitta contro la Slovacchia. Il peggior Mondiale che un giocatore italiano potesse trovarsi a giocare, tanto per parlare di sfiga, a cui Quagliarella diede un senso con un gol che senso non aveva, per bellezza e – purtroppo – anche per il risultato.

IL PASSAGGIO ALLA JUVE TRA LE CONTESTAZIONI

L'Italia sarebbe uscita, Quagliarella sarebbe tornato a Napoli ma solo per fare le valigie e trasferirsi alla Juve tra le urla dei suoi concittadini che lo chiamavano traditore e le perplessità dei nuovi tifosi che non lo ritenevano il giocatore giusto per il rilancio di una grande squadra. Nessuna sapeva la verità, nessuna sapeva che in quell'anno a Napoli Fabio si era lasciato ingannare da un fan, un poliziotto che fingeva di indagare sul suo stalker ma che in realtà era il suo stalker. Una storia brutta, di messaggi minatori e lettere a De Laurentiis, in cui al presidente del Napoli si raccontava che Quagliarella era un pedofilo, la più infamante delle accuse possibili. L'unica soluzione era cambiare aria, scappare il più lontano possibile da Napoli e dal Napoli, dimenticarsi quel sogno diventato incubo e gettarsi in una nuova avventura.

UN GRANDE AVVIO IN BIANCONERO

Nella Juve di Del Neri, l'ultima prima di Conte, Marotta e Paratici, Quagliarella partì fortissimo: 9 gol nelle prime 18 giornate, una media da capocannoniere o quasi, poi si ruppe il crociato e la sua stagione finì a gennaio, consegnandogli comunque il titolo di miglior marcatore in campionato della squadra alla pari con Alessandro Matri, che arrivò proprio per sostituirlo. Nella Juve di Conte, però, Quagliarella cominciò a trovare sempre meno posto: 23 presenze nel 2011-2012, 27 nel 2012-2013, 17 nel 2013-2014. Tre stagioni in cui vinse tre scudetti ma cominciò a sentirsi sempre meno importante e decise di ripartire dal Torino, dove, dopo un'altra stagione positiva da 13 gol, finì per essere vittima di un nuovo equivoco. Il 6 gennaio del 2016, dopo aver segnato un rigore contro il Napoli, alzò la mano verso i suoi ex tifosi che lo avevano riempito di fischi. Voleva pace, Fabio, ma quel gesto fu scambiato per delle scuse e non piacque ai tifosi del Torino. Solo qualche giorno dopo, davanti al tribunale che processava il suo stalker, Quagliarella raccontò tutta la verità, ma ormai era tardi e a febbraio se ne andò alla Sampdoria.

LA RIVINCITA CON GIAMPAOLO ALLA SAMP

Sembrava l'inizio della fine, si è rivelato il momento migliore della sua carriera. Ora Fabio non teme più la sfiga, è più forte di lei. Non teme più Napoli, a cui ha segnato con un meraviglioso tacco nel 3-0 dell'andata e non si sente vecchio. Negli ultimi anni ha smesso di fare solo gol difficili e ha iniziato a segnare anche a porta vuota, con una regolarità pazzesca, tanto da poter pensare seriamente di conquistare il suo primo titolo di capocannoniere. E la Nazionale? Nel frattempo è uscita al girone di un altro Mondiale, nel 2014, e all'ultimo, nel 2018, nemmeno si è presentata. Però le cose stanno cambiando, Mancini dopo aver ridato fiducia all'ambiente, sembra volerne dare anche a lui, e dopo tre anni e mezzo lo ha convocato per lo stage in programma il 4 e 5 febbrario nel Centro tecnico federale di Coverciano, in vista dei primi due match di qualificazione a Euro 2020 contro Finlandia e Liechtenstein, rispettivamente sabato 23 marzo (alle 20,45) a Udine e martedì 26 marzo (20,45) a Parma. L'auspicio di tutti è che l'anno prossimo l'Italia possa disputare un Europeo da protagonista. Quagliarella non lo dice troppo forte, ma spera di esserci anche lui, e se dovesse continuare così sarà difficile tenerlo fuori.

2 Febbraio Feb 2019 1800 02 febbraio 2019
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