Mission Winnow Ferrari Tabacco

Mission Winnow e il binomio Ferrari-tabacco che può costare caro

Il brand Philip Morris scompare dal nome della scuderia e dalla livrea. L'Australia indaga sulla violazione della legge che vieta di pubblicizzare le sigarette. E l'Ue vigila. Ma la Rossa non può perdere lo sponsor.

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Nemmeno un mese fa, nel corso della presentazione della SF90 che avrà l'arduo compito di riportare a Maranello un titolo che manca da 12 anni (11 se si bada ai Mondiali costruttori), in tanti hanno storto il naso di fronte al rosso non propriamente Ferrari apparso sulle monoposto di Sebastian Vettel e Charles Leclerc. "Colpa" pure di quegli inediti inserti neri, che hanno di fatto eclissato il bianco, tradizionalmente secondo colore della Scuderia Ferrari in ossequio allo storico connubio che lega il Cavallino a Philip Morris, intesa di cui restano ignoti i termini dell'ultimo rinnovo firmato nel 2018.

LA PUBBLICITÀ DEL TABACCO SCOMPARSA DALLE CARENE 10 ANNI FA

Un binomio capace di resistere al bando del tabacco, che dal termine del 2007, ironia della sorte anno dell'ultimo trionfo iridato della Rossa con Kimi Räikkönen, ha di fatto proibito la pubblicità delle sigarette nel Circus. Philip Morris resta infatti il più importante partner commerciale della Ferrari e lo dimostra proprio quello strano logo che compare sulla carena delle vetture in pista nella stagione che prenderà il via il 17 marzo a Melbourne.

Una M e una W stilizzate già apparse sul finire della passata stagione a Suzuka e acronimo di Mission Winnow, un a dire il vero piuttosto evanescente progetto messo a punto dal gigante delle "bionde". Non una pubblicità esplicita, dunque, ma piuttosto, per alcuni, un escamotage mirato a riportare il brand statunitense là dove le leggi della Fia gli avevano vietato di apparire nei primi Anni 2000.

L'INDAGINE APERTA IN AUSTRALIA E L'ESPOSTO PRESENTATO ALL'ANTISTITRUST

E se in Italia, sulla scorta delle leggi n. 165 del 1962 e n. 52 del 1983, sono state l'Unione nazionale consumatori e il Codacons a a sollevare la questione, tirando in ballo pure la Ducati, che ricalca la stessa livrea in MotoGp, l'Australia, Paese dove evidentemente la promozione del tabacco è vista davvero come il fumo negli occhi, ha preso la questione terribilmente sul serio. Al punto da spingere, è notizia di questi giorni, la Ferrari a togliere le parole Mission Winnow dal nome ufficiale del team per la stagione 2019 dopo l'apertura di un'indagine da parte dello Stato di Vittoria.

A MELBOURNE TUTE E CARROZZERIA SENZA IL MARCHIO MISSION WINNOW

Per non correre rischi la Ferrari ha intenzione di presentarsi a Melbourne con una colorazione leggermente diversa rispetto a quella esibita nei test di Barcellona: niente Mission Winnow né sulla carrozzeria né sulle tute dei piloti. Un azzardo potrebbe costare caro, si ragiona dalle parti di Maranello, tanto che in molti si sono spinti a ipotizzare che uniformi e carene vengano "ripulite" anche in vista dei futuri Gran premi, a cominciare dal Bahrein.

ANCHE MCLAREN NEL MIRINO DELLE AUTORITÀ AUSTRALIANE

Difficile farsi un'idea di cosa si celi dietro Mission Winnow, sulla carta presentato come un semplice programma sulla ricerca e l’innovazione tecnologica per un immaginifico «futuro migliore» sin dalla sua prima comparsa nel mondo della Formula 1. Al momento della registrazione del marchio presso l’Unione europea, sono tuttavia apparsi nella descrizione del brand 19 riferimenti al fumo tra cui “tabacco crudo o lavorato” e “prodotti del tabacco come sigari, sigarette, e tabacco da rollare“, da Philip Morris giustificati come «azione protettiva contro le cattive intenzioni di terzi». Tanto, però, è bastato a Codacons e Unione nazionale consumatori per depositare all'Antitrust e al ministero della Salute un esposto contro il team italiano. Che sembra tuttavia essere in buona compagnia, dato che pure la McLaren è finita nel mirino delle autorità australiane dopo avere esposto il marchio "A better tomorrow" della British american tobacco.

L'UE VIGILA SULLA MANCATA OSSERVAZIONE DELLA DIRETTIVA DEL 2003

Sullo sfondo, pare che anche l'Unione europea abbia intenzione di vederci chiaro, ipotizzando la mancata osservazione della direttiva 33 del 2003 che ha sancito il divieto non soltanto per la pubblicità diretta del fumo, ma anche per i prodotti che hanno l’effetto indiretto di promuoverne altri contenenti tabacco. Un aggiornamento datato 2014 ha precisato che all’elenco sono state aggiunte le sigarette elettroniche e tutta l’area dei prodotti definiti "a basso rischio".

L'ex team principal della Ferrari Maurizio Arrivabene con Sebastian Vettel.

IL SODALIZIO TRA FERRARI E PHILIP MORRIS PROSEGUE DA 35 ANNI

Quel che è certo è che difficilmente basterà questo intoppo a rompere un sodalizio, quello tra Philip Morris e Ferrai, giunto al 35esimo anno di matrimonio e sfociato nel travaso di manager da un'azienda all'altra (vedi i casi di Maurizio Arrivabene e dell'attuale amministratore delegato del Cavallino Louis Camilleri). Così come sarà dura recidere il doppio filo che lega monoposto e industria del tabacco, da sempre sponsor più remunerativo per le scuderie di F1. Un'era, quella delle sigarette sui circuiti, cominciata nel 1968, quando la Lotus si presentò al via del Gp di Monaco con i colori bianco-rossi della marca Gold leaf, poi sostituita dalla più celebre John Player's Special. Prima di allora le vetture correvano con i colori nazionali e le sponsorizzazioni erano limitate a benzine, lubrificanti e pneumatici.

LA PRECEDENTI QUERELLE SUI PRESUNTI TENTATIVI DI PUBBLICITÀ OCCULTA

Era il 2003, invece, quando la Fia, recependo il giro di vite europeo, impose il tobacco ban, finendo col darsi cinque stagioni di tempo per rimuovere gli sponsor tabaccai dalle carrozzerie. Da quel momento la Ferrari è finita a più riprese nel mirino delle associazioni per altri, presunti, tentativi di pubblicità occulta. Se nel 2005, al Gran Premio d'Italia, fu impedito al Cavallino Rampante di apporre il marchio Marlboro sulle monoposto di Michael Schumacher e Rubens Barrichello, cinque anni più tardi fu vietato l'utilizzo del celebre codice a barre che sembrava nascondere il marchio di proprietà di Philip Morris. In quel caso fu un richiamo del Commissario europeo della Salute a spingere il Cavallino alla rimozione.

6 Marzo Mar 2019 1206 06 marzo 2019
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